La Molina, a Quarrata il buon cioccolato fatto in Toscana


Cioccolato La Molina
Via Bologna, 21
Quarrata (PT)
Telefono 0573 -774379
https://lamolina.it/

Cioccolato la Molina con il logo cameo

di Carmen Autuori

Chi salverà le insegne storiche delle nostre città d’arte dalla progressiva omologazione dei centri storici? È una domanda tutt’altro che retorica, mentre catene e grandi gruppi commerciali avanzano, occupando spazi sempre più ampi e mettendo a rischio la sopravvivenza di attività che hanno segnato la storia gastronomica e culturale dei territori. Il rischio non è soltanto perdere una pasticceria, una cioccolateria o un locale storico, ma cancellare un pezzo di storia, sostituendo identità e differenze con un’offerta sempre più omologata.

Acquisire un marchio storico significa comprarne il nome, ma anche assumersi la responsabilità della sua storia. La sfida è proprio questa: crescere senza cancellare le ragioni per cui un’insegna è diventata riconoscibile, preservandone il carattere anche quando entrano in gioco nuovi investimenti.

È in questa prospettiva che si muove FaroAlto, holding attiva nel settore food & beverage, guidata dall’amministratore delegato Andrea Ristori, con un fatturato di oltre 30mln di euro e 350 dipendenti e con un portafoglio di marchi che attraversa segmenti diversi del mercato.

La Molina, Andrea Ristori

Tra le acquisizioni più significative c’è La Molina, cioccolateria che ha trovato soprattutto all’estero, e in particolare a Londra e in Medio Oriente, un pubblico disposto a riconoscerne la personalità e il posizionamento di alta gamma.

La Molina, l’azienda

«L’acquisizione de La Molina è una pietra miliare del percorso che stiamo cercando di fare – spiega Alessio Ferri, direttore marketing di FaroAlto -.  Il gruppo opera su due direttrici, da una parte la gestione dei locali, prevalentemente pasticcerie, ma anche ristoranti e pizzerie; dall’altra la produzione dolciaria, che comprende specialità della tradizione senese e cioccolato>>.

La Molina, Alessio Ferri

L’obiettivo di Faro Alto è far crescere le realtà acquisite senza recidere il legame con i territori in cui sono nate, preservandone identità, storia e rapporto con le comunità locali. Un percorso che passa anche attraverso il mantenimento dei collaboratori storici, custodi di competenze e conoscenze che contribuiscono a rendere ogni insegna unica e profondamente legata al proprio luogo d’origine.

La Molina

La visita al laboratorio di La Molina chiarisce subito che cosa distingua questa realtà, qui il cioccolato non è soltanto materia, ma anche un prodotto in cui la ricerca estetica ha un ruolo centrale. Lo dimostrano le confezioni, vere e proprie estensioni dell’identità del marchio, studiate nelle forme, nelle illustrazioni e nei materiali. La collezione ispirata a Pinocchio ne è un esempio, le immagini che decorano gli astucci trovano spazio anche in opere appese alle pareti, in un dialogo tra cioccolato e arte che va oltre il prodotto. La confezione acquista così una propria autonomia, diventando parte integrante dell’esperienza. Una visione alla quale ha contribuito uno dei soci fondatori, scomparso da poco, e che continua a caratterizzare l’identità di La Molina.

La Molina, il laboratorio

La Molina, quadro della collezione Pinocchio

La Molina, stampi

Nel laboratorio di Quarrata, in Toscana, questa attenzione al progetto convive da oltre vent’anni con il lavoro sulla materia prima. Il motto di La Molina, «con gli occhi e con la bocca», sintetizza bene la filosofia aziendale, ossia il piacere del gusto e quello della bellezza sono parte della stessa esperienza.

A raccontare la storia della cioccolateria è Alda Meucci, direttore commerciale e responsabile della produzione, entrata in azienda nel 2010, dieci anni dopo la sua fondazione. Il suo percorso coincide con una fase importante di crescita del marchio, dal consolidamento della presenza internazionale allo sviluppo dei punti vendita.

La Molina, Alda Meucci

«La Molina è nata nel 2000 come una piccola realtà che riforniva di cioccolato le attività locali. Si lavorava esclusivamente il cioccolato. Quando il prodotto ha cominciato ad avere successo, è diventata necessaria una sede più grande. Con l’ingresso di una socia investitrice, è stato realizzato l’edificio che ospita oggi il laboratorio e si è cominciato a guardare con maggiore decisione ai mercati esteri».

