Impressioni da Vinitaly 2018


Ingresso Vinitaly 2018

Ingresso Vinitaly 2018

di Enrico Malgi

Per le aziende vitivinicole è indispensabile partecipare a Vinitaly?  Bisogna presenziare ad ogni costo a questa rutilante fiera delle vanità, oppure starsene a casa? Oppure ancora prendere parte in alternativa ad altre manifestazioni collaterali, che proprio in questo periodo fioriscono dappertutto? Risposte non semplici da dare, tanto che il dubbio amletico rimane. Dipende tutto dalla filosofia aziendale, dal budget disponibile da poter investire e dal bisogno che si ha di voler partecipare per far conoscere i propri vini ad un pubblico molto ampio ed eterogeneo, ai buyers, agli operatori di settore ed alla stampa specializzata. Intanto bisogna sottolineare che Vinitaly nel corso degli anni è ormai diventato l’appuntamento enologico più importante ed affollato al mondo, certamente più ancora di Bordeaux, di Montpellier, di Londra, di Dusseldorf, di Ciudad Real, di New York, di Orlando, di Tokio e di San Paolo del Brasile, dove normalmente si tengono queste manifestazioni. E ciò nonostante quest’anno si sia voluto seguire una politica di ridimensionamento delle presenze esterne attraverso varie iniziative, tra cui il sensibile aumento del ticket d’ingresso ai privati, favorendo nel contempo le presenze internazionali e professionali.

Vinitaly 2018 Al Banco delle Ali di Mercurio

Vinitaly 2018 Al Banco delle Ali di Mercurio

I numeri che hanno caratterizzano la cinquantaduesima edizione della rassegna veronese di Vinitaly, dedicato al settore del vino e dei distillati che è andata in scena dal 15 al 18 aprile 2018, sono davvero impressionanti: aumento del 25% del numero degli espositori esteri e del 38% dei visitatori stranieri; delegazioni commerciali selezionate da 58 Paesi; operatori professionali provenienti da 140 nazioni; 128.000 visitatori ufficiali, nonostante le restrizioni formali, di cui si è accennato prima; 32.000 buyers; 4.000 espositori globali e 3.000 giornalisti accreditati. Inoltre c’è stata una crescita costante dell’offerta “green” con le aree VIVIT, VinitalyBio e Fivi.  E poi ancora il Salone Internazionale dell’Agroalimentare di Qualità Sol&Agrifood, che attraverso coking-show, momenti educational e degustazioni ha voluto valorizzare in chiave business le peculiarità dell’agroalimentare e dell’olio evo. E per finire spazio anche ad Enolitech, appuntamento internazionale con la tecnologia innovativa applicata alla filiera del vino e dell’olio. Senza trascurare poi altri appuntamenti importanti come degustazioni guidate, seminari, convegni, ensemble di chef stellati e proposte di wine&food pairing. Ed in ultimo non bisogna dimenticare lo sviluppo del progetto Vinitaly and the City, che ha previsto un programma culturale e ludico nel centro della città di Verona per tutti gli appassionati ed i turisti.

Insomma di tutto e di più. Per quanto mi riguarda vorrei soltanto rimarcare che ho molto appezzato la capillare ed efficiente organizzazione e che ho potuto godere di momenti di degustazione davvero mirabili, insieme a produttori vitivinicoli che si prodigano immensamente, affrontando grossi sacrifici e naturalmente ingenti spese. Ed allora la domanda iniziale è sempre la stessa: vale davvero la pena partecipare? Personalmente non so rispondere.

E con questo interrogativo non rimane altro che darsi appuntamento alla prossima edizione del 2019. Arrivederci!

2 Commenti

  1. Val la pena partecipare??? Se tieni na cos’ e sord’ e vuo’ paria’ certo che si’, ahahahah….

  2. al Vinitaly si possono fare buoni affari solo con una attenta pianificazione. Prendere appuntamenti con i buyers, italiani e stranieri, MESI prima della fiera, portare in fiera i personaggi chiave della propria cantina, enologo in primis, poi responsabile commerciale (per chi li ha…..), preparare materiale promozionale adeguate, magari anche in inglese.
    Molte piccole cantine buttano soldi inutilmente, poi si lamentano che non ci sono riscontri, ma da parte loro zero programmazione e preparazione, vanno li convinti che “noi facciamo il vino buono” e che ciò sia sufficiente.
    Mi spiace dirlo ma tra i vignaioli, soprattutto i piccoli, c’è poca cultura imprenditoriale, anzi, molti sono convinti di non essere imprenditori, che il vino per loro è un’altra cosa….

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