I Sette Coni in Valle d’Itria: tra i primi trulli recuperati per l’ospitalità
di Ornella Buzzone
Prima degli ospiti stranieri, delle prenotazioni online e della piscina, c’erano tre bambine e due genitori che immaginavano il loro futuro. Forse sarebbero andate a vivere lontano, forse sarebbero tornate soltanto d’estate. Per questo avevano deciso di sistemare quei vecchi trulli vicino a casa: volevano lasciare alle figlie un luogo in cui ritrovarsi. La storia de I Sette Coni, nella campagna della Valle d’Itria, nei pressi di Cisternino, comincia così. Durante il mio soggiorno, Anna me l’ha raccontata ripercorrendo gli anni dei lavori, i primi arrivi e il passaggio graduale da casa per le vacanze ad attività di famiglia. Alla fine degli anni Ottanta i suoi genitori acquistarono due proprietà confinanti, un tempo appartenute a due sorelle. Nel 1992 cominciò il recupero. L’idea iniziale si allargò presto: furono necessari circa due anni e una squadra di una decina di persone impegnate ogni giorno a lavorare la pietra. Anna ricorda soprattutto il suono dei martelli. Un rumore continuo, che accompagnava le giornate e il lavoro dei mastri trullari. Le superfici venivano sistemate a mano, con una cura che richiedeva tempo e competenza. Intanto, le spese crescevano e qualcuno domandava ai suoi genitori perché investire tanto in vecchie costruzioni di campagna quando avrebbero potuto acquistare un appartamento in centro. Loro continuarono.
È in quella decisione, presa quando il turismo aveva dimensioni molto diverse da quelle attuali, che si riconosce la lungimiranza della famiglia. Per sostenere i costi, mentre le figlie erano piccole, i genitori cominciarono ad affittare gli alloggi. I primi ospiti arrivavano soprattutto dal Nord Italia e alcuni si fermavano per periodi lunghi. I trulli erano stati dotati di bagni interni e riscaldamento: comodità che oggi sembrano scontate, ma che allora, ricorda Anna, non erano affatto diffuse nelle costruzioni rurali della zona. Nel suo racconto, I Sette Coni rappresentano una delle prime esperienze locali di recupero del trullo per l’ospitalità. Gli arrivi dall’estero aumentarono anche attraverso il passaparola e la presenza, nel territorio di Cisternino, dell’Ashram di Babaji. Si creavano conoscenze, si incontravano lingue e abitudini diverse. Anna partecipava a quella vita domestica attraversata dai viaggiatori e aiutava i genitori a comunicare con chi arrivava da lontano. Avrebbe poi studiato lingue e comunicazione e vissuto all’estero, continuando a seguire i rapporti con gli ospiti. Quello che inizialmente era un aiuto alla famiglia diventò, negli anni, una responsabilità sempre più concreta. Nel suo percorso c’è anche una familiarità con la tecnologia: Anna lavora come tecnico informatico. Fu un’amica americana a parlarle di Airbnb, quando la piattaforma era ancora agli inizi, e lei decise di inserire gli alloggi. Ricorda che i trulli presenti erano pochi e che quello in cui ho soggiornato suscitava grande curiosità. Gli utenti lo salvavano nelle liste dei desideri; per molti, quelle immagini erano il primo incontro con un modo di abitare che ancora non conoscevano. Anna ha poi assunto la gestione della proprietà e avviato nuovi interventi: il rinnovo dei bagni, la sistemazione dei percorsi esterni, l’acquisto di un trullo confinante e la realizzazione della piscina. Ha accompagnato l’evoluzione dell’attività occupandosi delle necessità di una casa che continuava a essere vissuta. Oggi I Sette Coni comprendono Edera, Lavanda e Arancio.