Da allora il percorso è proseguito senza perdere di vista la specificità del prodotto. «Quando sono entrata mi occupavo dello sviluppo del marchio. Oggi, oltre a continuare a portare La Molina nel mondo e a consolidarne la presenza, seguo anche la produzione. È un lavoro che richiede attenzione costante, perché ogni dettaglio deve essere coerente con l’identità dell’azienda. La cosa su cui non siamo mai scesi a compromessi è la materia prima. La scelta è quella di utilizzare ingredienti di qualità, dalle nocciole Igp del Piemonte alle altre materie prime selezionate, senza ricorrere ad aromi e coloranti artificiali».

Un’identità che, per Meucci, passa anche dalla bellezza. «Il nostro motto è “con gli occhi e con la bocca”. Crediamo profondamente che la bellezza abbia un valore, non soltanto nell’aspetto del prodotto, ma anche nella sua capacità di suscitare emozioni>>.

Il packaging, infatti, non è un semplice involucro. «Abbiamo studiato le confezioni perché potessero essere utilizzate anche dopo aver consumato il cioccolato. Pensiamo, per esempio, al contenitore in vetro dell’uovo di Pasqua: può continuare a vivere in casa, conservando altri oggetti. Per noi è importante che anche ciò che resta dopo il prodotto abbia una sua bellezza e una sua funzione».

La Molina, le scatole in legno

È un approccio che si riflette anche nella scelta di non inseguire necessariamente i grandi volumi. «Siamo un marchio di nicchia e non vogliamo snaturarci per raggiungere numeri sempre più alti. Utilizziamo materie prime di qualità e proponiamo prodotti particolari, con un posizionamento di prezzo che non può essere quello della produzione di massa. La nostra forza è proprio questa differenza».

La Molina non è un’azienda bean to bar, ovvero non parte direttamente dalla fava di cacao per compiere internamente tutte le fasi della trasformazione, ma lavora il cioccolato utilizzando coperture e materie prime acquistate da fornitori specializzati. Una distinzione tecnica che non impedisce di sviluppare una produzione caratterizzata da lavorazioni accurate, ricette originali e attenzione alla presentazione.

La Molina, il cioccolato fuso

La Molina, cioccolatiera

Il laboratorio racconta meglio di qualsiasi catalogo il lavoro che precede il prodotto finito. La salvia e lo zenzero vengono caramellati per diventare ingredienti di alcune praline; la frutta entra nella preparazione di gelatine realizzate a partire dalla polpa, senza affidarsi agli aromi; nocciole, pistacchi e altre granelle vengono inseriti nelle diverse lavorazioni. Ci sono tavoli che all’occorrenze possono riscaldare o refrigerare la materia prima, macchinari per la triturazione, linee di ricopertura e tunnel di raffreddamento.

La Molina, tavolette di cioccolato assortite

La Molina, gelatine

La Molina, cioccolatini al pistacchio

La Molina, torta di cioccolatini e praline

Tra le specialità di La Molina c’è l’XXL, un nocciolato proposto in diversi gusti, con un ripieno avvolto da una ricca copertura di cioccolato. La Millestrati è invece una torta che gioca sull’alternanza di diverse varietà di cioccolato, proprio da questa creazione sono nati gli Ottavi, porzioni ricavate dividendo il dolce in otto fette uguali, oggi molto richieste. La ricerca di combinazioni prosegue nelle creme spalmabili, dove i diversi cioccolati si alternano in una composizione che esprime sapori e consistenze diverse.

La Molina, l’ Ottavio

La Molina- tavolette XXL al lampone

Ma il repertorio comprende anche proposte davvero originali, come l’Uovo sottovetro, un guscio di cioccolato che racchiude creme di vari gusti che vanno degustate come si fa con un uovo “a la coque” oppure La Molinoska, una matrioska di cioccolato che racchiude gusci di gusti differenti.

La Molina, uovo sottovetro

La Molina, uovo Molinoska

Alla base dell’identità visiva di La Molina c’è la figura leggendaria di una donna legata alla preparazione della cioccolata in tazza per Maria Teresa d’Austria, moglie di Luigi XIV, il Re Sole. Il suo soprannome, secondo il racconto ripreso dall’azienda, deriverebbe dal molinillo, lo strumento utilizzato per montare la cioccolata. Non è documentata l’identità della protagonista, diventata nel tempo una figura simbolica del marchio, si tratta di un personaggio tra storia e leggenda che ha contribuito all’identità visiva di La Molina.

