I vini di Tenuta Montauto

17/4/2022 527

di Antonio Di Spirito

Logo Tenuta Montauto
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Negli anni ’60 Enos, un maremmano dal carattere duro, che trasformava legna di boschi in carbone, ebbe la ventura di acquistare una tenuta in maremma che comprendeva si boschi molto estesi, ma anche molti ettari a seminativo, uliveti e piccoli vigneti.

Enos
Enos

La vicinanza in linea d’aria con il mare di Capalbio gli suggerisce, negli anni ’80, l’idea di tentare ad impiantare il sauvignon blanc.

Il giovane nipote, Riccardo Lepri, studente di Economia a Siena, aveva già partecipato, per “dovere familiare” a qualche vendemmia; ma nel 2000, fresco di laurea, mentre di domenica passeggiava per Firenze, ebbe una folgorazione per il lavoro e la vita di campagna. Tornò dal nonno e gli comunica che vuole lavorare in azienda. Il nonno non poteva affidargli il timone con leggerezza; gli impose un periodo di apprendistato-tirocinio, proprio per saggiarne motivazione e convinzione. Fu un anno durissimo e faticoso; il rapporto fra i due abbastanza ruvido, ma alla fine Riccardo prese il comando dell’azienda ed il potere decisionale su tutte le scelte.

Oggi l’azienda conta su una proprietà totale di 200 ettari, di cui 14 a vigneto, 8 a oliveto, 40 a seminativo ed il resto è rimasto boschivo.

I vitigni utilizzati sono in massima parte tradizionali; trebbiano, malvasia, vermentino per i bianchi e sangiovese e ciliegiolo per i rossi. Per non scadere nella banalità, Riccardo ha coltivato ed implementato il sauvignon blanc, che per primo fu impiantato dal nonno, ed il pinot nero.

Territorio e Suolo minerale
Territorio e Suolo minerale

 

La natura argillosa del suolo ad una altitudine intorno ai duecento metri, ricchissimo di minerali come il quarzo, la vicinanza del mare ed il vento, permettono una conduzione biologica dei vigneti, dando ottimi risultati organolettici. L’accuratezza, la professionalità e l’ostinazione maniacale permettono vini puliti, espressivi e di grande personalità. Quasi tutti i vini, per scelta aziendale, sono monovitigno e la scelta si è rivelata vincente.

I Piatti di Al Ceppo
I Piatti di Al Ceppo

Durante un pranzo al ristorante Al Ceppo (bravissimi nel proporre menù ideati per l’abbinamento dei vini in degustazione), abbiamo assaggiato due vini bianchi da sauvignon e due rossi da pinot nero, prodotti in annate differenti.

Riccardo Lepri ed i Vini in Degustazione
Riccardo Lepri ed i Vini in Degustazione

Impressionante il sauvignon con un’acidità elevatissima, ma facile da amare, perché quasi piacevole; le note fruttate, tipiche del sauvignon, non sono esuberanti, ma molto riconoscibili e ben amalgamate; in armonia. Il sauvignon richiede tanta cura in vigna, “bisogna indovinare l’ora della vendemmia – dice Riccardo -, non solo il giorno giusto”; in cantina, nelle prime ore di lavorazione e durante la fermentazione, ha bisogno di assidue cure ed interventi per evitare processi di riduzione, che ne metterebbero a rischio la “pulizia”; caratteristica che lo contraddistingue.

Gessaia
Gessaia

 

Gessaia 2021 – Maremma Toscana DOC

Le uve sauvignon blanc, raccolte manualmente, provengono da un vigneto giovane di soli 14 anni; vengono raffreddate a 4°C e pressate. Molto brillante nel calice, emana profumi di bosso e frutti tropicali, con un sottofondo di cera d’api, note minerali e salmastre molto decise ed un’idea resinosa; non propone profumi straripanti, ma composti e ben distinguibili. Al palato porta una elevata acidità, ma non tagliente, che lascia il giusto spazio alla frutta esotica, a decise note minerali e ad una elegante speziatura.

 

Enos I 2019 – Maremma Toscana DOC

Le uve provengono dal vigneto di sauvignon blanc impiantato 40 anni fa! Il procedimento di lavorazione è lo stesso, ma le piante vecchie donano sempre vini meno esuberanti e più armonici. Le caratteristiche olfattive e gustative sono sicuramente meno intense, l’acidità e la mineralità hanno la stessa energia; ma la complessità ed il perfetto equilibrio gli conferiscono grande personalità.

Enos I
Enos I

 

Enos I 2011 – Maremma Toscana DOC

A sorpresa è comparsa una magnum di Enos I 2011: sorprendente l’integrità e l’intensità di questo vino, pur evidenziando piccole sfumature differenti rispetto all’annata 2019, probabilmente acquisite con l’età; una maggiore speziatura in chiusura di sorso lo rende ancora più elegante.

Il pinot nero è naturalmente lontano dai canoni di finezza, eleganza ed armonia riconosciuti ai vini della Borgogna, ma tra i tanti pinot italiani, questo è fra i più somiglianti. Ha carattere, finezza e grande pulizia, sia al naso che al palato.

Pinot Nero
Pinot Nero

 

Pinot Nero 2019 – Toscana IGT

Vigneto giovane di 15 anni; l’altitudine non è elevata ma le viti vengono allevate a cordone speronato ad un’altezza di 1,80 metri, proprio per allontanare i grappoli dal caldo infuocato del terreno. Al naso offre petali di rose, frutti di bosco (si riconoscono lamponi, fragoline e mirtilli) ed una sensazione-suggestione selvatica. Al palato offre note fruttate e minerali; la trama non è certo corposa, anzi, quasi esile; ma il sorso è scorrevole, elegante, sicuro, asciutto, caldo e nitido nei suoi sapori; sapori che ricordano vagamente il cioccolato bianco e note di pasticceria; ma la chiusura è affidata alla sapidità e ad una sottile speziatura.

Poggio del Crine
Poggio del Crine

 

Poggio del Crine 2016 – Toscana IGT

Le uve provengono dal vigneto omonimo; il suolo è ricco di ferro e le viti furono impiantate quarant’anni fa. Da pochi anni sono state sovrainnestate con pinot nero ed allevate a cordone speronato alto. Il vino matura in legno di secondo passaggio e, poi, le 600 bottiglie osservano tre anni di clausura in cantina. A parziale differenza del precedente, al naso si caratterizza con note più intense di rosa e di lauro. Al palato offre sicuramente un equilibrio ed una finezza superiore!

Vermouth
Vermouth

Alla fine del pranzo la chicca finale, il divertissement del produttore: un Vermouth totalmente toscano! Si parte dal vermentino, vino bianco tipico della zona e si mette in infusione con erbe officinali coltivate in zona, quali: assenzio, genziana, camomilla, cardamomo, coriandolo ed erbe aromatiche quali menta, melissa ed eucalipto. Dopo i canonici trenta giorni si ha un risultato alquanto soddisfacente: molto aromatico al naso, ricorda un po’ il centerbe; al palato, invece è equilibrato, scorrevole ed ampio; certamente si apprezzano molto i sapori portati dalle erbe, qualcuna con note amaricanti, ma la piacevolezza del vino di partenza riporta tutto in equilibrio.

 

Un commento

    Duccio

    Salve ,per cortesia potreste specificare l’ubicazione del ristorante? vorrei provarlo!

    19 Aprile 2022 - 22:21Rispondi

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