Michele Turco, la morte (violenta) dell’ultimo pastore


Michele Turco custode della transumanza

di Talia Mottola

E’ morto l’ultimo transumante del Gargano, Michele Turco, lo hanno investito mentre a piedi accompagnava il suo gregge sulla strada che collega San Giovanni Rotondo a Manfredonia in provincia di Foggia.
La sua morte mi colpisce perché vengo da questo mondo, quello della pastorizia e dei mandriani, fatto di enormi sforzi fisici, sacrifici, ma soprattutto so cosa vuol dire l’assenza di uomini come Michele per i pastori, per gli allevatori, e per un intero territorio a cui mancherà per sempre, l’uomo, e quello che ha rappresentato.
La transumanza sul Gargano ha una storia millenaria, patrimonio Unesco, è caratterizzata dai tipici “tratturi”, le vie battute da pastori che con le mandrie emigrano in base alla stagione alla ricerca di pascolo, interessando in questa zona in particolare la Puglia, il Molise e l’Abruzzo.
Sul Gargano sono giorni di cammino che toccano località chiave come San Paolo di Civitate, Santa Croce di Magliano, Ripalimosani e Frosolone.
Michele Turco era uno dei veri custodi di questa pratica che salvaguarda il territorio montano e collinare. Senza allevatori che vivono la montagna e le colline non c’è cura, solo abbandono. Non solo, la transumanza ad oggi rappresenta uno dei tasselli importanti per un turismo a contatto con la natura, è nei percorsi lungo i tratturi che si conoscono il paesaggio, la cultura, e la gastronomia locale.
Michele Turco molto probabilmente non pensava a tutto questo quando ha incominciato a fare il pastore, un lavoro che faceva tutti i giorni, tutto il giorno. Il destino lo ha portato via a 66 anni mentre era al pascolo con il suo gregge, investito da un’auto.
Un pezzo di storia che va via. Ora c’è da domandarsi cosa accadrà con la scomparsa degli uomini simbolo di questo patrimonio inestimabile culturale e umano. C’è da chiedersi quindi, dopo la ruralità cosa viene?

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