Vini Gianfranco Fino – Nuove annate


Vini Gianfranco Fino – Nuove annate

di Enrico Malgi

Due importanti novità in casa di Gianfranco Fino: un vino bianco ed uno rosato vanno ad aggiungersi alle altre cinque etichette.

Controetichette Vini Gianfranco Fino – Nuove annate

Sedicimila Salento Fiano Igt 2024. Vendemmia effettuata di notte tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Maturazione per otto mesi sulle fecce fini per due terzi in acciaio e l’altro terzo in tonneaux di rovere francese. Affinamento in vetro per sei mesi. Gradazione alcolica di tredici gradi. Prezzo finale di 30,00 euro.

Sedicimila Salento Igt 2024 Gianfranco Fino

Il nome di questa inedita bottiglia vuole rappresentare un omaggio a Carlo D’Angiò, che alla fine dell’anno 1200 portò proprio sedicimila barbatelle di Fiano in Puglia da Cava dei Tirreni per poi impiantarle nella sua tenuta di Manfredonia.
Nel calice brilla un fervido e scenografico colore giallo paglierino abbastanza carico. Dal copioso ed attraente bouquet si sprigionano eccellenti, plastici e coinvolgenti profumi di tanta buona roba. Ovviamente l’inizio spetta di diritto ad evocative pertinenze fruttate di clementina, mela golden, pera williams, melone bianco, susìna bianca, pesca gialla, fico, ananas e nocciola, a cui fanno seguito gradevoli e compositi aromi floreali, vegetali e speziati. Un naso molto attivo e disponibile riesce a decifrare gioiosi afflati di gelsomino, biancospino, ginestra, muschio, citronella, tiglio, acacia, chiodi di garofano, cannella e zafferano. Sospiri empireumatici in sottofondo. In bocca penetra un sorso scorrevole, morbido, fresco, sapido, balsamico, arrotondato, elegante, leggiadro, intrigante, raffinato, seducente, arioso, voluttuoso e dinamico. Serbevolezza tutta da esplorare. Scatto finale appagante e godurioso. Da provare su un piatto di vermicelli a vongole e frittura di alici e di gamberi.

Jo Rosè Salento Negroamaro Igt 2025. Raccolta delle uve sempre di notte. Contatto con le bucce per dodici ore. Maturazione per sei mesi sulle fecce fini di cui un terzo in botte grande di rovere francese e 2/3 in acciaio. Elevazione in bottiglia per tre mesi prima della commercializzazione. Gradazione alcolica di dodici e mezzo. Prezzo finale di 20,00 euro.
Alla vista si manifesta un sontuoso colore rosato ciliegioso. Spettro aromatico ampio, voluttuoso e portatore di orgogliosi e sospirosi profumi, il cui incipit è appannaggio di orchestrali percezioni fruttate di amarena, melagrana, pesca gialla, bergamotto, fragole, lamponi, ribes e mirtilli. Di concerto risaltano poi solidali effusioni di geranio, garofano, timo, salvia, chiodi di garofano e cannella. L’impatto del sorso sulla lingua si rivela succoso, aggregante, arrotondato, glicerico, fascinoso, aggraziato, elegante, ammaliante, minerale e delizioso, Ottima la freschezza, che si espande per tutto il cavo orale. Finezza palatale decisamente vellutata, carezzevole, fine, armonica, equilibrata, stimolante, leggiadra, goliardica e felpata. Affondo finale edonistico. Da abbinare ad una zuppa di pesce e tagliere di salumi pugliesi.