La Molina, il logo

Questa attenzione all’identità trova espressione nella collezione Natale 2026, ispirata allo Schiaccianoci di Čajkovskij. Le illustrazioni originali, con protagonisti lo Schiaccianoci, la ballerina, il cavallo, il topolino e il cigno, accompagnano confezioni pensate per essere conservate anche dopo le festività. La novità di prodotto è rappresentata dalle boules bi-gusto, sfere tridimensionali di cioccolato che racchiudono frutta secca, disponibili in diverse combinazioni di gusti: dalla nocciola al pistacchio, dal lampone al fondente, fino agli abbinamenti con caffè e cioccolato biondo. Novità di quest’anno le tavolette al pino mugo, per immergersi attraverso il gusto nei fiabeschi paesaggi alpini. Accanto alle nuove creazioni tornano le scatole in legno, le latte illustrate e le confezioni regalo, tutte curate e confezionate a mano, a conferma di un’attenzione al dettaglio che fa parte integrante dell’identità di La Molina.

La Molina, confezione natalizia

Da Londra al Medio Oriente

La dimensione internazionale è una delle direttrici di sviluppo di La Molina. Londra è stata una tappa fondamentale: la presenza da Fortnum & Mason, storici grandi magazzini londinesi, ha contribuito a far conoscere il marchio a un pubblico internazionale, aprendo la strada anche ai mercati del Golfo. L’azienda ha inoltre sviluppato collaborazioni con marchi come Ferragamo e Stefano Ricci, per i quali realizza cioccolatini, e con strutture alberghiere di prestigio in Italia e all’estero.

Proprio in Medio Oriente La Molina ha consolidato la propria presenza attraverso punti vendita monomarca, gestiti in collaborazione con partner locali. L’area del Golfo resta un mercato strategico, nel quale il marchio conta già diversi negozi e valuta nuove opportunità di espansione.

Il successo, spiega il gruppo, non dipende soltanto dalla qualità del prodotto. Anche l’identità visiva che riporta immediatamente al buon gusto italiano, la ricchezza delle ricette e la capacità di proporre un cioccolato sempre riconoscibile hanno contribuito a distinguere La Molina in mercati dove il prodotto viene spesso acquistato per essere regalato.

Per FaroAlto, la sfida consiste nel valorizzare questa specificità e, al tempo stesso, nel trasformarla in un progetto di sviluppo. L’ipotesi è quella di rafforzare la presenza del marchio anche in Italia, attraverso spazi dedicati all’interno di locali del gruppo, e di valutare nuove aperture internazionali. Non un franchising tradizionale, nelle intenzioni dichiarate, ma una crescita affidata a collaborazioni e licenze del marchio.

Il patrimonio delle insegne storiche

La Molina non è un caso isolato. Nel portafoglio di FaroAlto figurano anche Gamberini 1907, storica pasticceria bolognese con tre punti vendita e un impianto produttivo, e Taveggia 1909, insegna milanese legata alla tradizione della pasticceria.

L’acquisizione di Gamberini 1907 porta con sé una componente industriale e tecnologica utile alla produzione di lievitati da colazione, panettoni e colombe. Accanto ai locali, dunque, c’è una struttura produttiva che può sostenere più marchi, lasciando a ciascuno la possibilità di conservare una propria identità commerciale.

A Firenze il gruppo riunisce insegne di profilo diverso: da Scudieri, per il quale è previsto uno sviluppo dell’offerta lungo tutto l’arco della giornata, a Le Giubbe Rosse, storico caffè letterario riaperto nel 2024, fino a Gamberini Curtatone. Realtà differenti, che ampliano la presenza di FaroAlto in città e pongono la sfida di coniugare sviluppo commerciale e continuità con la propria storia.

La Molina Scudieri esterno

La Molina, Le Giubbe Rosse- esterno

La sfida è crescere senza cancellare le differenze, perché dietro ogni insegna storica non c’è soltanto un’attività commerciale, ma un pezzo di memoria collettiva, un legame con il territorio, una pagina della storia gastronomica delle nostre città. Salvaguardare questo patrimonio significa impedire che lo sviluppo si traduca in omologazione, perché un marchio storico non si salva soltanto mantenendone il nome, ma preservando ciò che lo ha reso unico.

Cioccolato La Molina
Via Bologna, 21
Quarrata (PT)
Telefono 0573 -774379
https://lamolina.it/

 

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