Le Ali di Mercurio e la Microzonazione di Cantine Di Marzo: il Greco di Tufo


di Antonio Di Spirito

In un recente evento romano dedicato a Vincenzo Mercurio (Le Ali di Mercurio), enologo fra i più stimati e quotati, sono stati presentati i vini di tutte le aziende cui presta la sua consulenza.
Oltre 30 le aziende viti-vinicole, dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, Sardegna ed isole Pontine comprese. A Mercurio bisogna riconoscere la mano “leggera” e “felice” nel processo produttivo, lo studio del territorio e del vitigno e l’impegno a ricercare l’aderenza al territorio ed alla tipicità, senza cedere a ruffianerie o banalità. In effetti questo filo conduttore lo abbiamo ritrovato nei vini presenti ai banchi d’assaggio; sia per i vini bianchi, quanto per i rossi.

Vincenzo Mercurio

Molti i vini buonissimi; per alcuni di essi è d’obbligo la menzione.

2 VIITE di PIETRO MOSCHETTI – 2 Vite Rosso 2022: un blend molto equilibrato di aglianico di Taurasi e piedirosso della Penisola Sorrentina; generoso, spontaneo e genuino, con frutti rossi e neri ben maturi. Complesso e materico.

ANTICHE CANTINE MIGLIACCIO – Fieno di Ponza 2024 e Biancolella 2024: vini che sanno di roccia e di sole, ma freschi ed appaganti. Un’opera benemerita aver recuperato quelle viti in una zona impervia e dimenticata ed una fatica immane continuarne la coltivazione. E’ un’emozione berli!

Fieno di Ponza

FATTORIA LA RIVOLTA – Aglianico del Taburno Terra di Rivolta DOCG Riserva 2018: un aglianico fresco, complesso e potente.

I FAVATI – Fiano di Avellino DOCG Riserva 2022, vino tipico, complesso e destinato a lunga vita; il Taurasi DOCG Riserva 2013: grande struttura, equilibrato e nitido

IL VERRO – Pallagrello Bianco 2025 Terre del Volturno IGP, tipico e territoriale, ed uno spumante Sheep Coda di Pecora Terre del Volturno IGP 2022 prodotto con un vitigno recuperato in azienda e poco conosciuto, dotato di grande acidità ed una lunga permanenza (42 mesi) sui lieviti.

LAURA DE VITO – Arianie’ 2023, Li Sauruni 2023, Verzare 2023. Tre stupendi cru di Fiano di Avellino DOCG con piccole differenze sensoriali, ma tre vini di grande caratura: bevibilità e pulizia.

TENUTA DE GREGORIO – Campi Taurasini DOC 2020: semplicemente delizioso e pulito, da un’azienda molto giovane.

Alberata

TENUTA FONTANA – Asprinio di Aversa D.O.C. Alberata 2025: da pochi mesi i vini sono curati da Vincenzo Mercurio e già si apprezza la differenza: la pulizia al naso ed al palato fa apprezzare l’integrità del frutto, Campania Sciascinoso I.G.T. Civico 1 2024 è una gemma enologica da valorizzare di più e comunicare!

TERESA MINCIONE – Il Ventaglio 2024 IGT Terre del Volturno Pallagrello Bianco e Sabbie al Vento 2023 IGT Terre del Volturno Pallagrello Nero: questi due pallagrello alcuni mesi fa erano poco significativi; ora li ho trovati in splendida forma!

Ed ora veniamo al clou della serata: una degustazione tecnica di tre mini verticali di Greco di Tufo; tre cru dell’azienda Di Marzo, declinati in tre annate diverse.

