Le fettuccine di Alfredo alla Scrofa, Caritas per un giorno

1/2/2020 553
Fettuccine Alfredo
Fettuccine Alfredo

Il celebre piatto che entusiasmò i grandi di Hollywood e i vip di mezzo mondo per un giorno verrà offerto agli homeless della Caritas di Colle Oppio. La ricetta nata per sostenere la moglie del ristoratore dopo le fatiche del parto.

Le celebri fettuccine di Alfredo alla Scrofa, piatto iconico del ristorante romano reso famoso nel mondo da Mary Pickford e Douglas Fairbanks, celebri attori del cinema muto che le assaggiarono durante il loro viaggio di nozze a Roma negli anni ’20 e ne diffusero la conoscenza in tutta Hollywood, arrivano per un giorno alla mensa Caritas di Colle Oppio a Roma.

Mario Mozzetti e Veronica Salvatore, eredi del ristorante ceduto da Alfredo ai loro bisnonni, hanno deciso di rivolgere per un giorno la loro attenzione al popolo dei più bisognosi, “coloro che spesso non posso permettersi un pasto quotidiano e rigenerante. Alfredo di Lelio – ricordano – realizzò le fettuccine per la moglie indebolita dalle fatiche post partum, un piatto energetico e dal sapore inconfondibile che ancora oggi noi realizziamo con la stessa cura. E così il 7 febbraio, in occasione della quinta edizione del National Fettuccine Alfredo Day abbiamo deciso, per il pranzo, di portare le fettuccine fuori dal nostro locale per farle assaggiare a chi ha più bisogno. La Caritas di Roma ci è apparsa subito l’interlocutore migliore e subito ha accolto la nostra idea”.

Dalle 11.00 alle 15.30 presso la mensa Giovanni Paolo II a Colle Oppio verranno distribuiti 400 piatti di fettuccine Alfredo agli homeless che quotidianamente si recano alla Caritas per un pasto quotidiano. Lo staff e tanti amici del ristorante si recheranno in via delle Sette Sale, per cucinare e servire il pranzo. “Un gesto d’amore – sottolineano – che si ripete oggi come allora”.

Se primi ad accendere i riflettori sulle fettuccine di Alfredo furono Mary Pickford e Douglas Fairbanks – rimasero così entusiasti del piatto che una volta tornati negli Stati Uniti fecero realizzare, in segno di affetto, un cucchiaio e una forchetta in oro con incisi i loro nomi, che inviarono ad Alfredo, posate che ancora oggi vengono usate per la mantecatura – da allora ad oggi il ristorante di Alfredo alla Scrofa è stato meta incessante di pellegrinaggi culinari di vip del mondo dello spettacolo, e della politica, della cultura. Di qui sono passati il premier spagnolo Jose Maria Aznar, Audrey Hepbourne e Gregory Peck indimenticabili protagonisti di “Vacanze e Romane”. Tyrone Power, Brigitte Bardot, Gary Cooper, Ava Gardner, il presidente israeliano Rivlin, Frank Sinatra, Ingrid Bergman, Jimi Hendryx, Ringo Star, Marlon Brando, Joan Crawford.

“Quando qualcuno, nel ristorante di via della Scrofa, ordina un piatto di fettuccine Alfredo – spiega Mozzetti – lo chef ha bisogno solo di fettuccine all’uovo preparate in casa, parmigiano reggiano freschissimo e morbido burro di prima qualità. Burro e parmigiano vengono adagiati nell’originale piatto Alfredo, dove vengono poste le fettuccine precedentemente scottate in acqua bollente per pochi istanti.

A quel punto, entra in scena il mantecatore, che con movimenti lenti e continui, precisi come si conviene a un rito che si celebra a ogni pranzo o cena, mescola la pasta per mantecarla alla perfezione, con il parmigiano che, sciogliendosi, crea sulla superficie delle fettuccine un rivestimento ricco e liscio. Il tutto avviene con l’aiuto delle due famose posate d’oro che celebrano la bontà delle fettuccine Alfredo, regalo al ristorante da parte dei divi di Hollywood Douglas Fairbanks e Mary Pickford, innamorati di questo fantastico primo piatto conosciuto durante il loro viaggio di nozze a Roma, nel lontano 1927.

La Caritas di Roma è un organismo pastorale della diocesi che si occupa di promuovere la carità nella comunità cristiana e in tutta la città. Essa opera in 52 centri ed è presente in 158 parrocchie. Un’attività che, solo lo scorso anno, ha visto impegnati più di 4mila volontari per accogliere nelle mense oltre 11mila persone; ospitare 2mila senza dimora, famiglie, vittime di tratta e violenza; curare 4mila malati indigenti, incontrare e sostenere 15 mila detenuti. Grande l’impegno delle parrocchie per dare “ascolto” a 21mila famiglie. Oltre 385mila pasti distribuiti, 210mila pernottamenti, 13mila prestazioni sanitarie, 52mila visite domiciliari a malati e anziani. Un’opera pedagogica che ha coinvolto anche 7 mila studenti delle scuole superiori.

