Il Consorzio Tutela Vini Vesuvio incontra il Museo Archeologico di Napoli

6/3/2019 3.3 MILA
Il Consorzio Tutela Vini Vesuvio incontra il Museo Archeologico di Napoli - vini degustati
Il Consorzio Tutela Vini Vesuvio incontra il Museo Archeologico di Napoli – vini degustati

di Antonella Amodio

Valorizzazione, promozione, tutela e vigilanza sono le azioni necessarie che il Consorzio Vesuvio, in qualità di “hub” culturale tra territorio e sistema produttivo, intende portare avanti. Con i suoi 114 soci, suddivisi nelle categorie viticoltori, vinificatori e imbottigliatori, il Consorzio ha la responsabilità di trasmettere le antiche tradizioni enologiche, che nell’area vesuviana trovano citazioni già in Aristotele (III –II secolo a.C.) il quale sostenne che i Tessali impiantarono le prime viti proprio alle pendici del Vesuvio, in questa zona, nel V secolo a.C.

Poi la storia e l’arte hanno provveduto a raccontarne le caratteristiche con citazioni e dipinti, come quelli ben conservati nelle ville romane a Pompei e a Ercolano.

E’ anche in riconoscimento di questa enorme responsabilità che il Museo Archeologico di Napoli è diventato – per qualche giorno – la location ideale per l’attività di promozione, con un tema importante che è stato il motivo conduttore dell’evento, quello della sostenibilità ambientale, insieme con il valore e il futuro dei vini prodotti sui suoli vulcanici.

Bella ed eroica la viticultura vesuviana, vigilata dal vulcano più famoso al mondo, che con la sua anima devastatrice ha lasciato cicatrici indelebili. Ma ha anche dato vita all’immenso patrimonio di fitta vegetazione, ricca di biodiversità, con terreni unici che regalano vini unici.

L’area interessata alla viticultura, va dalle ultime falde fino a 2/3 dell’altezza del Vesuvio, con vitigni che affondano le radici nel cuore della terra fertile, ricca di depositi vulcanoclastici e caratterizzata da declivi naturali ed esposizione idonee, come l’Alto Colle Vesuviano, con terreni più o meno in pendio, fino al versante sud/orientale che guarda il mare.

Tante le varietà ampelografiche ( se ne contano un centinaio di biotipi ). Tra le più diffuse ci sono: il piedirosso, il caprettone, il coda di volpe e l’aglianico che sono allevate nei comuni di Boscotrecase, Trecase, San Sebastiano al Vesuvio, nonché parte dei comuni di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Boscoreale, Torre Annunziata, Torre del Greco, Ercolano, Portici, Cercola, Massa di Somma, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia, Somma Vevuviana e tutta l’area del Parco Nazionale del Vesuvio e godono della Dop ( seguendo i dettami del disciplinare di produzione).

Senza contare il vitigno catalanesca, importato nel 1450 dalla Catalogna da Alfonso d’Aragona e impiantato alle pendici del Vesuvio. Dopo anni di abbandono, dal 2006, grazie all’impegno di cantine locali è stata ufficialmente inserita nell’elenco delle uve da vino e nel 2011 è nato il disciplinare di produzione.

Il Consorzio Tutela Vini Vesuvio incontra il Museo Archeologico di Napoli - vini degustati
Il Consorzio Tutela Vini Vesuvio incontra il Museo Archeologico di Napoli – vini degustati

I vini del Vesuvio sono caratterizzati dalla forte impronta territoriale, intendendo per tale un’insieme di fattori naturali legati al luogo, come il terreno, l’esposizione, il microclima e ovviamente il vitigno. Tutto ciò non è riproducibile in altri luoghi.

La straordinaria generosità della terra del Vesuvio e l’accorto lavoro dell’uomo, legato all’ habitat vigna, sono alla base delle caratteristiche dei vini del Vesuvio.

Il Consorzio Tutela Vini Vesuvio incontra il Museo Archeologico di Napoli - vini degustati
Il Consorzio Tutela Vini Vesuvio incontra il Museo Archeologico di Napoli – vini degustati

Cratere Bianco Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Dop 2017 Cantine degli Astroni

Giallo paglierino e olfatto nitido di agrumi e floreale come la zagara. Equilibrata la trama gustativa caratterizzata da buona spalla acida e bella persistenza.

Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Dop  2017 Terredora di Paolo

Dal colore rubino intenso. Lievi note boisè iniziali, poi amarena e viola. Sapore piacevole, caldo e salino. Un vino di facile bevibilità che regala una lunga chiusura.