Presentazione Zonazione Vigneti Di Marzo

Siamo in Irpinia, territorio collinare sulla dorsale dell’Appennino meridionale, dove si ritrovano le condizioni pedoclimatiche ideali in termini di escursione termica, esposizione e mineralità dei terreni. Quest’ultima caratteristica è il risultato di più componenti; innanzitutto contribuiscono i resti del fondo marino all’emersione delle terre (in epoca preistorica l’Irpinia era un mare tropicale, i cui resti organici e minerali hanno lasciato il non indifferente patrimonio di zolfo, gesso argille ed altre sostanze); a queste si sono aggiunte le varie colate vulcaniche a cominciare da quella di circa 12.000 anni fa proveniente dai Campi Flegrei e la non trascurabile aggiunta di cenere e lapilli proveniente dal Vesuvio con una eruzione di circa tre mila anni fa, ancora più drammatica di quelle del 79 d.C. o da una delle ultime nel 1637.
Qui interviene la leggenda, tramandata a voce, non suffragata ancora da documentazione, ma che trova riscontri concreti.
Verso il 1650 a Napoli e dintorni imperversava la peste. Le scarse condizioni igieniche ed il sovraffollamento di Napoli e Nola, generato dall’ eruzione del Vesuvio del 1637, spinse molte famiglie a riparare nella provincia di Avellino: Scipione Di Marzo lasciò San Paolo Belsito, piccolo paese del Nolano, e trovò rifugio a Tufo, portando con se, tra le vettovaglie, le marze di un vitigno chiamato Greco di Nola o del Vesuvio. Piantato e coltivato a Tufo, fu ribattezzato Greco di Tufo. Da studi genomici effettuati dalla Dott.ssa Monaco all’università Federico II di Napoli negli ultimi anni, risulta che l’Asprinio di Aversa ed il Greco di Tufo sono lo stesso vitigno e che le diramazioni genetiche sono avvenute proprio verso la fine del secolo 17°.
Un’altra scoperta importante, che rende unica la coltivazione di quel vitigno sulle colline di Tufo: nel 1866, Francesco Di Marzo scoprì che i vigneti giacevano su una riserva di zolfo e diede avvio alla estrazione ed alla trasformazione di quel minerale.
Nei primi anni del 2000, il controllo della Cantina e dei vigneti passa nelle mani della famiglia Di Somma, discendenti diretti della dinastia Di Marzo e Ferrante, che oggi è il punto di riferimento aziendale, detiene il 97% della proprietà. Ha sempre avuto un forte interesse verso la qualità dei suoi prodotti ed è sempre stato appassionato del modello della suddivisione in “cru” largamente praticato in Borgogna. Quando dagli immensi archivi storici di famiglia, ha trovato alcuni documenti dai quali si evince che, seguendo l’esperienza e lo spirito di osservazione, già nell’Ottocento le uve venivano raccolte e vinificate separatamente in base ai vigneti (Serrone, Ortale, Laure): si praticava una sorta di zonazione sulla base delle differenze qualitative e dal gusto dei vini. Per queste evidenze ha commissionato uno studio di zonazione effettuato da Vincenzo Mercurio in collaborazione con il Prof. Mariano Mercurio, pedologo e mineralogista del Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università degli Studi del Sannio. Scopo dichiarato era una ricerca scientifica che razionalmente distinguesse i vari territori e, soprattutto, desse una (eventuale, auspicabile) dimostrazione della fondatezza delle conoscenze maturate nella tradizione. Le conclusioni dello studio, infatti, dimostra ancora una volta che le differenze tra i vini non sono casuali, ma derivano dall’interazione tra suolo, clima e gestione agronomica: il “terroir”. Inoltre, si avvalora l’ipotesi che la viticoltura di precisione, in cui ogni scelta è guidata dalla conoscenza scientifica e dalla profonda conoscenza pedoclimatica del vigneto, è la strada maestra da seguire.

Il vigneto Ortale ha un suolo bilanciato e un microclima fresco. Questa combinazione consente di preservare gli aromi più delicati, come quelli fruttati e floreali. I vini risultano armonici, con note di frutta bianca, miele e una buona finezza aromatica.

Vigna Ortale

Vigna Ortale 2023
Ha colore paglierino carico e brillante. Il quadro olfattivo è caratterizzato da erbe aromatiche, soprattutto salvia, pera e resina. Al palato porta sapori fruttati, mandorla e spezie; il sorso è scorrevole e sapido; l’acidità impera.

