Marina di Camerota, i piatti della Taverna del Mozzo e la cucina della gioia di Davide Mea

28/6/2020 7.3 MILA

Taverna del Mozzo a Marina di Camerota
Via Lungomare Trieste 95 (porto di Marina di Camerota)
Tel. 0974. 932774
Sempre aperto, a pranzo e a cena.

La taverna del mozzo, lo chef Davide Mea con la moglie Assunta
La taverna del mozzo, lo chef Davide Mea con la moglie Assunta

Davide Mea e la moglie Assunta sono un riferimento ormai da 6 estati nella splendida Marina di Camerota, un luogo che in un Paese normale starebbe aperto nove mesi l’anno ma che invece vive sette, otto settimane al massimo, come tutto il Cilento. Davide Mea però ha fatto due mosse che lo hanno fatto decollare: stare aperto il più possibile, senza fare il conto del cece in quelle settimane in cui ci sono pochi coperti e, cosa più importante, capovolgere la visione del proprio lavoro, passando dalla voglia di cucinare per far vedere quanto si è bravi alla cucina per la gioia dei clienti.
Con queste due mosse il locale è diventato un must, supportato dalla panineria di mare che è proprio affianco. Cucinare per i clienti vuol dire far seguire le ricette alle stagioni e non viceversa, anche alle stagioni della pesca, unire due o tre elementi di una formidabile materia prima, quella di uno dei mari italiani più pescosi perchè meno antropizzati (trentamila anime al massimo per dieci mesi l’anno su cento chilometri di costa da Agropoli a Sapri.

La taverna del mozzo, il pescato del giorno
La taverna del mozzo, il pescato del giorno
La taverna del mozzo, il pescato del giorno
La taverna del mozzo, il pescato del giorno

Ed è così che La Taverna del Mozzo a Marina di Camerota è diventato uno dei migliori locali di pesce del Basso Tirreno. Ci eravamo stati a cena un paio di anni fa con Mario Notaroberto, ci siamo tornati a pranzo e siamo rimasti entusiasti. Persino le vongole avevano un sapore, quello delle vongole di un tempo. Siamo stati anche fortunati perchè in mattinata Davide aveva beccato dei ricci di mare oltre ad una aragosta di Palinuro, vera squisitezza senza eguali al mondo, e poi pezzogne, ricciole, sanpietro e coccio.
C’è dunque una carta, segnaliamo ad esempio gli spaghettoni con le vongole e i peperoncini verdi che qui si chiamano friggitelli, oppure con le alici di menaica; ma la cucina si propone anche in base al pescato del giorno. Ed è così che noi ci godiamo una indimenticabile linguina di Gragnano con l’aragostina di Palinuro.
La formula è semplice, ed è quella che sta sfondando in Campania con sale sempre piene: una buona batteria di crudi (tartare e carpacci) con il pescato del giorno, condite con materia prima dell’orto cilentano e i grandi olii di Nicolangelo Marsicani, il profeta dell’olio d’oliva nel Cilento. Bei primi piatti di pasta secca con il mare (l’alternativa era lo spaghetto con i ricci), i secondi che sono presentati con le classiche cotture se scelti dal vassoio che si fa vedere al cliente appena seduto, oppure in crosta di oliva con filetti di pesci più grandi (in questo caso ricciole).
Una materia prima eccelsa venduta a buon prezzo: il conto oscilla tra 50 e 60 euro per un pasto completo, ma con due piatti e un benvenuto dalla carta difficilmente superate i 40. Buoni anche degli antipastini caldi, più economici rispetto ai crudi, come l’insalata di mare tiepida.

Taverna del mozzo

La Taverna del Mozzo a Marina di Camerota vive nelle belle giornate dello spazio antistante, il successo di pubblico è assicurato. Almeno sino a ottobre. «Andammo a Milano -racconta Davide – a mangiare da uno stellato, tutto buonissimo ma pochi tavoli occupati. Poi in un locale alla moda con crostacei importati e pesci di allevamento, bene: era tutto pieno e con conti da 150 euro in su. Allora lì ho capito che il mio estro doveva mettersi al servizio di una materia prima infinitamente superiore e della gioia dei mie clienti che tornano sempre. Vorrebbero sempre stare qua».
Un processo simile a quello di altri ragazzi che hanno la testa sulle spalle e che riescono dunque a creare un locale sostenible con la sala, assumere dipendenti (qui ormai sono otto) e ad avere un buon rapporto con i fornitori che vengono pagati sull’unghia, subito. Per non parlare di una bellissima carta dei vini che parte dal Cilento e arriva nello Champagne (il locale è Club Pommery).
Così Davide Mea diventa un po’ la parabola di quello che sta succendo alla cucina italiana, soprattutto adesso che la fuffa e il frou frou è stato spazzato via dalla pandemia. Una formula che esalta lo chef non perchè fa cose strane, ma per la sua capacità di esaltare, anche con tecniche moderne, la materia prima, il prodotto che è l’unico motivo del viaggio di chi ama mangiare. Dove mai si potranno trovare cozze così sapide, ricci così dolci e aragoste così saporite?
Il servizio è attento, scrupoloso, informato e mai pesante. Insomma un locale dove si sta bene e di cui non si può fare a meno una volta che lo si è conosciuto.
Già, la domanda che viene spontanea è: perchè tornare in città e lasciare questo Paradiso?

