Garantito Igp | Giudizio 2017, Igt Toscana bianco, Scipio


 Igt Toscana bianco, Scipio

Igt Toscana bianco, Scipio

di Stefano Tesi

L’elmo dell’inno di Mameli stavolta non c’entra: Scipio, al secolo Mario, è proprio il produttore di questo sorprendente vino, che ho scoperto praticamente per caso fermandomi random tra i banchi del recente Wine&Siena.

L’azienda è giovanissima, nata nel 2022, e coltiva vecchi vigneti di varietà autoctone – da 40 fino a 100 anni di età, quasi la metà a piede franco, garantiscono il titolare e il suo braccio destro, Agostino Bilancini – rintracciati qua e là sui suoli vulcanico-tufacei di Pitigliano. L’uva è raccolta a mano e poi vinificata nella cantina di San Quirico di Sorano, a meno di due km in linea d’aria dal confine laziale. Maremma profonda. O Alta Tuscia, se preferiamo.

Le mie prima esperienze di vinificazioni amatoriali – spiega Scipio – sono iniziate nelle antiche cantine monumentali scavate nel tufo, con la supervisione di amici enologi. La svolta è avvenuta però grazie all’incontro con Gaspare Buscemi, tra i maggiori maestri dell’enologia artigianale. E’ grazie alla sua spinta che è nata l’azienda”.

 Igt Toscana bianco, Scipio

Igt Toscana bianco, Scipio

Delle quattro etichette che ho assaggiato alla kermesse senese, il “Poggio del Grillo” 2022 (Procanico rosa al 95% e Ansonica), il “Selva Cerrina” 2021 (bianco da tavola, dal 2022 divenuto “Giudizio”), il “Meletello” 2022 (Sangiovese 60% e Ciliegiolo) e il “Giudizio” 2022 (Procanico, Malvasia, Verdello, Ansonica e altri), quello che più mi ha colpito è l’ultimo, un sorso davvero inusuale e gratificante.

Fatto con pressatura diretta di uve trattate solo con rame e zolfo, fermentazione spontanea e affinamento in acciaio, questo bianco dal colore dorato carico offre un ventaglio olfattivo vastissimo, cangiante e delicato, che alterna sentori di fiori di acacia, pietra e sassi, una punta di acciarino, accenni di miele, fieno e erbe di campo, restando capace di mantenersi in equilibrio su una sobria eleganza. La musica non cambia in bocca, ove pulizia e la compostezza assecondano un palato inusuale, mutevole, ora a tratti pastoso, ora gentile, mai sfuggente, lungo ma senza noia, vivo ma senza banalità.

Ho saputo che ne fanno meno di 7mila bottiglie, ma se la strada è questa (e non le finiscono prima) ne risentiremo parlare presto.