L’Etna e la sfida del Metodo Classico


di Angela Petroccione

A Bolle in Vigna, Tenute Nicosia ripercorre quindici anni di ricerca offrendo lo spunto per leggere l’evoluzione del Metodo Classico dell’Etna.

Quando si parla di Etna vitivinicolo il pensiero corre quasi sempre ai rossi da Nerello Mascalese o ai bianchi da Carricante. Eppure, negli ultimi quindici anni, si è sviluppato un altro percorso favorito da un territorio che combina altitudine, suoli vulcanici, forti escursioni termiche e influenza del mare: quello del Metodo Classico.

L’Etna e la sfida del Metodo Classico – Etna Vista da Trecastagni

Non si tratta più delle intuizioni di pochi produttori né di esperienze isolate, ma di un segmento produttivo che sta progressivamente costruendo una propria identità, sostenuto da un numero crescente di aziende, dall’evoluzione del disciplinare della denominazione e da un’intensa attività di ricerca sul campo.
L’ascesa del Metodo Classico etneo ha trovato in Bolle in Vigna un’occasione stabile di confronto e approfondimento. L’appuntamento annuale organizzato da Tenute Nicosia in collaborazione con l’Associazione Spumanti dell’Etna, dedica ogni edizione a un argomento specifico; quella del 2026 ha scelto come filo conduttore il rapporto tra il Metodo Classico e i vigneti affacciati sul mare.
Un incontro con la stampa, ospitato nella bottaia della tenuta di Trecastagni, ha visto Graziano Nicosia, quinta generazione alla guida di Tenute Nicosia, e Francesco Chittari, presidente dell’Associazione Spumanti dell’Etna, ripercorrere le tappe che hanno segnato la crescita di questo fenomeno.

L’Etna e la sfida del Metodo Classico – La degustazione nella bottaia di Tenute Nicosia

A questo quadro si è affiancato il contributo di Maria Carella, enologa di Tenute Nicosia, che ha illustrato il progetto Sosta Tre Santi e il lavoro sviluppato negli ultimi quindici anni per comprendere come Nerello Mascalese e Carricante possano esprimere il proprio potenziale nella produzione di Metodo Classico.

Dalle prime intuizioni alla crescita della spumantistica nella denominazione

La storia della spumantizzazione sull’Etna è più lunga di quanto comunemente si immagini. Le prime esperienze documentate risalgono al 1870, quando il barone Spitaleri, insieme al botanico e monaco benedettino Francesco Tornabene, sperimentò un Metodo Classico da Pinot Nero commercializzato con il nome di Champagne Etna. Un progetto destinato a interrompersi anche a causa della fillossera, ma sufficiente a testimoniare come la vocazione del vulcano fosse stata intuita già nella seconda metà dell’Ottocento.

L’Etna e la sfida del Metodo Classico – Da destra Graziano Nicosia e Francesco Chittari

La fase contemporanea prende forma oltre un secolo dopo. Sul finire degli anni Ottanta è Emanuele Scammacca del Murgo a credere nelle potenzialità del Nerello Mascalese per la produzione di Metodo Classico, aprendo una strada che negli anni successivi sarà seguita da altri produttori.

All’inizio degli anni Duemila il Cavaliere Giuseppe Benanti amplia ulteriormente questo orizzonte con il suo Noblesse, dimostrando come anche il Carricante possieda caratteristiche particolarmente adatte alla spumantizzazione.

Queste esperienze, inizialmente isolate, hanno contribuito ad aprire una nuova prospettiva per la viticoltura etnea.

Il passaggio decisivo arriva però nel 2011, quando il disciplinare della DOC Etna viene profondamente rivisto. Accanto all’introduzione delle menzioni geografiche aggiuntive riferite alle Contrade, entra ufficialmente nella denominazione anche la tipologia Etna Spumante.

