L’Evoluzione delle guide, cartacee, digitali o verbali che siano, e se il filosofo campano avesse ragione….

27/10/2018 631
Conosco un posto
Conosco un posto

di Marco Galetti

Caro Luciano, se dopo aver letto nella stessa frase le paroline magiche “guide” e “filosofo campano” nella tua testa sono suonati due campanellini, niente paura, mi riferivo a Giambattista Vico e ai suoi corsi e ricorsi storici, e se ci fosse un fondo di ragione nelle sue parole, forse nel fondo del caffè potremmo trovare risposte ma per ora, chi può dirlo…

Dagli anni Sessanta ad oggi, il pranzo della domenica in trattoria e le gite fuori porta a caccia di natura, di osterie incontaminate, di piatti poco contaminati,  riconoscibili e riconducibili all’idea di focolare non sono mai passati di moda, forse il modo di comunicare è cambiato, sessant’anni fa si veniva a conoscenza di quell’indirizzo giusto, di quel locale della gioia che non può venire a noia, tramite il passaparola, poi si sono aggiunte le prime guide cartacee e quelle digitali.

Gli esseri umani tendono a chiedere consigli, indicazioni, per essere rassicurati e indirizzati e le risposte, nel tempo, sono arrivate a seconda del periodo e del contesto, differenziate nei modi ma non nel fine, un posto valido per mettere le gambe sotto il tavolo e sollevare insieme al gomito anche un po’ l’umore.

La cosiddetta crisi del cartaceo è sfociata inevitabilmente nel boom del digitale, guardando avanti ma con un occhio al retrovisore mi chiedo se sia logico abbandonare l’analogico fingendoci tutti fotografi, anzi credendo davvero di esserlo, la professione reporter non è per tutti, me per primo, voliamo a bassa quota, navighiamo a vista, la svista è dietro l’angolo.

Il mondo non si ferma ed è normale adeguarsi e prendere quel che di buono offre la tecnologia, ma se le guide, i blog, le indicazioni e le migliaia di sollecitazioni dal web non arrivano immacolate sul nostro display, se non siamo più rassicurati ma raggirati, inevitabilmente diventeremo diffidenti nei confronti di scrive che non sentiamo come uno di noi con un po’ di esperienza o conoscenza in più ma un’entità che fa un mestiere, poco o fin troppo limpido, non sempre al meglio, tornaconto incluso.

E se Vico avesse ragione… caro filosofo campano, adesso si che mi riferisco a te, se ricominciassimo tutti ad affidarci ad un amico vero, di quelli che non hanno un secondo fine se non quello di condividere i piaceri della vita, se ricominciassimo a parlare affidandoci al passaparola per trovare un luogo vero, terra terra, che fa anche cucina di mare, invece che un luogo pompato che vola finché non si sgonfia perché è finita tutta l’aria sputabile nei polmoni del fufblogger di turno…

 

6 commenti

    Carlo Alberto

    (27 ottobre 2018 - 10:24)

    Il pranzo della Domenica, la trattoria, il passaparola, la vera amicizia, il cibo sano, i sapori veri….. Un mondo che non deve scomparire, bellissimo articolo!!!!

    Marco contursi

    (27 ottobre 2018 - 10:58)

    Il problema è trovare l amico giusto e io quando salgo (fine novembre?) su,ce l ho. :-)

    fabrizio scarpato

    (27 ottobre 2018 - 11:22)

