Dieci vini dolci italiani da non perdere

24/3/2018 3.7 MILA

di Adele Elisabetta Granieri

Da nettare a cui i commercianti fenici e greci affidavano le proprie sorti attraversando il Mediterraneo per diffondere il rito del simposio, a vino da meditazione e da centellinare con parsimonia.
Perfetto sui dessert, ma particolarmente godibile  con gli abbinamenti più azzardati, come il foie-gras e le ostriche, il vino dolce è una delle ricchezze imprescindibili del nostro Paese.
Le tecniche di produzione sono diverse: dall’appassimento su pianta, magari attraverso “muffa nobile” o sfruttando il gelo invernale (ice-wine), a quello forzato, con i grappoli stesi su graticci o appesi a “torcolo” o, ancora, da vendemmia tardiva, fermentazione parziale del mosto e, per i vini liquorosi, “fortificazione” con alcol.
Nella storia della viticoltura italiana, i vini dolci ricoprono un ruolo di particolare importanza per la loro caratteristica di identificarsi, attraverso tecniche e tradizioni, con i territori di origine. Territori da assaporare ripercorrendo lo Stivale da nord a sud, attraverso dieci ottimi vini dolci italiani da non perdere

Moscato d’Asti “Lumine”, Ca’d’Gal
La vivace effervescenza si coniuga alle note di pesca bianca, acacia e salvia, con un sorso armonico e rinfrescante.

“Regina di Felicità”, Cascina Baricchi
Un Moscato dolce Metodo Charmat prodotto tramite la pressatura delle uve totalmente ghiacciate e l’aggiunta di mosto fresco. Profuma di agrumi, fiori bianchi ed erbe aromatiche e si declina in un sorso di grande freschezza ed equilibrio.

Recioto di Gambellara “Cul d’Oro”, Davide Vignato
Da uve Garganega appassite in “picai”, questo recioto sa di albicocca essiccata e mandorla , con una delicata nota di fave di cacao. Il sorso è elegante, con una leggera vena sapida ad equilibrare.

Mufato del Plino, Tenuta Il Plino
L’Emilia Romagna ci regala quest’Albana in purezza, da uve stramature attaccate da muffa nobile e vinificate con fermentazione e affinamento in barrique. Un vino dai profumi di albicocca, fiori freschi e frutta secca, di straordinario equilibrio tra dolcezza e acidità.

Sciacchetrà Riserva, Forlini Cappellini
Da uve autoctone delle Cinque Terre, quali Bosco, Vermentino e Albarola, nasce questo gioiello della viticoltura eroica ligure dai sentori di datteri, agrumi canditi e fiori freschi, seguiti da delicate note di mandorla e pepe bianco e dal sorso avvolgente, fresco e sapido.

Vin Santo del Chianti Rufina, Fattoria Sevapiana
Da uve Trebbiano, un Vin Santo che profuma di frutta secca, miele e cera d’api, dal sorso invitante e caldo.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito “Brumato”, Garofoli
Un passito da uve Verdicchio raccolte tardivamente, che si esprime sulle note di frutta essiccata, mallo di noce e spezie dolci, con un sorso di grande eleganza e personalità.

Falanghina Passito, Castelle
Dal cuore del Sannio arriva questa Falanghina, vincitrice dello scorso “Napoli Wine Challenge”, dai profumi di agrumi canditi e nocciole tostate e dal sorso profondo e caldo, non stucchevole.

Marsala Superiore Ambra Dolce “Heritage”, Francesco Intorcia
Un Marsala che sa di fichi secchi, datteri e scorza d’arancia candita, con una delicata nota di liquirizia in sottofondo. La dolcezza è elegantemente equilibrata da un sorso dinamico.

Passito di Pantelleria “Khamma”, Salvatore Murana
Da uve Zibibbo coltivate ad alberello pantesco, viene prodotto questo passito dai sentori di fichi secchi e ananas ed una nota di vaniglia appena percepibile. Un vino in cui le note calde e morbide sono sostenute da una gradevole freschezza.

3 commenti

    Marco Galetti

    (24 marzo 2018 - 09:16)

    Il Vin Santo è di Selvapiana, saluti da un mezzo toscano

    Marcello

    (24 marzo 2018 - 11:15)

    omettere il “Ben Rye'” di Donnafugata o il “Muffato della Sala” di Castello della Sala e’ un “crimine contro l’enologia Italiana…

    denny

    (24 marzo 2018 - 14:56)

    Ottimo il moscato del Vulture dolce ma non stucchevoli di Cantine di Venosa e Paternoster anche la malvasia spumante di Martino
    prosit

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