Montano Antilia, i formaggi di Filomena Merola: laureata e allevatrice

31/3/2016 56.3 MILA
Filomena Merola con le sue caprette
Filomena Merola con le sue caprette

di Nicola Nicoletti

“Il futuro è il bio, mettiamocelo bene in testa tutti”. A essere una “tosta” Filomena Merola, in verità, lo è stata da sempre. Una laurea a Milano in Economia e Commercio alle spalle con tesi in Diritto Commerciale, ma nel presente della mora ragazza di Montano Antilia, uno sguardo sicuro e fiero, c’è un quotidiano con un piede in campagna con le capre, a lavorare il latte, e l’altro a portare la contabilità come commercialista in due studi professionali. Capacità delle donne di incastrare più cose assieme. Ha iniziato combattendo contro le irrisioni di chi non capiva il suo amore per la terra e gli animali: una laureata tra le capre. Lei, con nessun allevatore o pastore in famiglia. “Commercialista per hobby, così dicono”, commenta ridendo. “Abbiamo un grande tesoro: la natura”. Dalla stalla escono i belati degli ultimi nati: capretti Camosciati, la razza montana degli stambecchi, e i Saanen. “Ci danno anche 4 litri di latte al giorno. Le Cilentane sono più robuste, ma producono meno della metà”, spiega aprendo la stalla mentre scappano e saltellano cento capre alla vista del prato verde, guidate dal cocciuto capobranco.

Filomena Merola con le caprette
Filomena Merola con le caprette

In jeans e lunghi stivali neri, controlla che i capretti prendano il latte dalle mamme mentre mostra “Amaltea”, la sua azienda, piccola, ma portata a esempio di efficienza e capacità imprenditoriale. Siamo in minuscolo borgo, su di una collina spersa tra le stradine interne più o meno praticabili della provincia salernitana, uno spaccato incantevole con panorama mozzafiato tra monti ancora innevati e mare. A due passi c’è Palinuro e poi la città abbandonata di san Severino. È appena stata eletta presidente di Anabio Campania, un ramo della Cia, la Confederazione italiana agricoltori, dedicata al biologico. Sulle colline del Cilento la bella Filomena si sveglia all’alba per dividersi tra i lavori di ragioniera e allevatrice. Alle 5.30 la prima e poi alle 17.30 la seconda mungitura, aiutata dal fido Omar, un bengalese tuttofare, e da Antonietta. Poi nel laboratorio realizzato a due passi, la lavorazione del latte. Due quintali all’anno. È divenuta presidio Slow Food per il cacioricotta e questo ha accelerato la conoscenza dei suoi prodotti: “un vero successo”, commenta sicura dei risultati conquistati per un ottimo formaggio, digeribile e gustoso già famoso.

Filomena Merola
Filomena Merola

Preme per realizzare il passaggio del bio, da fenomeno, a settore determinante per l’agricoltura. “È  urgente l’approvazione del piano per lo sviluppo del sistema biologico con giuste risorse”. Poi preparazione, conoscenza e confronto. “Quando sono partita ho seguito i pastori che ho incontrato. E ho sbagliato non poche volte. C’è bisogno di formazione. In Campania manca una scuola per il settore caseario e una salda rete tra di noi”. La ragazza punta ad aprirsi alla produzione di marmellate. “Corbezzolo, biancospino, mirto e tanto altro che nasce naturalmente”, spiega passeggiando tra grandi pini per carta, una piantagione di alberi sul terreno che comprò come regalo di laurea. La crescita del “bio” dura da 10 anni in controtendenza con l’agricoltura convenzionale: è il punto da cui partirà la sua spinta su scala regionale e poi la visita alle varie produzioni. C’è tanto da fare e snellire. Come la burocrazia. “Sogno una fattoria didattica e uno spazio per la degustazione dei formaggi, ma non si immaginano i documenti da compilare e la pila di domande da inviare per chi vuole restare qui e lavorare per il territorio, senza emigrare”.

Filomena Merola con le sue caprette
Filomena Merola con le sue caprette

In agenda c’è l’incontro con il neo presidente del Parco Nazionale, Pellegrino, l’assessore regionale Matera e il consigliere all’agricoltura Alfieri. “Bisogna lavorare insieme per il rilancio del Cilento. Sono troppi che con una laurea in tasca fanno i camerieri all’estero scappando da qui”.

 

Amaltea

Via G. Bovio

Montano Antilia (Sa)

11 commenti

    enilde

    prodotti eccellenti ,buonissimi.in vendita al mio negozio già da qualche anno

    1 aprile 2016 - 20:09

    Guglielmo D'Alessio

    Vivo a Portici, dove sono nato, ma la mia……. prima casa è Palinuro ed adoro il Cilento e tutte le iniziative che riguardano il territorio.Gradirei visitare e conoscere l’azienda con qualche amico interessato come me. È possibile programmare una visita ed eventualmente fare acquisti ?
    Saluti

    1 aprile 2016 - 22:40

    Rita

    Che bello leggere queste notizie di chi valorizza il nostro territorio. Brava Filomena! Sono sicura che i tuoi prodotti sono buonissimi.

    1 aprile 2016 - 22:50

    patrizia fiore

    Sono felicissima per quest’iniziativa, mia madre era nativa di Rofrano, conosco beme il territorio anche se ci manco da tanto. Sono una patita del biologico, ma purtroppo in una città come Napoli, peraltro vicina alla terra dei fuochi, bisogma fidarsi di pochi. Mi farebbe piacere sapere come contattarvi per provare i vostri prodotti. Grazie se mi risponderete

    1 aprile 2016 - 23:53

    Paolo Manzione

    Grande, la sprovincializzazione, e l’attività nella propria terra.

    2 aprile 2016 - 08:58

    Ulderico

    Vorrei acquistare questi prodotti.
    Dove è possibile?

    2 aprile 2016 - 17:57

    Elisa Panzariello

    @Ulderico: al link trovi tutti i recapiti per contattare Filomena > http://laspesaincampagna.ciasalerno.it/39/Amaltea-

    4 aprile 2016 - 15:57

    Lorenzo

    Straordinario esempio di valorizzazione del patrimonio e del territorio, bisogna essere fieri di persone come Lei Filomena….

    18 giugno 2016 - 17:53

    nicola

    Filomena complimenti sei grande, ti auguro un futuro successo.

    18 giugno 2016 - 19:26

    Giuseppe D'Ambrosio

    Penso che Filomena debba ricercare nei paesi del cilento persone con la su stessa idea di allevamento e la trasformazione del prodotto farla nella sua zona…Sperando che l’invidia non ci metta lo zampino

    26 giugno 2016 - 13:32

    Giuseppe D'Ambrosio

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