    Una guida aveva, avrebbe, lo scopo di orientare certe scelte all’interno di un sistema comprensibile e condiviso, in cui i ruoli sono ben definiti, e anche i poteri, se vogliamo. Stavo curiosando tra ciò che ho letto e quanto dovrei leggere di Alessandro Baricco: non so se possa considerarsi un filosofo, ma forse tra interviste e analisi si può intravedere una lettura che ci può essere utile e con essa provare a districare e interpretare la dicotomia presente/passato posta da Marco in questo post. Appunto, un post: una cosa che non esisteva fino a qualche anno fa. Come avrebbe fatto Marco a farci conoscere il suo punto di vista? Una lettera? Un articolo? Solo che intanto sono arrivati i barbari, orde di ingegneri che sostenevano come la testa della gente possa esser cambiata non con le parole, ma solo mettendo a disposizione nuovi strumenti, nuovi giochi. Tutto veloce, tutto passante, tutto superficiale: connessioni. I barbari distruggevano e del passato tenevano quel che poteva ancora servire, anche con altri fini, se capitava. Il potere passava da pochi a tutti, ognuno poteva esercitarlo, può esercitarlo, in una corsa cieca verso il futuro. Sono nate nuove élite, nuovi poteri, frammentati, indistinti, ingovernabili. Ma non è possibile tornare agli strumenti del passato, tornare al calciobalilla è solo un gesto nostalgico: non è una gara tra passato e futuro, non sono i corsi e ricorsi storici vichiani. “Non è il Game che deve tornare all’umanesimo. È l’umanesimo che deve colmare un ritardo e raggiungere il Game”. Non dobbiamo spostarci disillusi o invasati tra passato e futuro, ma seguire una terza via: “Se fino a qualche anno fa pensavamo di dover risolvere la contraddizione per superarla, oggi forse abbiamo una prova in più del fatto che quella contraddizione bisogna semplicemente avere il coraggio di assumerla, ritornando umanisti alla fine dell’umanesimo”. Così, nel nostro piccolo mondo gastronomico, pur sempre uno dei giochi di potere all’interno del Game mondiale e culturale contemporaneo, è possibile ancora ragionare di guide, che non cadono dall’alto, ma che viaggiano sull’onda, attraverso connessioni passanti e linguaggi contemporanei, e tuttavia provano a raccontare, provano a ragionare dalla parte di chi si siede a tavola, forse un amico, come dice Marco. Ma non potremmo mai più tornare al passaparola: magari sarà il modo, il contenuto con cui riempire il gioco gastronomico che evidentemente si è voluto spingere troppo in alto, ancora e oltre ogni limite, gravido delle scorie delle razzie barbariche, della voglia di distruggere, ancora ignaro del valore di un approccio umanistico che aiuti ad affrontare il futuro senza fuggirlo impauriti. ** da The Game di Baricco, da L’Inkiesta, da I Barbari di Baricco**

    Francesco Mondelli

    (27 ottobre 2018 - 13:03)

    Mai scordarsi del piacere della vite.Se poi è “Barricato”bisogna dare ragione a Scarpato:il futuro va agguantato mai alienato.Ognuno si attivi e,con intelligenza ed esperienza,anche con l’aiuto di un navigatore più o meno navigato giungerà al posto “sbagliato”.FM.

    luca

    (27 ottobre 2018 - 16:25)

    Trovo interessanti le considerazioni contenute nel post e nei commenti.
    __
    E’ OT ma permettemi di omaggiare un GRANDE NAPOLETANO studiato in tutto il mondo.
    Quest’anno ricorre il 350° anniversario della nascita di Giambattista Vico e Napoli lo celebra in vario modo, convegni ecc…
    __
    Ma in vita Vico fu un “genio incompreso”.
    Vi riporto un pezzo di un articolo a lui dedicato:

    “In una lettera a un amico Vico dice testualmente che dopo aver pubblicato la sua opera a Napoli nel 1725 ebbe l’impressione di averla pubblicata non in una grande città ma in un deserto, in quanto tutti coloro ai quali Vico aveva inviato una copia della sua opera quando lo incontravano facevano finta di niente, non davano il minimo segno di averla ricevuta e non dicevano neanche una parola sull’idea che si erano fatta dell’opera.
    Nella lettera Vico ammette che sentendosi umiliato dal comportamento adottato da quelli che avevano letto la sua opera, evitava di frequentare i luoghi pubblici, proprio per non incontrare nessuno di coloro ai quali aveva inviato la Scienza nuova,
    l’opera più famosa.
    Il motivo per il quale Vico ebbe risultati così deludenti dalla pubblicazione della sua opera più importante è molto semplice:
    le idee che egli vi esprimeva erano totalmente ed assolutamente in contrasto con le IDEE PREVALENTI nella sua EPOCA, nella quale dominavano incontrastate le idee di Cartesio”.
    __
    Insomma Giambattista Vico fu, a modo suo, un anticonformista.
    __
    Dalla sua vita può venire una riflessione, per chi voglia fare critica gastronomica anche con le NUOVE TECNOLOGIE.
    Anche se CAMBIANO i MEZZI la SOSTANZA rimane la stessa:
    informare con onestà e sincerità i lettori,
    stare “sempre” dalla parte dei clienti, giudicare con imparzialità tutti i tipi di locali, ecc…
    Non basta avere un buon palato.

    Anche se SI RISCHIA, come Giambattista Vico, di essere isolati dal SISTEMA.

    E, credetemi, questo è molto difficile nell’Italia dei nostri tempi.
    Come lettore e appassionato attento, e non superficiale come chi legge classifiche e titoli di fretta, questo SPIRITO non lo vedo realizzato nella critica gastronomica italiana e nei food blog italiani.

    Chiaramente vi sono le eccezioni e non si può generalizzare.

    Marco Galetti

    (27 ottobre 2018 - 17:01)

    Era una provocazione per poter cercare di accettare quel che non sapevo di sapere…
    sono contento di avervi “stanato” cari amici presenti, vicini o lontani è relativo

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