 La taverna del mozzo, scorcio dei tavoli all'aperto
La taverna del mozzo, scorcio dei tavoli all’aperto
La taverna del mozzo, il benvenuto con la mozzarella nella mortella
La taverna del mozzo, il benvenuto con la mozzarella nella mortella
La taverna del mozzo, ricci e ostriche
La taverna del mozzo, ricci e ostriche
La taverna del mozzo, ricci e ostriche, dettaglio
La taverna del mozzo, ricci e ostriche, dettaglio
La taverna del mozzo, crudo di pezzogna con olive Salella ammaccate del Cilento
La taverna del mozzo, crudo di pezzogna con olive Salella ammaccate del Cilento
La taverna del mozzo, il pane cilentano
La taverna del mozzo, il pane cilentano

Taverna del Mozzo Marina di Camerota

La taverna del mozzo, linguine con aragosta del Cilento
La taverna del mozzo, linguine con aragosta del Cilento
La taverna del mozzo, filetto di ricciola in crosta di olive su zuppetta di fagiolini e frutti di mare
La taverna del mozzo, filetto di ricciola in crosta di olive su zuppetta di fagiolini e frutti di mare
La taverna del mozzo, il vino
La taverna del mozzo, il vino
La taverna del mozzo, il porto di Marina di Camerota
La taverna del mozzo, il porto di Marina di Camerota

 

Report del 23 giugno 2016

La Taverna del Mozzo di Davide Mea si è preparato alla stagione estiva con un nuovo menu. Abbiamo riprovato con piacere questo piccolo e giovane locale a Marina di Camerota, incastonato nel piccolo porto della costiera cilentana, e che abbiamo seguito sin dagli esordi.

La cucina marinara di Davide, autodidatta, è oggi sicuramente più matura e convincente anche se sempre profondamente legata alla sua terra – e alle sue tradizioni gastronomiche. E infatti, proprio come il paesaggio Camerota è un’intessitura naturale tra mare, terra, ripide alture e corsi d’acqua (che parte dal massiccio del Bulgheria fino al Capo Infreschi, passando per il Mingardo) così la cucina di Davide si diverte ad intrecciare terra e mare, desiderio di sperimentazione e legame alla tradizione di contadini e massaie, con i quali lo chef ama conversare.

Taverna del Mozzo, insalata di rucola e
Taverna del Mozzo, insalata di rucola con filetto di sgombro marinato

Iniziamo con un’insalata di rucola con filetto di sgombro marinato. E continuiamo con l’alice ripiena a mo’ di alice nchiappata, antica ricetta di pesce delle zone interne del Cilento, qui presentata in una versione light con ricotta di bufala e una salsa fresca di datterini e peperoni. Ancora, ‘acquasale’ raffinato: pane bagnato con acqua di gamberi, burrata d’Andria, pomodorino confit, olive tostate e acqua di pomodoro.

Taverna del Mozzo, alice inchiappata
Taverna del Mozzo, alice inchiappata
Taverna del Mozzo, acquasale
Taverna del Mozzo, acquasale

Gli spaghetti alla chitarra con colatura di alici di menaica (le alici sono presidio Slow Food) sono un primo piatto di grande soddisfazione; appaganti grazie al gusto morbido e rotondo della burrata d’Andria e la freschezza dell’origano in buon equilibrio.

Taverna del Mozzo, gli spaghetti alla colatura di alici di menaica
Taverna del Mozzo, gli spaghetti alla colatura di alici di menaica

Un piatto ricco e piacevole anche il risotto al nero con seppia, pane panko, crema di piselli, polvere di pesto e polvere di peperone crusco: una interessante rivisitazione del classico seppie e piselli.

Taverna del Mozzo, seppie e piselli
Taverna del Mozzo, risotto seppie e piselli

Sempre in carta, invece, uno dei piatti meglio riusciti (e sempre richiesti) della Taverna: la minestrella di fiori di zucca con la lucerna: un piatto che affonda le sue radici nella tradizione e che Davide ha appreso dalla nonna e dalla mamma.
Infine, un altro abbinamento da manuale, ceci e baccalà. Qui il baccalà alla griglia è quello di qualità Giraldo ed è servito con un tortino di ceci neri e cicerchie dell’Azienda Tancredi di Controne.

Taverna del Mozzo minestrella
Taverna del Mozzo, minestrella
Taverna del Mozzo, ceci e baccalà
Taverna del Mozzo, ceci e baccalà

Insomma, se cercate un posto di mare vero e genuino, che riesce con abilità e garbo – anche grazie ad un servizio informale ma efficiente e ad una piccola carta dei vini rispettosa del territorio – a dribblare con successo il caos delle settimane estive, questo è il posto che fa per voi. Una cucina molto moderna per impostazione e levità dei piatti ma allo stesso tempo solida, grazie ai continui richiami alla tradizione delle case cilentane.
testo Maura Ciociano
fotografie di Toni Isabella

TAVERNA DEL MOZZO MARINA DI CAMEROTA
Cuopperia Bioshop
Via Lungomare Trieste 95 (porto di Marina di Camerota)
Tel. 0974. 932774

2 commenti

    Mondelli Francesco

    Ricci ed ostriche:con la qualità che traspare dei primi le ostriche l’hanno buscate di brutto.Ad maiora da FM per il pescato del giorno che purtroppo il mare non regala tutti i giorni FM

    28 giugno 2020 - 21:34

    Enrico Malgi

    Grande personaggio Davide Mea, semplice, umile, schietto e molto bravo. Insieme con la moglie forma una splendida ed affiatata coppia.

    29 giugno 2020 - 16:11

I commenti sono chiusi.