Il declino di Identità Golose ha cause profonde e strutturali
Il gelo demografico gastronomico di fine dining e vino
Molti sono adesso pronti ad azzannare il leone invecchiato e noi potremmo anche divertirci visto che spesso e volentieri loro lo hanno fatto con gli altri. Ma la cosa non mi diverte perché siamo di fronte una crisi che va ben oltre gli aspetti caratteriali dei suoi protagonisti. E’ la punta dell’iceberg di qualcosa di molto più profondo che in tanti si sono ostinati a non vedere per abitudine o per quieto vivere.
Identità Golose, anno dopo anno, soprattutto dopo il Covid, è in grande affanno, un affanno che potrebbe essere ormai sintomo di una polmonite bilaterale.
Nata da una idea geniale di Paolo Marchi, all’epoca redattore de Il Giornale e curatore della pagina settimanale sul Gusto, e dell’imprenditore Claudio Ceroni, Identità Golose ha avuto l’ambizione e la capacità di raccontare le ricette della nuova cucina italiana accompagnando la sua espansione in maniera decisiva. Era il momento dell’invenzione dei cooking show, si quelli che oggi si fanno anche a San Chiuppo con l’assessore che taglia il nastro davanti alla tv locale e il cuoco star del territorio che celebra la sagra dell’aglio di montagna, i giovani cuochi correvano a frotte per vedere i protagonisti presentare le ricette nuove, le nuove tecniche.
Una idea geniale troppo replicata nel tempo
Ossia: perchè non presentare le ricette e i nuovi menu come si presenta una sfilata di moda? E dove se non a Milano dove il periodo fra Natale e la Befana diventa la Jesus Week?
Nasceva il culto della personalità dei protagonisti, catalizzatore di successo, investimenti pubblicitari, inviti a congressi, lauree ad honorem, libri, libretti e librucoli e tanto altro ancora. Tutto questo anche grazie ai buoni rapporti con l’ex ministro dell’Agricoltura Martina, con una amministrazione di una città efficiente, assolutamente perfetta per lavorare anche grazie all’apertura mentale verso il nuovo che altrove in Italia è difficile da riscontrare con la stessa intensità. L’Expo del 2015 fu il momento massimo di espansione del fenomeno. Il vallo di Adriano gastronomico fu il tentativo di arginare nel 2017, anche con la partecipazione a riunioni specifiche sull’argomento, il fenomeno del mondo pizza nato in Terronia.
E’ del tutto umano e naturale attaccarsi alle formule di successo e puntare sulla loro invulnerabilità, illudersi della loro immortalità (magari anche della propria immortalità), ma proprio questa incapacità di aprirsi al nuovo, al cambiamento, al semplice succedersi delle generazioni, è la prima causa della progressiva mancanza di interesse verso formule come i congressi gastronomici le cui sale, come quelle dei ristoranti in essi osannati, sono sempre più difficili da riempire..
Il Covid è stato un acceleratore di processi in diversi settori ed è proprio qui che iniziano segnali di errori, come quello di rinviare in continuazione la data del congresso e non capire che tutti si stavano trasferendo in rete e che da quel momento, parafrasando Hegel, tutto ciò che è virtuale diventa reale. Non c’è stata insomma, a svecchiare Identità Golose, la curiosità di Stefano Bonilli, scomparso nel 2014, che, quando era all’apice della potenza nel settore gastronomico, aveva dato il via ai forum del Gambero dove si metteva in discussione.
Cosa ha comportato il perseverare solo dispiegando nuove aree tematiche ma sempre con lo stesso protocollo didattico ancestrale, gentiliano, io insegno e voi prendete appunti?
Semplice, il progressivo distacco della realtà, sempre più marcato al punto di diventare ormai irreversibile, sino al punto di raccontare un mondo che semplicemente non esiste più perchè i consumatori assorbono le mode solo attraverso il villaggio globale, e mondiale, dei social.
Al termine della crisi Covid, passata la gioia di rivedersi, il mondo del fine dining, quello del vino, quello della critica gastronomica e dunque anche Identità Golose e le guide cartacee hanno scoperto che, proprio come i quotidiani cartacei, erano diventati anziani, vecchi, non attuali, fuori dal linguaggio delle nuove generazioni che lanciavano i loro nuovi idoli ribadendo la crasi che si era creata prima e post il 68 con una differenza: noi si contestava i più anziani e dunque il presente o il sogno di un futuro si sposava con un processo al passato. Oggi il mondo giovanile, molto più semplicemente e banalmente, ignora ciò che ci ha preceduto.
Ecco, Identità Golose ha raccontato davvero cosa mangiano le persone in queste tre giornate? O almeno le persone di tendenza? I giovani? O il made in Italy nel mondo?
A questo gelo demografico gastronomico si aggiungono poi altre cause, ad esempio la totale mancanza di chiarezza e distinzione fra mondo della informazione e quello della comunicazione che ha la motivazione profonda nella crisi della editoria tradizionale e della difficoltà di quella nata nel web di subentrare con la stessa autorevolezza. Sicchè chi fa comunicazione si trova a firmare schede e viceversa, e questo crea, al di là delle buone intenzioni, che diamo ingenuamente per scontate, una zona grigia nella quale molti investitori si sono inseriti finendo per dettare addirittura temi e contenuti al piccolo mondo antico. Alla fine è accaduto lo stesso che vediamo in politica: il circoletto di politici e giornalisti parla a se stesso e a un range sempre più ristretto di pubblico. Il fenomeno dell’astensionismo politico si traduce nella ristorazione nelle sale vuote.
Quando la fuffa diventa un contenuto
Potemmo aggiungere la venerazione per la novità fine a se stessa, aver focalizzato l’attenzione dal ristorante, ossia dal cliente, al cuoco, una incredibile presunzione nel trattare il mondo pizza, arrivando con un clamoroso ritardo dovuto all’idea che fosse una banale replica di quello degli chef. Ma tra chef e pizzaiolo corre la stessa distanza che ci può essere tra un velista e uno che va a motore. Scegliete voi chi è l’uno e chi è l’altro ma gli uomini di mare mi hanno capito.
Nel 2012 Ferran Adrià si fece un giretto in Costiera con Arzak ospiti di Gennaro Esposito che li stupì con mozzarella e genovese, mica con azoto e sferificazioni. Al grande cuoco catalano feci una intervista sul Mattino e lui disse una cosa che ho capito solo da poco: “noi siamo stati – disse – una rivoluzione, il resto (si riferiva al vento del Nord) sono mode. Una nuova rivoluzione sarà possibile tra non meno di 50 anni”. Ecco pensare che il vegetale, le fermentazioni dei pesci e la cottura alla brace fossero una rivoluzione e non una moda è stato quello che ha portato all’esagerazione, alle iperbole senza senso.
La libertà di pensare
Ecco le notizie che ci arrivano da parte di alcuni protagonisti e sponsor dall’ultima edizione di Identità Golose sono quelle di stanchezza, ripetitività, talking vuoti a parte quello di Cannavacciuolo, con una aspirina chiamata mondo Pizza mobilitato soprattutto dagli sponsor.
Insomma, l’impressione è quello simile ai gruppi di monarchici che celebrano un re che non c’è più.
Ma sapete la tragedia, anzi la commedia non esageriamo, quale potrebbe essere? Che nessuno ha ancora detto che il Re è nudo.
Ecco perché la notizia vera diventa il non esserci.
Ps: sono ben cosciente che questo pezzo dovrebbe essere tradotto in un reel per parlare al grande pubblico, ci proverò interloquendo da chi posso veramente imparare ancora qualcosa: i ventenni.