L’Etna e la sfida del Metodo Classico – Graziano Nicosia e la Mappa delle Contrade dell’Etna

È prevista la produzione di spumanti rosati e vinificati in bianco, ottenuti esclusivamente con il metodo della rifermentazione in bottiglia, con una permanenza minima sui lieviti di diciotto mesi e una base ampelografica composta per almeno il 60% da Nerello Mascalese, lasciando fino al 40% ad altri vitigni idonei alla coltivazione in Sicilia.
La prima revisione significativa in materia di spumante arriva nel 2022. Pur mantenendo le due tipologie già previste dal disciplinare originario, la nuova disciplina ne rafforza l’identità innalzando dal 60% all’80% la quota minima di Nerello Mascalese e riducendo al 20% il contributo degli altri vitigni autorizzati.
L’evoluzione, tuttavia, non si è fermata. Come ha spiegato Graziano Nicosia, è attualmente all’esame del Ministero una ulteriore proposta di revisione che recepisce il percorso compiuto dalla denominazione negli ultimi anni.
Tra le principali novità figurano la possibilità di produrre Etna Spumante Bianco ottenuto prevalentemente da Carricante, sempre con una base minima dell’80%, accanto alla tipologia fondata sul Nerello Mascalese; l’introduzione della categoria Riserva; l’innalzamento della permanenza minima sui lieviti a 24 mesi per i Millesimati e a 48 mesi per le Riserve; l’ampliamento della disciplina dei dosaggi, con l’introduzione delle tipologie Dosaggio Zero, Pas Dosé e Brut Nature; oltre alla possibilità di indicare in etichetta il vitigno quando presente nella misura prevista dal disciplinare.
Un’accelerazione verso l’adeguamento che trova una spinta anche nei numeri. Secondo le rilevazioni del Consorzio Etna DOC, tra il 2023 e il 2025 i produttori di spumante sono infatti passati da 22 a 26, mentre gli imbottigliamenti di spumante della denominazione sono cresciuti da 124.725 a 170.925, cifre che fotografano l’attuale configurazione della denominazione e che dovranno essere rilette alla luce delle modifiche al disciplinare oggi in discussione, destinate ad ampliare le tipologie di Metodo Classico riconosciute dalla DOC.

La linea Sosta Tre Santi: quindici anni di ricerca

L’evoluzione del disciplinare racconta come la denominazione abbia progressivamente riconosciuto e accompagnato la crescita del Metodo Classico. Il progetto Sosta Tre Santi mostra invece come questo percorso si traduca in scelte agronomiche ed enologiche.
L’origine vulcanica dei suoli, le altitudini comprese tra i 700 e i 750 metri, le marcate escursioni termiche, la costante ventilazione, la forte esposizione alla luce e la vicinanza del mare creano condizioni particolarmente favorevoli alla produzione di basi spumante caratterizzate da acidità, equilibrio e capacità evolutiva. Ma queste caratteristiche, da sole, non bastano.

L’Etna e la sfida del Metodo Classico – Tenute Nicosia Monte Gorna

È su questi presupposti che Tenute Nicosia ha avviato nel 2011 il progetto Sosta Tre Santi non tanto come estensione di una gamma produttiva ma come vero e proprio laboratorio di ricerca. Le prime sperimentazioni si sono concentrate nei vigneti di Monte Gorna, sul versante sud-orientale dell’Etna, per poi estendersi progressivamente ad altre parcelle aziendali dedicate esclusivamente alla produzione delle basi spumante, seguendo la crescita del progetto.
Come ha spiegato Maria Carella, il lavoro ha interessato ogni fase della produzione: dall’individuazione delle parcelle alle epoche di raccolta, dalla pressatura, limitata al solo mosto fiore con rese basse intorno al 50%, fino alle microvinificazioni e alle degustazioni comparative necessarie per comprendere l’evoluzione delle diverse basi dopo la presa di spuma.

L’Etna e la sfida del Metodo Classico -Maria Carella enologa di Tenute Nicosia

La filosofia produttiva è rimasta costante. Tutte le cuvée sono millesimate, non vengono utilizzati vini di riserva e il vitigno, che è impiegato in purezza, è sempre dichiarato in etichetta. Anche il dosaggio è stato progressivamente ridotto fino a valori inferiori a un grammo per litro, nella convinzione che siano il vitigno, il millesimo e il territorio, più che gli interventi di cantina, a definire il carattere di ogni vino.

