Idrocarburi in una pizza bruciata? Meno che in un piatto di cozze!


Lello Surace, Antonio Pace e Massimo Di Porzio

di Dora Sorrentino

E’ fuori di dubbio che la trasmissione Report di domenica scorsa abbia scatenato non poche polemiche, un attacco palesemente spudorato nei confronti di uno dei più grandi vanti partenopei. L’Associazione Verace Pizza Napoletana, durante una conferenza stampa tenutasi nell’aula magna di Eccellenze Campane, prova a rispondere alle accuse rivolte al mondo della pizza napoletana avvalendosi del supporto del professor Antonio Limone, commissario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno che ha sede a Portici.

Il professor Antonio Limone

La risposta è chiara e precisa: la nostra salute non è a rischio, perché la pizza cotta nel forno a legna non fa male. Ovviamente tutto sta alla professionalità dei pizzaioli che hanno l’obbligo indiscusso di curare il forno e di non cuocere troppo a lungo le pizze, ma i livelli di idrocarburi trovati nei campioni analizzati sono tre volte inferiori a quelli denunciati nella trasmissione della Gabanelli. Il punto è: quando si effettuano esami di questo tipo, il campione deve essere analizzato in toto e non solo la parte bruciacchiata, altrimenti è automatico che i livelli di benzoapirene risultino eccessivi. “La quantità di idrocarburi rilevati in una pizza bruciata è inferiore a quella che si trova nelle cozze” dichiara Antonio Limone, responsabiel dell’istituti Zooprofilattico di Portici

Il gruppo di pizzaioli presenti alla conferenza stampa

La pizza napoletana, quindi, non rientra in quegli alimenti pericolosi per la salute umana, sempre tenendo conto del rispetto dei criteri di qualità e di professionalità. Ad alzare la voce, durante la conferenza, è Antonio Starita, storico pizzaiolo di Materdei. «Non è più possibile accettare attacchi del genere contro la Campania, – ha dichiarato – dobbiamo difendere la nostra ricchezza, è impossibile pensare alla pizza napoletana non cotta nel forno a legna». Ci va giù pesante anche Guglielmo Vuolo, dell’omonima pizzeria di Casalnuovo e pizzaiolo di Eccellenze Campane. «E’ normale che abbiamo fatto una brutta figura in televisione. Di tutta l’intervista, la mia durata tre quarti d’ora, hanno ritagliato quello che volevano a discapito della pizza». Nel frattempo queste dure denunce servono un po’ a fare mea culpa su molte lacune emerse durante il servizio. A tal proposito, l’Associazione Verace Pizza Napoletana si farà garante di maggiori controlli nelle pizzerie affiliate affinché vengano rispettate le norme disciplinari.

3 Commenti

  1. A me sembra , gentile sig. Pignataro, che Lei ha alzato una ingiustificata canaia , rivolta ad un obiettivo sbagliato.
    Nel servizio abbiamo visto in primo luogo pizzaioli, famosi pizzaioli che facevano trasparire la loro poca professionalità
    ( dalla bocca del signor Vuolo si sono udite le parole ” il forno non si pulisce” non credo che parlava di quello di auswitz e il giornalista l’ha tagliata fecendo intendere il forno della pizza ), abbiamo visto come vengono usati ingredienti che mortificano il prodotto verace con l’ammissione chiara ed esplicita dello stesso presidente Pace.
    Poi davanti al prodotto napoletano , si sono misurate le inadeguatezze delle varie versioni regionali e surgelate, dove io ho inteso come queste cattive versioni stuprassero l’immagine della pizza napoletana.
    Concludo invitando i pizzaioli in questione a operare con coscienza e con professionalità così da mantenere alta l’immagine della pizza napoletana attraverso il mantenimento di alti standard di qualità della materia prima e del processo produttivo.
    Adolfo Biancullo

  2. Gentile signor Biancullo
    la canaia l’ha sollevata Report e non certo il sottoscritto. Da anni spingiamo sulla qualità. Come l’avrebbe presa se invece di pubblicare il suo intervento estrapolando solo una frasetta? E’ quello che fa report con Vuolo, che pulisce il forno come gli ha insegnato il nonno e non lo fa quando la cottura è al massimo ed era questo che intendeva.
    Di Porzio è statao tagliato quando diceva che la bruciatura della prima pizza diprimo forno alle 11,30 è normale cher esca bruciata.
    Questa è inchiesta? Questo è giornalismo?
    Contento lei
    Io credo che un servizio vero, che non cerchi solo audience, dovrebbe dare la possibilità a tutti di esprimersi e puntare il dito. Con la consapevolezza che la peggiore delle pizze napoletane è di gran lunga più salutare di una qualsiasi merendina imbustata con colorantie conservanti che viene data ai bambini. Con una differenza: il pizzaiolo non ha budget pubblicitari, la grand eindustria multinazionale sì.
    Non ci vuole poi grand eintelligenza per capire che i flash su alcune realtà del Nord sono solo una foglia di fico: il servizio colpisce duro su Napoli e basta. Questa è la realtà ed è un vero schifo.

  3. Gentile signor Pignataro ammiro l’ardore con cui difende la Campania, cerco, quando possibile, di fare lo stesso. Ciò non toglie che quel servizio mi ha profondamente preoccupato. Amo la pizza che resta l’unico, sottolineo unico, alimento che mangio con piacere ma, vedere i più famosi pizzaioli di Napoli, quelli dove ogni settimana vado a mangiare la pizza, dichiarare a cuor leggero che non usano pasta madre, tantomeno olio e.v.o. mi ha sbalordito. Non parliamo poi della pulizia del forno e della mozzarella. Allora difendiamo pure la Campania ma cerchiamo di non pregiudicare il nostro miglior prodotto per risparmiare pochi centesimi. Le confesso che negli ultimi mesi sono stata da: Michele, Pellone, Starita, Decumani, Di Matteo, Bellini e tutte le pizze che ho mangiato erano scese molto di livello rispetto all’anno precedente. Quella di Di Matteo addirittura era immangiabile in alcuni punti, tanto era bruciata. Faccia dunque un’opera di sensibilizzazione presso tutti gli affiliati, non forniamo opportunità di sputtanamento su un prodotto che per noi è tutto. Offendersi quando si è nel torto è assolutamente fuori luogo.

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