Summa Catalanesca del Monte Somma Igp 2016 cantine Olivella

Giallo paglia intenso con unghia dorata. Note di pietra focaia e di cedro, poi ricordi floreali, di mandorla e di miele. All’assaggio è avvolgente, mostra freschezza e persistenza.

Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Dop 2017 Cantina del Vesuvio

Giallo paglia e naso intenso di agrumi, foglia di pomodoro e buccia d’arancio. Buona corrispondenza al palato con evidente acidità e salinità.

Serapias Lacryma Christi del Vesuvio Rosato Dop 2017 Fioravante Romano

Rosa buccia di cipolla. Netti i profumi di fragola, ciliegie e nuance vegetale. All’assaggio emerge la salinità e la freschezza. La chiusura regala una leggera nota fumè.

Vigna del Vulcano Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Dop 2014 Villa Dora

Paglierino e luminoso. Intense note di albicocche e foglia di pomodoro si alternano a note agrumate. All’assaggio è salino, pieno e dotato di evidente freschezza.

Muscari Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Dop 2017 Le lune Del Vesuvio

Rubino intenso. Profilo olfattivo nitido di viola e ciliegia. Sapore deciso, con lieve presenza di tannini fini. E’ caldo e persistente.

Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Dop 2016 Cantine Mediterranee

Giallo paglierino. Note di agrumi e albicocche anticipano l’impatto gustativo composto di acidità e freschezza. Lunga chiusura su note fruttate.

Lacrima Christi del Vesuvio Rosso Dop 2017 Cantine Villa Regina

Rubino brillante. Precise note di ciliegia, ribes e menta. Sapore deciso, salino e di buona persistenza.

Lacryma Christi del Vesuvio Rosato Doc 2017  Terre di Neda

Rosa tenue e naso delicato di frutta rossa e fiori di campo. Il sorso è particolarmente fresco e salino. Il finale rimane piacevole e la chiusura lunga.

Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Doc 2017 de Angelis

Paglierino scarico luminoso. Il naso è composto da frutta bianca e vena erbacea. Nota di iodio e un accenno di mandorla fresca caratterizzano il sorso fresco, lungo e appagante.

Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Dop 2017 Cantine La Mura

Giallo paglierino e profumi intensi e salmastri si alternano all’intrigante vena agrumata. Salino e fresco al sorso, con finale lungo e saporito.

Catalanesca Catra Igp 2017 Poggio Ridente

Giallo dorato. Olfatto composto da note di cedro, pesca gialla e pietra focaia. Sapore pieno, caldo e fresco. Un vino di appagante bevibilità.

Piedirosso Vesuvio Doc 2017 De Falco Vini

Dal colore rubino violaceo. Al naso si rincorrono profumi di lampone e viola, mentre all’assaggio rimane caldo e persistente. Finale di buona lunghezza.

Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Doc 2016 Territorio Dè Matroni

Giallo paglia brillante. Naso composto e articolato, con note di cedro, albicocche e nuance fumè. In bocca si caratterizza per sensazioni agrumate, freschezza e salinità. Finale lungo.

Caprettone Vesuvio Dop 2017 Azienda Fuocomorto

Giallo paglierino e impatto olfattivo di note di pesca, albicocche e erba medica. Intenso in bocca, con buona freschezza e lunga persistenza.

Sfumante Metodo Classico 2015 Sylva Mala

Ottenuto con uve caprettone. Paglierino con perlage fine. Note di limone e frutta bianca caratterizzano l’olfatto, mentre all’assaggio è fresco e vibrante. Il finale regala una nota di mandorla fresca.

Caprettone Vesuvio Bio 2017 Sorrentino Vini

Giallo paglierino brillante. Note di pompelmo, ginestra e albicocche si alternano alla nuance di mela annurca. All’assaggio è fresco, salino ed equilibrato. Chiude con una sottile nota fumè.

Lavarubra Lacryma Christi Rosso Dop  2017Bosco De Medici

Rubino intenso e vivo. Olfatto di viole e amarene, poi pietra focaia e nota fumè. Bocca dotata di buona spinta acida, di persistenza e lunga chiusura.

Lucio Terzo Lacryma Christi del Vesuvio Rosso 2017 Cantine Ferraro

Rubino intenso e olfatto caratterizzato da profumi di amarene, lampone e mandorla. Il sorso è succoso, salino e lungo. Chiusura dal tocco leggermente fumè.

Un commento

    Mondelli Francesco

    Con approccio da neofita su un tema così complesso come l’impegnativa viticultura vesuviana i Vini più interessanti per me sono stati quelli di Montesomma per il grande equilibrio che caratterizzava tutta la batteria ed in particolare il Català metodo classico di una cremosità emozionante ed il passito Torre merlata con un intrigante odore di fico appena sfornato.FM

    6 marzo 2019 - 08:37

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