La prova del calice

La linea Sosta Tre Santi è costruita su tre diversi tempi di permanenza sui lieviti: 24, 36 e 60 mesi. Il primo è riservato esclusivamente all’Etna DOC Rosato da Nerello Mascalese, mentre gli affinamenti di 36 e 60 mesi sono sviluppati in parallelo sia sul Carricante sia sul Nerello Mascalese.

L’Etna e la sfida del Metodo Classico – La prova del caliceRosato

Su questa articolazione si è sviluppata la degustazione, che ha riguardato per il Rosato il Millesimo 2022, per i due Metodo Classico 36 mesi il Millesimo 2021 e per le due versioni Sessantamesi il Millesimo 2019. Un percorso che ha offerto una chiave di lettura di alcuni dei temi che oggi caratterizzano l’evoluzione del Metodo Classico dell’Etna.

L’Etna e la sfida del Metodo Classico

Il primo riguarda il ruolo dei vitigni autoctoni. La degustazione ha mostrato come, pur sottoposti allo stesso metodo produttivo, conservino una precisa identità espressiva. Il Carricante conferma la propria naturale predisposizione alla spumantizzazione, esprimendo vini caratterizzati da tensione, acidità e verticalità. Il Nerello Mascalese, proposto sia nella versione rosata sia nella vinificazione in bianco, restituisce una lettura più ampia e articolata, dimostrando una notevole versatilità interpretativa. Non emerge un vitigno “più vocato” dell’altro, ma due modalità differenti di leggere lo stesso territorio attraverso il Metodo Classico.
Un secondo elemento riguarda il peso dell’annata. La degustazione ha evidenziato come le condizioni climatiche influenzino l’espressione dei vini senza comprometterne la riconoscibilità. Il Metodo Classico etneo sembra quindi costruire la propria identità non attraverso la ricerca dell’uniformità, ma lasciando che il millesimo continui a dialogare con il carattere dei vitigni e con le specificità del territorio.

L’Etna e la sfida del Metodo Classico – La linea Sosta Tre Santi

Infine, i due Sessantamesi 2019 hanno spostato l’attenzione sul tema del potenziale evolutivo. Gli affinamenti di cinque anni sui lieviti dimostrano che sia Carricante sia Nerello Mascalese possiedono la struttura e l’equilibrio necessari per sostenere permanenze molto lunghe, sviluppando complessità senza rinunciare a freschezza e tensione. È un aspetto che apre prospettive interessanti per il futuro della spumantistica etnea, perché suggerisce come il tempo possa diventarne uno degli elementi distintivi.

Una sfida che riguarda l’intero territorio

L’esperienza di Tenute Nicosia restituisce l’immagine di una denominazione che negli ultimi 15 anni ha compiuto un deciso percorso di maturazione. Dopo le intuizioni dei pionieri e il progressivo consolidamento della produzione, la sfida non è più dimostrare che l’Etna sia un territorio vocato alla spumantizzazione, ma costruire un’identità riconoscibile, capace di valorizzare le caratteristiche dei vitigni autoctoni senza rinunciare alla pluralità delle interpretazioni aziendali.
È un percorso destinato a proseguire anche sul piano della DOC Etna. Le modifiche proposte al disciplinare testimoniano la volontà del Consorzio di tutela di accompagnare l’evoluzione della denominazione, adeguando gli strumenti normativi a una realtà profondamente cambiata negli ultimi quindici anni. Parallelamente, l’Associazione Spumanti dell’Etna continua a favorire il confronto tecnico tra i produttori e a lavorare sulla raccolta dei dati e sulla valorizzazione del segmento.
La costruzione dell’identità del Metodo Classico dell’Etna passerà anche dalla capacità di fare sistema: condividere conoscenze, leggere l’evoluzione delle produzioni e individuare quei caratteri comuni che, pur nel rispetto delle diverse interpretazioni, possano rafforzarne la riconoscibilità nel panorama della spumantistica italiana e internazionale.

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