GF Gianfranco Fino Vino Spumante di Qualità Rosato da Uve di Negroamaro. Dosaggio Zero. Millesimo 2020. Metodo Tradizionale. Vendemmia effettuata a metà agosto. Contatto pellicolare per dodici ore. Fermentazione in barriques di rovere francese. Dopo una breve maturazione in legno viene effettuato il tiraggio alla fine di un periodo di 36 mesi di affinamento sui lieviti. Spumante messo in commercio dopo circa un anno di sosta in bottiglia. Gradazione alcolica di dodici e mezzo. Prezzo finale di 43.00 euro.
Nel calice brilla un affascinante, sensibile e romantico colore rosa magenta così affine ad una bella donna. La coltre di spuma regala agli occhi un’onda vivace e progressiva che cerca di sbiadire il più tardi possibile, mentre le minuscole, persistenti, danzanti e molteplici bollicine sottostanti vanno a formare un ottimo e composito perlage. Affastellato da abbondanti e complessi profumi il bouquet che si approccia al naso, il quale in prima istanza riesce a captare gradevoli fragranze fruttate della pianta e del sottobosco, seguite a ruota da svolazzi floreali di glicine, lavanda e mughetto, rimembranze vegetali e solidali spunti speziati. Piacevoli poi le folate di pane fresco appena sfornato e di pasticceria secca. La ricettiva bocca accoglie con premurosa ospitalità un sorso massimamente secco (residuo zuccherino inferiore ai tre grammi per litro), brioso, avvolgente, rinfrescante, glicerico, cremoso, succoso, sapido, raffinato, sensuale, arrotondato, elegante, fine, leggiadro e voluttuoso. Affondo finale sgrassante ed edonistico. Perfetto l’abbinamento con un risotto allo zafferano e pesce in guazzetto.

Es Salento Primitivo Igt 2024. Primitivo in purezza. Vendemmia effettuata tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Maturazione in legno per nove mesi e poi affinamento in boccia per altri sei mesi. Gradazione alcolica di quindici e mezzo. Prezzo finale di 56,00 euro.
Livrea costellata da una tonalità di rosso rubino sfavillante. Crogiolo depositario di un’ampia messe di aromi, che rimembrano nell’ordine pregevoli percezioni olfattive di ciliegia ferrovia, prugna secca, uva passa, confettura di mirtilli e di ribes nero, fragola (furaneolo), violetta, iris, rosa di Castiglia, reminiscenze di macchia mediterranea e sospiri speziati di noce moscata, chiodi di garofano e pepe nero. All’appello non mancano poi credenziali terziarie di liquirizia, tabacco, cioccolato fondente e sentori empireumatici. Per la notevole capacità di accumulo di zuccheri che caratterizza il Primitivo, il sorso appena entrato in bocca rilascia una forte sensazione di caldo, dovuta all’elevata alcolicità, stemperata subito però da una percezione palatale fresca e piacevole per l’ottima carica di acidità. I tannini da parte loro sono ancora giovani e per questo risultano leggermente allappanti. Gusto opulento, carnoso, vigoroso, potente, austero, esuberante, imponente, complesso e strutturato, ma per par condition il vino si rivela anche avvolgente, equilibrato, armonico, contrastato, sfaccettato, balsamico, fine, aristocratico, tagliente, di freschezza e che sa trasmettere forti emozioni. Siamo appena all’inizio di un lungo percorso. Chiosa finale seducente e persistente. Da preferire su un piatto di pasta al ragù e capretto al forno con patate.
La solita e solida batteria di vini davvero eccezionali questa che ogni anno ci riserva puntualmente Gianfranco Fino senza sbagliare un colpo. Vini che riflettono il magnifico areale tarantino e lo stesso Gianfranco, così bravo, caparbio e propositivo.

Gianfranco Fino Viticoltore
Manduria (Ta) – Contrada Reni
Tel e Fax 099 7773970 – Cellulare 348 8838639
[email protected] – www.gianfrancofino.it
Enologo: Gianfranco Fino
Ettari vitati: 23 – Bottiglie prodotte: 25.000
Vitigni: Primitivo, Negroamaro e Fiano.

 

Scheda del 29 settembre 2025

Gianfranco Fino: dalla crisi si esce seguendo le tendenze, non la moda del momento

Gianfranco Fino

Gianfranco Fino, produttore a Manduria (foto Falastaff)

di Pasquale Carlo

Ottima dal punto di vista della quantità, eccellente per quel che concerne la qualità. Si potrebbe tracciare così un primo bilancio della vendemmia 2025 in terra pugliese. Tuttavia occorre scendere nei dettagli se si vuole fotografare con maggiori dettagli la situazione in cui versa il settore vitivinicolo di una regione estremamente variegata soprattutto in termini di attori che vi operano, che spaziano dalle grandi cantine a piccoli produttori.

