La festa del maiale a Puglianello

13/2/2009 1.1 MILA

di Antonella Petitti

Basta guardare Eduardo, una delle poche vere memorie storiche del paese, per capire come una piccola civiltà contadina si sia trasformata sotto le spinte economiche e generazionali. Eduardo guarda la telecamera di un canale satellitare e, dopo aver raccontato come si uccideva un maiale in base alle norme di un rito non più legale – eccolo salutare quegli affetti che ricorda in cuor suo, ma che sono emigrati all’estero da troppo tempo. Li invita a ricordarsi di Puglianello e a partecipare alla festa del maiale.
Sono passati sette anni da quando il Centro Studi Puglianello, sotto la presidenza di Filippo Guarnieri, ha dato vita a questo appuntamento.  Da allora 150 persone – dei quasi 1300 abitanti – si impegnano per la sua organizzazione. La sensazione che siano un migliaio di persone in un’unica grande casa, si concretizza nello stand in cui nella domenica conclusiva della manifestazione si va a pranzo dopo la messa.
Camminano insieme sindaco ed ex, minoranza e maggioranza, in fondo – come in una scena finale di Don Camillo e Peppone – l’importante è il bene della comunità. E in effetti il clima di festa c’è, guarnito dalla voglia di scuotere la calma piatta dei piccoli centri di provincia situati nell’entroterra. Un posto dove il terremoto ha fatto i suoi danni soprattutto con la “ricostruzione”, ma dove comunque si sono conservate accoglienza, entusiasmo e voglia di fare. Certo è che se il Castello fosse rimesso a nuovo e aperto ai cittadini, sarebbe una bella vittoria per tutti e un aiuto all’economia del turismo. “Ma il momento è difficile”, spiega il primo cittadino, Tonino Bartone. “Stiamo tentando di sviluppare una zona industriale, ma la vocazione è agricola e gli allevatori che sono una fetta importante per la nostra economia, vivono più che mai la crisi”.
Ma i puglianellesi non si perdono d’animo, mentre gli uomini passeggiano, le donne lavorano in cucina e l’odore si avverte in tutto il centro. Primi con tracchie e cotiche, classiche orecchiette con salsiccia e broccoli, ma anche soffritto e minestra maritata: una tavola ricca – insomma – quella della 7^ edizione d’A Fest’ du Puorc che ridisegna bene i tratti del festeggiamento che, dopo l’uccisione del maiale – prolungava un rito antico di socializzazione.
Immancabili le tipiche “struppl”, ovvero delle frittelle rustiche ottenute con uova, vino bianco, olio extravergine di oliva e il “criscito”. Ma come sottolinea l’anziana  massaia che le ha realizzate…”il segreto sta nella frittura, ma a volte so’ venute male pure a mè”!