Vigna Ortale 2022
Il colore è paglierino intenso. L’anno in più propone profumi di fiori gialli, pera, note di resina e iodate. Il sorso regala sapori rotondi di frutta gialla, mandorla matura, sapidità e freschezza; è asciutto e speziato.

Vigna Ortale 2021
Qualche anno in più lascia trasparire l’inizio del cammino verso la maturità. Al naso si presenta con profumi di fiori bianchi e gialli, salvia, mandorla e note iodate. Al palato manifesta le sue note minerali tipiche: note sulfuree, fumo e tracce iodate; sempre molto fresco e meno asciutto dei due precedenti, meno affilato e leggermente più morbido. Speziato ed armonico.

Il vigneto Laure, posizionato in un luogo molto fresco e con suolo calcareo e povero di sostanza organica, presenta una minore vigoria vegetativa. Questo, anziché essere un limite, favorisce la qualità: i vini risultano eleganti e complessi, con note erbacee, speziate e minerali. L’elevato contenuto di calcare contribuisce a una maggiore tensione e freschezza.

Vigna Laure

Vigna Laure 2023
Molto variegato al naso con profumi più erbacei che floreali; si apprezza il profumo di tiglio, di finocchietto, e di agrume precedono l’immancabile nota fumée e di iodio. Al palato arrivano sapori di agrumi e di mandorla matura con una importante acidità a sovrintendere; poi, le spezie lo rendono persistente. Ottimo equilibrio.

Vigna Laure 2022
Intensi profumi floreali di glicine, note nocciolate e leggera nota affumicata pervadono il naso. Al palato si porge ampio di sapori, molto fresco, sapido, giustamente asciutto ed intensamente minerale. Equilibrato.

Vigna Laure 2021
Erbe aromatiche, mineralità intensa con allume e note sulfuree precedono il profumo del tiglio. Al palato porta sapori di frutta gialla, è sapido ed agrumato; poi arrivano spezie sottili ed intense; grande fusione di sapori; armonico.

Il vigneto Serrone è caratterizzato da un suolo sabbioso con una elevata presenza di potassio; ha, inoltre, una importante capacità di accumulo termico, che favorisce una maturazione completa delle uve. Tali condizioni stimolano la formazione di composti aromatici complessi. I vini risultano strutturati, potenti e stabili nel tempo, con aromi di agrumi, note minerali e sentori evolutivi come idrocarburi e grafite.

Vigna Serrone

Serrone 2023
Profumi più orientati alla frutta tropicale, litchie ed ananas, e meno alle erbe aromatiche; poi c’è la solita nota fumè e di importante mineralità. Il sorso è molto agrumato, ha sapori di miele d’agrumi, ha grande freschezza, una gradevole speziatura e note iodate.

Serrone 2022
Ventaglio olfattivo molto variegato; regala intensi profumi floreali, di miele, un leggero agrume e salvia. Al palato porta intensi sapori agrumati e di frutta gialla matura; alla freschezza tipica del vitigno, si accompagna una piacevole speziatura. Buon equilibrio.

Serrone 2021
Ventaglio olfattivo complesso: parte con un leggero agrume, poi salvia, allume e iodio; grande fusione. Al palato è saporito, asciutto, agrumato, speziato e molto persistente. Grande equilibrio.

Un commento

  1. Tutti buoni ma come recita la famosa espressione del Vangelo secondo Matteo:gli ultimi saranno i primi.Serata di appassionata cultura con vini da godere e conservare.Ringraziamenti particolari a Vincenzo Mercurio (il piccolo grande enologo che mette le ali al nettare di Bacco)a suo fratello Mariano per la lectio magistralis sui suoli dove incidono le vigne al nobile signore Ferrante di Somma proprietario dell’azienda per aver generosamente messo a disposizione i vini ad Antonio per i suoi report sempre precisi ed esaustivi e a Bibenda per l’impeccabile organizzazione di eventi di grande respiro e grandi numeri. FRANCESCO

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