Massimo Di Porzio: dopo l’Unesco tutti vogliono salire sul carro del vincitore, anche chi diceva che il modello napoletano è superato

20/1/2018 1.8 MILA
Lello Surace, Antonio Pace e Massimo Di Porzio

di Luciano Pignataro

“Devo dire che l’effetto del riconoscimento Unesco è andato oltre ogni previsione. A parte le telefonate di congratulazioni, oggi tutti stanno mangiando pizza, napoletani e turisti. Molti sono venuti addirittura di proposito per festeggiare. Ora tutti, anche quelli che l’hanno combattuto, stanno salendo sul carro del vincitore”.
Massimo Di Porzio, presidente della Fipe di Napoli, vicepresidente dell’Associazione Verace Pizza e titolare di un locale che ha festeggiato da poco i cento anni, agli assalti dell’Immacolata era abituato. Ma ieri è stato incontenibile.

Dunque è prevedibile un effetto lungo di questa novità per Napoli?
“Beh si, già la pizza e famosa, ma sicuramente molti verranno da noi per provarla proprio  come si va a vedere un monumento tutelato. Noi italiani non diamo molta importanza a queste cose, ma gli stranieri si, il semaforo vedere dell’Unesco all’arte del pizzaiolo non è affatto uno scherzo”.

Passata la sbornia di gioia e di feste, cosa sarà necessario fare per mantenere il vantaggio?
“Due cose soprattutto. Primo non dare l’idea che si sfrutta l’Unesco come un marchio commerciale. Quindi no a pizzerie che si chiamano così o anche a semplici pizze. Su queste cose gli ispettori dell’Unesco sono molto attenti e come un riconoscimento è stato dato può anche essere tolto”.

L’altra?
“Sicuramente c’è il problema della formazione che deve essere un tema da porre alla Pubblica Istruzione. Come si diventa pizzaiolo, come si trasmette quest’arte. Sinora i nostri corsi hanno riempito un vuoto lasciato dal pubblico perché il mestiere di pizzaiolo neanche esiste. Serve assolutamente un intervento legislativo in questa direzione. Come giustificare di fronte all’Unesco il fatto che questa arte non si insegna nelle scuole pubbliche? Poi magari si potranno trovare sinergie con il privato, ma un punto fermo ci deve essere”

Resta appeso anche il discorso il marchio Stg, qualcosa che rischia di sparire se non si aggiorna.
“In effetti è così, ci siamo mobilitati quando era a rischio, ma poi nessuno ha portato avanti un ragionamento che arrivasse a un risultato. Credo che adesso le due associazioni principali, che in questi anni hanno dimostrato affidabilità, devono porsi anche quest’obiettivo”.

Qual è il problema?
“Sono napoletane stg solo la margherita e la marinara. E per esempio una con la pappaccelle o le torzelle no? Cosa determina l’essere o non essere pizza napoletana? Su questo bisogna andare al più presto al sodo e decidere”.

Massimo Di Porzio è un falco dei tradizionalisti?
“Assolutamente no, sono per l’aggiornamento nel solco della tradizione”

Molti interventi su Facebook sono apparsi abbastanza chiusi verso alcune novità introdotte?
“Beh se invece di un impasto diretto fai un biga che trasforma la pizza in un pane, se stendi e non usi la tecnica dello schiaffo allora stai facendo un’altra cosa, certo non una pizza napoletana. Queste cose sono già acquisite perché sono il frutto di secoli di storica. La pizza è qualcosa di veloce, quando vedo che si sta cinque minuti a completare una pizza uscita dal forno penso che siamo lontani, lontanissimi, dalla nostra cultura, che è appunto quella riconosciuta dall’Unesco.
Le focacce, buonissime, non vanno confuse con il prodotto dell’Arte dei Piazzaioli Napoletani”.

A parte queste considerazioni sul prodotto, cosa dire dell’eccesso di ricerca di visibilità?
“Penso sia uno dei mali di questi ultimi anni. Le ambizioni sono legittime, per carità, ma vedere un ministro Dario Franceschini essere accolto da pizzaioli famosi significa sacrificare la coerenza in nime della visibilità fine a se stessa: quel ministro aveva votato contro la proposta dell’Arte dei Pizzaioli all’Unesco. Da sempre i politici cercano visibilità con la pizza, ma fargli da spalla non mi sembra una buona mossa”.

Dunque?
“C’è spazio per tutti, ma dobbiamo essere uniti nei momenti fondamentali. Ecco perché noi lunedì abbiamo lanciato lo slogan “Uniti si vince e uniti si festeggia. Non servono fughe in avanti e stiamo attenti a non farci fregare per l’ennesima volta, sarebbe davvero un peccato”.

Un commento

    Ciro Iengo

    (25 gennaio 2018 - 11:12)

    Limpida l’intervista ed anche super chiara per chi non vuol capire. Riporto il commento invece che ho scritto 10 minuti fa sulla pagina di Massimo Di Porzio per un suo ulteriore ed ultimo chiarimento: È un fatto culturale perché è cresciuta la Cultura dell’arte della Pizza, motivi per i quali c’è un disciplinare da rispettare. Tutti devono rispettare il disciplinare, le firme hanno dato si un ulteriore spinta per il riconoscimento ma alla base c’è una Storia raccontata, un modus facendi ed operandi. Lo stesso per i luoghi e le strutture che sono Patrimonio Unesco c’è Storia modo di costruire ed operare. Viva tutti i Pizzaiuoli del Mondo che rispettano le regole per la vera Pizza Napoletana… Cioè ” L’Arte del Pizzaiuolo “. L’anno Mondiale del Cibo godiamocelo c’è anche la Dieta Mediterranea, diamoci da fare avanti tutta.

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