I Compari a Venezia: il bacaro che restituisce senso al gesto del cicchetto a Rialto
di Valentina Ruzza
Nel cuore più autentico di Venezia, tra il mercato di Rialto e il respiro lento della città vera, esistono ancora luoghi che non cedono alla tentazione della spettacolarizzazione. I Compari è uno di questi. Un bacaro che non si racconta attraverso le parole, ma attraverso i gesti. E soprattutto, attraverso ciò che arriva nel piatto. Qui il banco non è esposizione, ma sintesi. Una linea pulita, diretta, senza concessioni all’effetto. È da lì che si legge immediatamente la direzione del locale: pochi elementi, riconoscibili, costruiti sulla materia prima e sulla precisione dell’esecuzione.
Il polpo bollito è, in questo senso, emblematico. Non tanto per la tecnica – apparentemente semplice – quanto per il controllo che richiede. La cottura è calibrata, la fibra resta integra, la masticabilità è corretta, mai cedevole. Ma è soprattutto il passaggio successivo a fare la differenza: il riposo nella propria acqua. Un dettaglio che molti trascurano, ma che qui diventa determinante per garantire succosità e profondità gustativa. Il condimento è ridotto all’essenziale, pensato per accompagnare e non per sovrascrivere. È un piatto che non ha bisogno di interpretazioni. Funziona perché è giusto. Dietro a questa apparente semplicità c’è la visione di Simone Lazzari, che ha trasformato quello che un tempo era un bar in una cicchetteria capace di posizionarsi tra le più autentiche della città. Il suo approccio è chiaro: ridurre il superfluo, lavorare sulla freschezza, rispettare la stagionalità e mantenere una linea coerente. In un contesto come Venezia, sempre più esposto a derive turistiche, questa non è una scelta neutra. È una presa di posizione. Accanto a lui, Michela, sua moglie, presenza costante e fondamentale, che sostiene il ritmo del servizio e contribuisce a costruire quell’equilibrio tra cucina e accoglienza che qui non è mai forzato. A completare questa dimensione familiare c’è Devis, il nipote, che porta energia e continuità a un progetto che si fonda proprio sulla trasmissione di un sapere concreto. E infatti, I Compari non è un luogo “di passaggio”.
È uno spazio dove il tempo si dilata, dove il concetto stesso di cicchetto ritrova una sua dignità. Perché qui il cicchetto non è complemento, ma linguaggio. La proposta segue una logica dinamica, legata alla disponibilità quotidiana della materia prima. Il baccalà viene lavorato in più interpretazioni, mantenendo sempre un equilibrio tra cremosità e struttura. Le sarde in saor rispettano la tradizione, con una gestione corretta dell’acidità e della componente dolce. I nervetti, sempre più rari nel panorama contemporaneo, rappresentano uno dei piatti più interessanti: consistenza, equilibrio tra gelatina e acidità, capacità di riportare in superficie una memoria gastronomica quasi dimenticata. Il comparto vegetale, pur non centrale, è trattato con rispetto, inserendosi in modo naturale all’interno dell’offerta.
A mezzogiorno, la cucina si amplia con piatti più strutturati, senza mai perdere coerenza con l’identità del locale. L’ambiente riflette esattamente questa impostazione. Informale, ma non trascurato. Legno vissuto, elementi essenziali, dettagli che parlano di quotidianità più che di design. La pulizia è evidente, la gestione dello spazio è funzionale. I tavoli alti e gli sgabelli suggeriscono una convivialità dinamica, quasi spontanea, dove il cliente è portato a condividere, assaggiare, tornare. Poi ci sono i dettagli che fanno la differenza.
Le verdure provenienti da Sant’Erasmo, portate quasi a vista, rappresentano un legame diretto con il territorio, senza bisogno di storytelling costruiti. È un gesto semplice, ma estremamente significativo. Alla fine, tutto torna al punto di partenza: il banco, il polpo, il bicchiere di vino.
Nessuna costruzione forzata, nessuna ricerca di stupire. Solo una sequenza di scelte corrette. In una città che spesso rincorre l’immagine, I Compari sceglie la sostanza. E proprio per questo, oggi, rappresenta una delle espressioni più credibili del bacaro contemporaneo. Perché la verità è che non serve molto per costruire un’esperienza. Serve farlo bene. E qui, succede.
Osteria I Compari
Campo de la Pescaria 255/A, 30125 Venezia (VE) – zona Rialto
telefono: +39 329 2183540 |
Fascia prezzo: 20 – 30 €
Tipologia: bacaro / osteria di pesce
Cucina: tradizione veneziana con approccio tecnico essenziale
Specialità: polpo bollito, baccalà, sarde in saor, nervetti
Proposta: cicchetti stagionali, piatti del giorno a pranzo
Ambiente: informale, curato, con posti anche all’aperto
Gestione: familiare (Simone, Michela e Devis)
Plus: materia prima fresca, coerenza gastronomica, forte identità territoriale