Varietà accumunata da una ferma credenza nei vitigni autoctoni, considerato che negli ultimi periodi questa regione ha fortemente puntato sui vitigni storici, a cominciare da quelli a bacca rossa Negroamaro e Primitivo. In particolare, quest’ultimo è forse quello che in questa vendemmia ha fatto registrare le sue migliori performance. «Le condizioni meteo – dichiara il produttore Gianfranco Fino, uno dei grandi protagonisti della riscossa enologica pugliese – quest’anno sono state veramente ideali, escludendo qualche area interessata da leggere gelate primaverili e dalla grandine. Una pluviometria interessante e il sole hanno fatto si che soprattutto le uve primitivo si sono presentate al momento del taglio con ottimi valori di pH e di zuccheri, aspetto che si traduce in un buon equilibrio tra zuccheri e acidità. È la conferma, qualora ci fosse la necessità, che le nostre uve autoctone godono delle condizioni climatiche e delle caratteristiche dei suoli che connotano la regione».

Una vendemmia che dovrebbe tingersi completamente di rosa, tuttavia non sono pochi i segnali di incertezza che affannano il settore, alle prese con un futuro che chiama ad affrontare alcune criticità. «Ovviamente anche in Puglia, come nel resto d’Italia, ci si trova a fare i conti – puntualizza Fino – con giacenze importanti. Questo va a ripercuotersi, ovviamente, prima di tutto sul prezzo delle uve». Parliamo, va aggiunto, di un aspetto che interessa soprattutto la base della piramide produttiva, in particolar modo i viticoltori che sono conferitori di grandi strutture cooperative, che in molti casi ricoprono il ruolo più rilevante in ambito delle denominazioni.

Ci sono poi fattori di natura esterna, che in questa fase storica evidenziano la necessità è di un nuovo modo di approcciarsi verso un mercato che non presenta contorni certi e definiti. «La necessità è quello di un nuovo modo di approcciarsi verso mercati che in questo momento non presentano contorni certi e definiti. La situazione internazionale, i venti di guerra – sottolinea Fino – generano all’orizzonte più di una nube. In primis i consumi interni, che hanno subito una decisa contrazione che non è esclusivamente legata a motivi salutistici. Per fortuna, oserei dire. Poi ci sono le incertezze legate anche ai fattori politici, a cominciare dai dazi trumpiani. Per quanto concerne un discorso aziendale, in questa fase stiamo volgendo lo sguardo soprattutto verso i mercati dell’Europa centrale, in particolare quello di lingua germanica. Anche questi mercati non godono attualmente di una situazione economica floridissima, ma nello scenario internazionale sono quelli che mostrano segnali di maggiore stabilità».

Un nuovo approccio che deve puntare, questo il punto di vista del produttore manduriano, anche sulla capacità di rinnovarsi e innovarsi, con i piedi sempre ben piatati nella tradizione. «Occorre stabilire un nuovo rapporto con la tavola, dove il consumo del vino diventa sempre meno scontato rispetto ai tempi passati, costretto frequentemente a lasciare spazio ad altre bevande. In questo sforzo è necessario anche l’impegno della ristorazione al fianco di quello dei produttori. Altrettanto, anzi più importante, è mostrare la capacità di saper intercettare le nuove tendenze del gusto. Parlo – specifica Fino – di tendenza e non di moda. Ecco perché a partire da quest’anno ho deciso di puntare su due nuovi prodotti. Il primo è un bianco ottenute da uve fiano, vitigno considerato tra i migliori in Italia e che ha fatto la fortuna della Campania, terra da cui questa varietà è giunta in Puglia nel lontano XIII secolo, qui portato da Carlo II d’Angiò. Poi la decisione di un produrre un vino rosato. Si tratta, ovviamente, di una decisione motivata per ampliare l’orizzonte commerciali, penetrando in quei mercati che prediligono vini più leggeri. Sguardo rivolto – conclude – verso nuovi orizzonti commerciali ma sempre con l’insegnamento del passato».

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