La Piana del Sele dopo i blocchi degli autotrasportatori


Piana del Sele

di Talia Mottola

La Piana del Sele, terra feconda, “Orto d’Europa” e capitale italiana della quarta gamma ovvero di verdura già pronta per essere consumata, sottoposta a lavorazioni davvero minime prima di arrivare sugli scaffali.
In questa area a Sud tra la Costiera Amalfitana e quella Cilentana si produce e commercializza oltre il 60% delle insalate pronte al consumo vendute in tutta Italia. Tra i prodotti di punta spicca la rucola della Piana del Sele IGP, oltre a lattughe, spinaci, asparagi, carciofi, fragole e drupacee.
Dal luglio 2024 un’altra eccellenza ortofrutticola della “Chiana” ( così viene chiamata nel dialetto locale la zona pianeggiante attraversata dal fiume Sele) viene riconosciuta come Igp, è il cavolfiore.

Sono numerose le imprese del Nord come La Linea Verde, Ortoromi, o estere come Bonduelle che, avendo scoperto le grandi potenzialità della piana a sud di Salerno hanno cominciato a investire, coltivare, produrre quarta gamma, tessere rapporti con imprenditori locali.
Battipaglia, Eboli, Bellizzi, Pontecagnano Faiano, Montecorvino Pugliano, Capaccio e Serre contano una superficie di coltivazione per la rucola Igp di oltre 3000 ettari con una produzione media di 400 mila tonnellate di prodotto, circa il 75% della produzione nazionale.
L’occupazione è -secondo le stime di Confagricoltura risalenti a circa dieci anni fa- di 9mila persone con un fatturato annuo di 2,5 miliardi .
Come vive oggi il carovita e l’aumento del costo dei carburanti l’area che comprende la pianura fra i monti Alburni e a pochi metri sul livello del mare, dove le condizioni per coltivare e trasformare prodotto fresco sono eccezionali?

Eventi che mettono oggi in crisi gli agricoltori della Piana del Sele, come del resto tutti gli altri dal Sud Italia protagonisti in questi giorni nelle piazze di protesta, iniziano dal rincaro dei costi produttivi (gasolio, energia elettrica, trasporti), passando per i cambiamenti climatici e una mancata tutela e salvaguardia dall’importazione estera.
Le importazioni di cibi stranieri in Italia hanno toccato un nuovo record nel 2023, raggiungendo la cifra di 65 miliardi di euro, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Molti di questi prodotti provengono da Paesi con standard di sicurezza alimentare, ambientale e lavorativa inferiori rispetto all’Italia. Sono particolarmente aumentate le importazioni di grano, principalmente dal Canada, dalla Russia e dalla Turchia, ma anche le importazioni di frutta e verdura straniere hanno mostrato un aumento significativo, con una vera e propria invasione di prodotti provenienti soprattutto dalla Francia, dalla Germania e dall’Egitto. Quest’ultimo, ad esempio, ha più che raddoppiato le sue esportazioni di patate verso l’Italia.
I cibi e le bevande provenienti dall’estero risultano essere oltre dieci volte più pericolosi rispetto a quelli prodotti in Italia. Secondo i dati dell’ultimo Rapporto pubblicato dall’Efsa, il numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari oltre i limiti di legge è stato pari al 6,4% nei prodotti di importazione, rispetto alla media dello 0,6% dei campioni di origine nazionale.
I maxi sequestri sono all’ordine del giorno, come quello avvenuto al porto di Pozzallo, nel Ragusano, dove il nucleo operativo regionale agroalimentare Sicilia (Noras) è intervenuto su un carico da tremila tonnellate di grano di una nave proveniente da Port-La Nouvelle, in Francia, altri controlli a Catania dove è stato effettuato un sequestro di quasi 900 chilogrammi di prodotti ortofrutticoli. E ancora, grano trasportato da una nave battente bandiera panamense e attraccata al porto di Manfredonia (FG), contenente 35 mila tonnellate di grano ufficialmente greco. Analizzati i campioni è emerso un valore elevato (il 40% in più rispetto al parametro massimo) di aflatossina B1. Le aflatossine sono micotossine di origine fungina che prosperano in ambienti caldi e umidi, rilevate con sempre maggiore frequenza negli alimenti consumati nell’Unione Europea. Sono dannose per la salute in termini di genotossicità e cancerogenicità.
Oltre che il danno economico quello alla salute.

Ma ritorniamo alla Piana del Sele. L’idea che si possa resistere a una condizione di crisi arriva da agricoltori che aggregandosi volontariamente e legalmente riconosciuti rafforzano la loro produzione all’interno della filiera alimentare, filiera corta, nel caso di OP Solco Maggiore.
Filomena Vocca è responsabile marketing della OP , “Il corpo azienda della OP Solco Maggiore ha il suo centro nella Piana del Sele, ma aziende associate alla OP sono anche in provincia di Avellino, dove si coltiva la Cipolla Ramata di Montoro, in Costiera Sorrentina dove si coltiva il Limone di Sorrento e fuori regione, in Abruzzo in provincia dell’Aquila, dove si coltiva tra le altre cose, la carota dell’Altopiano del Fucino IGP. Tutti territori vocati a produzioni di qualità, ma diversi se si guarda al paesaggio produttivo”.

Uno dei prodotti di punta è il Cavolfiore della Piana del Sele IGP che come mi conferma Filomena non ha subito variazione di prezzo, “La OP Solco Maggiore si conferma una realtà consolidata nella produzione di brassiche, con una programmazione autunno-invernale 2026/2027 che integra produzioni convenzionali e biologiche, valorizzando la vocazione del territorio e la diversificazione dell’offerta. Senza dubbio tra le brassiche il Cavolfiore della Piana del Sele IGP regna incontrastato. La campagna di raccolta è iniziata questa settimana. Dall’esperienza della scorsa campagna, possiamo affermare che il prezzo non ha subito variazioni e si conferma stabile anche in questo avvio di campagna. Il prodotto, in quanto prodotto di qualità certificata e riconosciuta, mantiene il suo valore garantendo il giusto margine per il produttore”.
E sul carovita la sua risposta sottolinea l’attenzione diretta al produttore, “L’argomento carovita e costo del carburante resta un problema serio per gli operatori del settore. Una domanda da porsi potrebbe essere: come sostenere il reddito del produttore agricolo. Ciò che una organizzazione di produttori, come Solco Maggiore, può fare è assolvere al compito di tutelare il campo, offrendo all’azienda agricola la giusta assistenza tecnica, presentando un’offerta con leve di comunicazione importati da cui le produzioni di qualità possano trarre beneficio nel medio e lungo periodo. La tutela del produttore sta nel sostenere la qualità del prodotto e la cura del territorio, insieme ad una narrazione efficace affinchè il consumatore possa riconoscerne il valore”.

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