Un commento

    Ines Di Lelio

    https://www.leggo.it/italia/roma/roma_fettuccine_s_night_vero_alfredo_musica_gusto-5020316.html

    http://www.metronews.it/20/02/02/il-vero-alfredo-celebra-le-fettuccine.html

    STORIA DI ALFREDO DI LELIO, CREATORE DELLE “FETTUCCINE ALL’ALFREDO” (“FETTUCCINE ALFREDO”), E DELLA SUA TRADIZIONE FAMILIARE PRESSO IL RISTORANTE “IL VERO ALFREDO” (“ALFREDO DI ROMA”) IN PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE A ROMA – NATIONAL FETTUCCINE ALFREDO DAY

    Con riferimento al Vostro articolo ho il piacere di raccontarVi la storia di mio nonno Alfredo Di Lelio, inventore delle note “fettuccine all’Alfredo” (“Fettuccine Alfredo”).
    Alfredo Di Lelio, nato nel settembre del 1883 a Roma in Vicolo di Santa Maria in Trastevere, cominciò a lavorare fin da ragazzo nella piccola trattoria aperta da sua madre Angelina in Piazza Rosa, un piccolo slargo (scomparso intorno al 1910) che esisteva prima della costruzione della Galleria Colonna (ora Galleria Sordi).
    Il 1908 fu un anno indimenticabile per Alfredo Di Lelio: nacque, infatti, suo figlio Armando e videro contemporaneamente la luce in tale trattoria di Piazza Rosa le sue “fettuccine”, divenute poi famose in tutto il mondo. Questa trattoria è “the birthplace of fettuccine all’Alfredo”.
    Alfredo Di Lelio inventò le sue “fettuccine” per dare un ricostituente naturale, a base di burro e parmigiano, a sua moglie (e mia nonna) Ines, prostrata in seguito al parto del suo primogenito (mio padre Armando). Il piatto delle “fettuccine” fu un successo familiare prima ancora di diventare il piatto che rese noto e popolare Alfredo Di Lelio, personaggio con “i baffi all’Umberto” ed i calli alle mani a forza di mischiare le sue “fettuccine” davanti ai clienti sempre più numerosi.
    Nel 1914, a seguito della chiusura di detta trattoria per la scomparsa di Piazza Rosa dovuta alla costruzione della Galleria Colonna (oggi Galleria Sordi), Alfredo Di Lelio decise di aprire a Roma il suo ristorante “Alfredo” che gestì fino al 1943, per poi cedere l’attività a terzi estranei alla sua famiglia.
    Ma l’assenza dalla scena gastronomica di Alfredo Di Lelio fu del tutto transitoria. Infatti nel 1950 riprese il controllo della sua tradizione familiare ed aprì, insieme al figlio Armando, il ristorante “Il Vero Alfredo” (noto all’estero anche come “Alfredo di Roma”) in Piazza Augusto Imperatore n.30 (cfr. il sito web di Il Vero Alfredo).
    Con l’avvio del nuovo ristorante Alfredo Di Lelio ottenne un forte successo di pubblico e di clienti negli anni della “dolce vita”. Successo, che, tuttora, richiama nel ristorante un flusso continuo di turisti da ogni parte del mondo per assaggiare le famose “fettuccine all’Alfredo” al doppio burro da me servite, con l’impegno di continuare nel tempo la tradizione familiare dei miei cari maestri, nonno Alfredo, mio padre Armando e mio fratello Alfredo. In particolare le fettuccine sono servite ai clienti con 2 “posate d’oro”: una forchetta ed un cucchiaio d’oro regalati nel 1927 ad Alfredo dai due noti attori americani M. Pickford e D. Fairbanks (in segno di gratitudine per l’ospitalità).
    Un aneddoto della vita di mio nonno. Alfredo fu un grande amico di Ettore Petrolini, che conobbe nei primi anni del 1900 in un incontro tra ragazzi del quartiere Trastevere (tra cui mio nonno) e ragazzi del Quartiere Monti (tra cui Petrolini). Fu proprio Petrolini che un giorno, già attore famoso, andando a trovare l’amico Alfredo, dopo averlo abbracciato, gli disse “Alfré adesso famme vede che sai fa”. Alfredo dopo essersi esibito nel suo tipico “show” che lo vedeva mischiare le fettuccine fumanti con le sue posate d’oro davanti ai clienti, si avvicinò al suo amico Ettore che commentò “meno male che non hai fatto l’attore perché posto per tutti e due nun c’era” e consigliò ad Alfredo di tappezzare le pareti del ristorante con le sue foto insieme ai clienti più famosi. Anche ciò fa parte del cuore della bella tradizione di famiglia che continuo a rendere sempre viva con affetto ed entusiasmo.
    Desidero precisare che altri ristoranti “Alfredo” a Roma non appartengono e sono fuori dal mio brand di famiglia.
    Vi informo che il Ristorante “Il Vero Alfredo” è presente nell’Albo dei “Negozi Storici di Eccellenza” del Comune di Roma Capitale.
    Grata per la Vostra attenzione ed ospitalità nel Vostro interessante blog, cordiali saluti
    Ines Di Lelio

    6 febbraio 2020 - 10:20

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