Gli Champagne di Laëtitia Torchet: di padre in figlia la storia di una famiglia legata alle bollicine più famose del mondo
di Luca Matarazzo
La battaglia enologica a colpi di rifermentazione del vino aggiunge un ulteriore tassello nell’eterna sfida tra chi ha creato il metodo classico odierno (erroneamente attribuito all’abate Dom Pierre Pérignon) e il mercato ubiquitario che vede di poco prevalere per numeri l’Italia sulla AOC francese universalmente riconosciuta come la migliore. Laëtitia Torchet fonda in tale contesto la sua azienda omonima nel 2001, figlia d’arte di Elise e Frederich.
La presentazione della Maison, prima volta assoluta in Toscana e nel Belpaese, è arrivata durante una cena all’agriturismo Podere Il Pendolino nei pressi di Monte San Savino, grazie al distributore Zerosettantacinque. L’occasione utile anche per testare le infinite possibilità di abbinamento delle bollicine ai piatti della tradizione regionale, con stupore di molti presenti. La zona di produzione è la famosa Côte de Sézanne, una delle cinque sotto regioni dello Champagne, proprio a sud della Côte de Blancs, patria dello Chardonnay. Una filosofia contemporanea che predilige la freschezza al sorso, annullando le fermentazioni malolattiche in voga un tempo; il cambiamento climatico consente ormai complete maturazioni, al limite delle sovra maturazioni, anche a latitudini prima impensabili e meno si fa in cantina meglio è.
«Il vero problema resta quello dell’umidità media, le uve richiedono maggior attenzione e i costi per il biologico sono in aumento, non proporzionati al prezzo in diminuzione sugli scaffali» dichiara la Torchet, terza generazione di vigneron. Appena 7 ettari che comprendono vecchie vigne di oltre 60 anni e un lavoro accurato nella cuvée finale, realizzata unendo fino a 3 annate differenti in base al gusto desiderato. Anche la fermentazione primaria rompe gli schemi nel prediligere solo fusti d’acciaio e di non legno sempre con un occhio alla tensione verticale. Infine, cosa da non sottovalutare, il grado alcolico ridotto a 12 gradi volumici che rende gli Champagne un prodotto estremamente contemporaneo e versatile nell’ottica del bere bene salvando i punti della patente.
Patrizio Cartocci assieme a Rosanna gestisce l’agriturismo Podere Il Pendolino che ha ospitato l’evento; partito nel 1987 da una piccola bottega ad Arezzo destinata a prosciutteria e mescita di vino sfuso, arriva poi l’idea del catering di successo con la Albatros a Firenze e da lì la ristorazione a Monte San Savino.
La pasta fatta in casa è il valore aggiunto abbinata ai ragù toscani tipici tra lepre, chianina e anatra (nana). E poi gli ingredienti a chilometro zero coltivati dalla famiglia, per un’economia circolare e sostenibile a disposizione degli ospiti, che ivi possono soggiornare in camere storiche con tessuti in raso e mobili d’arte povera.
Tornando ai vini di Laëtitia Torchet nelle oltre 400 mila bottiglie annue prodotte si trova tanta qualità a costi contenuti, tra i 30 e i 40 euro di media al cliente privato. Gastronomica e gustosa infine la Blanc de Blancs, blend di 3 annate differenti, 2023, 2022 e 2021 di ottimo equilibrio e dalle nuance di gelsomino, pera williams ed erbe officinali.