I primi due appartamenti derivano dalla suddivisione del nucleo originario; il terzo nasce dall’acquisto successivo. Questa organizzazione permette di accogliere soggiorni indipendenti, ma anche famiglie e gruppi di amici che scelgono di riservare l’intera struttura. Ed è proprio entrando nelle case che si comprende un altro aspetto importante di questo luogo. Dietro agli interni dei trulli c’è soprattutto Anna. È lei che ancora oggi gira per mercatini alla ricerca di mobili, ceramiche, tessuti e piccoli oggetti capaci di raccontare qualcosa. Compra, recupera, abbina e sistema personalmente ciò che trova, seguendo il proprio gusto e cercando allo stesso tempo di non perdere il legame con la Puglia. Non c’è l’idea di costruire un arredamento perfetto e impersonale. Al contrario, ogni ambiente sembra essersi formato poco alla volta. La pietra a vista incontra mobili di famiglia, pezzi recuperati, ceramiche e suppellettili scovate nei mercatini. Ci sono particolari che meritano attenzione, come un vecchio elemento decorativo in legno, ridipinto d’argento e utilizzato per sostenere il tendaggio sopra un letto. Le tonalità chiare e il grigio degli infissi lasciano spazio alla presenza della pietra, alle volte e alle nicchie. Il risultato è forse una delle cose che ho apprezzato maggiormente durante il soggiorno: qui non si ha la sensazione di entrare semplicemente in una struttura ricettiva. Si entra in una casa.
Ci sono i camini, le cucine curate e attrezzate con tutto ciò che può servire durante un soggiorno, le camere confortevoli e climatizzate, gli oggetti lasciati nei punti giusti, i piccoli dettagli che fanno percepire una presenza. È un’accoglienza che passa anche attraverso le cose. Ci si sente attesi, accolti, quasi coccolati, come accade quando qualcuno prepara la propria casa sapendo che sta per arrivare una persona a cui tiene. Anche fuori la vita continua con la stessa naturalezza.
La piscina è circondata dalla campagna e accanto c’è un grande patio con il tavolo attorno al quale ritrovarsi per mangiare, trascorrere una serata insieme o organizzare una festa. Ci sono spazi che permettono di vivere la proprietà durante tutta la giornata, senza avere necessariamente bisogno di uscire. Noi, una mattina, abbiamo comprato la colazione in un forno poco distante e l’abbiamo portata al trullo.
Avere a disposizione una cucina permette anche questo: scegliere cosa mangiare, fermarsi a tavola e vivere la casa con una libertà che in viaggio apprezzo molto. Per i gruppi si possono organizzare corsi di cucina e serate durante le quali la sorella di Anna prepara da mangiare per gli ospiti. Il rapporto con la famiglia continua così anche a tavola, attraverso il tempo trascorso insieme e la possibilità di conoscere qualcosa del luogo attraverso chi ci vive. Poi c’è tutto quello che circonda i trulli.
Il terreno della famiglia accompagna le case e restituisce ancora oggi la dimensione rurale da cui tutto è cominciato. Qui vivono anche le cavalle della famiglia, libere negli spazi della proprietà. Non sono una presenza costruita per gli ospiti o un elemento scenografico: fanno parte della storia di questo posto. I genitori di Anna hanno sempre amato i cavalli e questa passione li accompagna da quando erano giovani. Vederli oggi muoversi liberamente nella campagna aggiunge un altro frammento al racconto familiare dei Sette Coni. Anna fa parte di Slow Stay in Italy, una realtà che promuove un’ospitalità attenta alle persone, ai ritmi del soggiorno e al territorio.
Un’appartenenza coerente con la storia di queste case, dove il contatto con gli ospiti accompagna l’attività fin dall’inizio. Ascoltandola, ho pensato a quanto fosse difficile, più di trent’anni fa, prevedere ciò che sarebbe diventata la Valle d’Itria. I suoi genitori avevano scelto di recuperare quei trulli per ragioni familiari, affrontando lavori lunghi e spese importanti. Anna ha raccolto quella scelta e le ha dato continuità, senza trasformare queste case in qualcosa di distante dalla loro origine. Forse è proprio questo che rimane dopo aver soggiornato qui: I Sette Coni sono diventati un luogo di ospitalità senza smettere di essere una casa. I genitori di Anna avevano immaginato un posto in cui le figlie potessero tornare d’estate. Oggi, a tornare, sono anche gli ospiti.
I Sette Coni
📍 Contrada Difesa San Salvatore, 172 – 72017 Ostuni (BR), nella Valle d’Itria, vicino a Cisternino
Telefono e WhatsApp: +39 348 364 3027
Informazioni e prenotazioni: www.isetteconi.com








