Le Chat Qui Rit: tradizione veneziana, visione contemporanea aVenezia
di Valentina Ruzza
A due passi da Piazza San Marco, un ristorante che ha scelto di abitare il tempo invece di inseguirlo.
Entrare da Le Chat Qui Rit significa sottrarsi per un momento al frastuono di Venezia e ritrovare il senso più autentico dell’ospitalità. Qui non c’è nulla di urlato, nulla di ammiccante.
C’è, piuttosto, quella sensazione rara di essere accolti davvero, avvolti da un’eleganza misurata che non ha bisogno di spiegarsi. Un lusso sottovoce, consapevole, che appartiene solo ai luoghi senza tempo. Le Chat Qui Rit rientra a pieno titolo in quella ristretta categoria di ristoranti che non inseguono il presente perché lo hanno già attraversato. Non per nostalgia, ma per maturità. È un locale che ha capito che oggi il vero privilegio è la coerenza: tra cucina, servizio, spazio e visione. Alla guida c’è Giovanni Mozzato, ristoratore colto e padrone di casa naturale, che ha trasformato uno storico indirizzo veneziano in un luogo di equilibrio e misura. Il suo obiettivo non è mai stato stupire, ma accogliere. Creare uno spazio dove sentirsi bene prima ancora che mangiare bene. Un’oasi di tranquillità nel cuore pulsante della città, costruita attorno a una cucina di alto livello e a un’idea di ospitalità profondamente umana. La storia del locale affonda le radici nel dopoguerra, quando nasce come cocktail bar pre e post teatro, complice la vicinanza con La Fenice. Negli anni Ottanta diventa ristorante self-service, fino alla svolta del 2015, quando Mozzato lo rileva e lo rifonda completamente. Nasce così un bistrot dal respiro internazionale ma dall’anima profondamente veneziana, pensato per essere vissuto in ogni momento della giornata: a pranzo, nel pomeriggio con un light lunch curato e intelligente, a cena, oppure al grande bancone per un drink ben fatto, accompagnato da salumi artigianali scelti con la stessa cura riservata alla cucina. In cucina, la regia è affidata a Leonardo Bozzato e Davide Scarpa, due visioni che non si sovrappongono ma si completano, dando vita a una proposta gastronomica fatta di ascolto, misura e profonda consapevolezza tecnica.
Leonardo Bozzato porta con sé una conoscenza autentica della laguna, maturata prima ancora che ai fornelli. Il mare non lo interpreta: lo conosce. Il suo passato da pescatore e la maturità nautica conseguita al Istituto Tecnico Nautico Sebastiano Venier si riflettono in una cucina essenziale, mai gridata, dove ogni scelta è ponderata e nulla è superfluo. La sua attenzione al rigore, alla precisione e all’armonia richiama una sensibilità quasi orientale, in cui il gesto tecnico non è mai esibizione ma strumento per restituire equilibrio e profondità al piatto.
Il risotto, nelle sue mani, diventa una dichiarazione identitaria: un classico che si fa racconto, capace di tenere insieme tradizione, territorio e visione contemporanea senza perdere eleganza.
Accanto a lui, Davide Scarpa rappresenta l’energia della ricerca. La sua cucina nasce da una curiosità continua, da una passione che attraversa tecniche, consistenze e cotture, sempre con un rispetto assoluto per la materia prima. Dalla bassa temperatura al sottovuoto, ogni scelta è funzionale a preservare l’integrità del gusto e a valorizzare l’ingrediente nella sua forma più autentica. La tecnica, qui, non è mai un esercizio di stile ma uno strumento di precisione sensoriale. Il dialogo tra i due chef è costante e virtuoso: rigore e istinto si incontrano in una cucina che rifugge l’effetto speciale e sceglie la strada, più complessa e più matura, dell’armonia. I piatti raccontano questa visione con chiarezza: dai gamberi scottati su spuma di patate al tartufo nero, con stratificazioni ben calibrate, al pomodoro farcito con baccalà mantecato che rilegge la tradizione veneziana in chiave contemporanea; dalle linguine al granchio con crudo di seppia ed erbe di mare, fino all’ombrina con anguilla affumicata e laccata, dove suggestioni orientali e territorio dialogano senza forzature.
Il servizio accompagna l’esperienza con discrezione e competenza, mai invadente, sempre presente. A completare il percorso, una carta dei vini di assoluto rilievo, curata personalmente da Giovanni Mozzato: oltre 600 etichette in continua evoluzione, molte disponibili anche al calice. Grandi produttori convivono con piccole realtà artigianali, con una notevole attenzione al mondo delle bollicine e una selezione di birre artigianali italiane proposte con intelligenza e misura. Anche il progetto estetico segue la stessa filosofia. Durante il restauro sono stati preservati soffitti lignei, colonne e muri in pietra d’Istria, elementi identitari della Venezia più autentica. Le piastrelle originali, rimosse per affrontare il tema dell’acqua alta, sono state recuperate e trasformate in un elemento artistico. Boiserie in legno, poltroncine in pelle, arredi vintage e tocchi di brocantage locale dialogano con un’illuminazione studiata con cura sartoriale, capace di creare intimità senza mai invadere. Dal 1948 il nome Le Chat Qui Rit – “il gatto che ride” – accompagna questo indirizzo.
Mozzato ha scelto di preservarlo, recuperando la grafica dell’insegna storica e trasformandola in un simbolo identitario. Un gesto che racconta il suo modo di intendere la ristorazione: guardare avanti senza cancellare ciò che è stato. Qui ogni piatto è il risultato di un confronto, non di un assolo. Ed è in questa coralità silenziosa che Le Chat Qui Rit trova la sua cifra più autentica: un luogo raffinato ma accogliente, contemporaneo ma profondamente veneziano, capace di restare nella memoria senza mai alzare la voce.



