La Matta di Casebianche, il fiano frizzante del Cilento


Pasquale Mitrano e Betty Iorio

Un Fiano come non lo avete mai bevuto: freschissimo, poco alcolico, rifermentato in bottiglia alla vecchia maniera dei contadini: La Matta della cantina Casebianche  è uno di quei vini cilentani che possono vantare un duraturo successo commerciale di assoluto rilievo. La prima edizione di questo bianco frizzante nasce quasi per gioco, quando tutti guardavano ai vini rossi importanti, nel 2010. L’attuale crisi di vendite del mercato non era neanche lontanamente all’orizzonte quando Betty Iorio e Pasquale Mitrano decisero, su suggerimento dell’enologo Fortunato Sebastiano di produrne circa mille bottiglie.

Fu così che quel vino fuori moda, in assoluta controtendenza, fu, è il caso di dirlo, immediatamente bevuto dal mercato. Sentori agrumati, bollicine sottile, gusto secco, sensazione di leggerezza, un vino che disseta come si diceva all’epoca. Oggi La Matta viaggia fra le 7500 e le 8000 bottiglie, costa fra i 16 e i 18 euro al consumatore finale ed è uno dei vini più imitati degli ultimi anni, come capita spesso a chi apre una nuova strada mai percorsa prima. In una parola, ha anticipato la tendenza dei vini naturali nel settore delle bollicine sul modello dei Colfondo del Prosecco che sono una alternativa per gli appassionati di glera. Non solo, negli anni è stato affiancato dal Fric, rosato spumante da aglianico e, sempre da aglianico, dal Paskà, rosso frizzante. Un trittico entusiasmante perfettamente in linea con il nuovo approccio al vino sia di chi segue la moda dei naturali, sia di chi, più semplicemente, ama il bere leggero e spensierato.
La Matta è la sintesi della scelta, da matti, che Betty e Pasquale hanno fatto nella vita ed è anche per questo che, in linea con la minirassegna che vi abbiamo presentato in queste pagine estive, abbiamo scelto, una bottiglia iconica di chi ha scelto di svoltare in maniera radicale nella propria esistenza per dedicarsi alla viticultura.
Nel 2000 Betty e Pasquale decisero infatti di dare una svolta radicale alla loro esistenza, mettendo da parte le loro sicurezze e la gratificante professione di architetti in provincia di Napoli per stabilirsi nella campagna di Torchiara nel Cilento insieme con i figli.

Qui a pochi chilometri da Agropoli, presero possesso in pianta stabile dell’azienda agricola della famiglia di Betty, appunto chiamata Casebianche, per realizzare appunto “quel sogno” che covava già da tempo in un ambiente rurale, a contatto diretto con la selvaggia natura del Cilento e contornati da secolari piante di olivo, alberi di frutta e da un rigoglioso vigneto. E così si sono dedicati con impegno e passione all’agricoltura biologica e più tardi anche a quella biodinamica. Dal 2006 si sono affidati a Fortunato Sebastiano e l’anno dopo hanno prodotto il primo vino aziendale, il Cumalè e poi in successione tutti gli altri.
In pochi anni i loro vini hanno ottenuto un grande successo da parte della critica e dei consumatori, molto richiesti anche all’estero.
La proprietà si estende su quattordici ettari, di cui cinque e mezzo vitati. Il vigneto, posizionato in un fondovalle appena elevato, è frazionato in sei parcelle adiacenti al torrente Acquasanta e non lontano dal Monte Stella e dal mare di Agropoli. Risale al 1960 la Vigna Vecchia, al 1997 la Grande e la Piccola, al 1998 la Dellemore ed in ultimo nel 2006 sono state impiantate le vigne Acquasanta, che lambisce l’omonimo torrente, e la Biancanuova. La composizione geologica del suolo ha una matrice alluvionale, ricca di scheletro e di argilla, frammista a sabbia silicea e limo. Più che il Sud della Campania il Cilento è, geologicamente parlando, il Nord dell’appenino calabro-lucano.

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