Oltre il vino, viaggio nel Roero in Piemonte


roero

di Chiara Giorleo

Da cosa si parte per raccontare il Roero, tra i territori ben noti del Piemonte, con un rosso da Nebbiolo – una delle uve più celebrate al mondo – e un bianco quasi didattico per ricordare che il Piemonte non è soltanto rossista?
Partiamo dalla biodiversità, quella reale, non soltanto quella spesso acclamata senza prove concrete? Dal ricambio generazionale, con menti accese che portano nuovi stimoli, soprattutto nella comunicazione, senza perdere un profondo senso del territorio, con tradizioni integrate e gelosamente celebrate?
O partiamo dagli stili dei vini? Dai bianchi che possono invecchiare, come forse si comincia a capire, e che infatti trovano spazio anche nella versione Riserva? Oppure dai rossi golosi ma snelli, con tannini gentili e un frutto che piace a tutti?
O, ancora, dalla sinergia tra gli attori, con uno spirito di collaborazione vero, concreto, palpabile anche in pochi giorni trascorsi sul territorio?

Tutto ciò che oggi si ambisce a trovare in un territorio del vino, in una volta sola.

roero – le rocche

Se in passato la specializzazione ha favorito identità forti e riconoscibili, oggi la diversità rappresenta una risorsa indispensabile per il futuro di un territorio. Nel Roero si traduce in un paesaggio agricolo dove alle vigne si alternano boschi, gli ambiti noccioleti ma anche castagneti, frutteti con pesche (famosa quella di Canale), fragole, albicocche e la pera Madernassa (che dà anche il nome alla splendida struttura ricettiva della zona), ortaggi e allevamento, senza dimenticare il tartufo, che trova in questo ambiente condizioni favorevoli. Una diversità che rende anche il viaggio più stimolante, perché a ogni tappa cambia la prospettiva.

Sul fronte enologico, poi, il Roero non deve reinventarsi una vocazione per intercettare la crescente attenzione verso i bianchi e può contare su un’interpretazione del Nebbiolo distante, per stile, dai rossi più strutturati della regione. Due caratteristiche che trovano una spiegazione anche nella storia geologica del territorio.
A separarlo dalle Langhe c’è il Tanaro. Un fiume che divide due territori vicinissimi eppure profondamente diversi. Non soltanto per identità enologica: lo spostamento del corso del fiume, tra 220.000 e 150.000 anni fa, contribuì alla separazione fisica del Roero dalle Langhe. Oggi dominano terreni marnoso-arenari di origine marina, con una presenza importante di sabbia, mentre le spettacolari Rocche, risultato dell’erosione, tagliano il territorio creando veri canyon profondi oltre cento metri.

roero – crutin (grottino)

La DOCG conta 1.345 ettari per circa 8,3 milioni di bottiglie l’anno: il 90% è Roero Bianco, appena il 10% Roero Rosso. Un rapporto che racconta immediatamente la peculiarità di quest’area rispetto al Piemonte che siamo abituati a immaginare. Oltre il 60% della produzione supera i confini italiani.
Semplice ricordare le tipologie: il Roero Bianco, almeno 95% di Arneis (anche spumante) e Roero Rosso, almeno 95% Nebbiolo (ma entrambi sostanzialmente in purezza) con la versione riserva per entrambi (dopo 16 mesi di affinamento per il bianco, 32 mesi per il rosso). A completare la lettura del territorio ci sono le 134 Menzioni Geografiche Aggiuntive dal 2017 per i lettori più pignoli del territorio.

Ma è nell’assaggio che la geologia diventa particolarmente evidente. I rossi hanno generalmente un profilo snello e scorrevole, con quel tannino più gentile che i terreni sabbiosi riescono a imprimere al Nebbiolo. Attenzione però a non confondere snellezza con magrezza: è proprio qui una delle sorprese. Al naso il frutto è centrale, goloso, invitante, sostenuto da esposizioni importanti e oggi inevitabilmente anche dagli effetti del cambiamento climatico.

roero – bajaj

L’Arneis presenta una tipica chiusura amaricante, forse legata anche al potassio nei suoli, ma possiede struttura, alcol e acidità per sostenere lavorazioni sulle fecce fini e lunghi affinamenti. Con il tempo sviluppa complessità e note terziarie di frutto maturo ed essiccato, che integrano armoniosamente la componente amaricante. Non a caso, alcuni dei migliori assaggi del viaggio sono arrivati dalle vecchie annate. E pensare che negli anni Settanta dell’Arneis rimanevano poco più di dieci ettari, prima della sua riscoperta.

Sono però le visite in azienda a dare una dimensione concreta a questo quadro.
La prima tappa, Bajaj, è quasi obbligatoria già per la posizione e per la vista sulle Rocche. Poi ci sono la verità della cucina, dei vini e del racconto, e soprattutto la personalità travolgente di Adriano e della sua famiglia. Per fortuna il modello non l’ha fatto: è rimasto nel vino, partendo dalle uve del padre astemio, fino ad arrivare oggi a una produzione di circa 20-25 mila bottiglie l’anno. Intorno, come accade spesso nel Roero, non ci sono soltanto vigne ma boschi, nocciole, frutta e verdura.
In cantina acciaio e anfore di terracotta trentina per i bianchi, mentre per i rossi si utilizzano legni austriaci o francesi ma usati. La prova della longevità dei bianchi arriva a cena, dopo aver messo letteralmente le mani in pasta (preparando tajarin e capunet, attenzione). Tra le bottiglie aperte c’è anche un 2006 di Monchiero, uno dei migliori assaggi.

roero – nizza silvano

Anche Silvano Nizza è una storia di ritorno. Dalla Ferrero sceglie di recuperare le origini familiari dopo che la generazione dei genitori aveva spinto a scegliere strade “migliori”, meno dure dell’agricoltura. Ma oggi Silvano gode di quel silenzio che, appena arrivati, ci invita semplicemente ad ascoltare.
Produce circa 90 mila bottiglie, per il 70% destinate all’estero, e l’Arneis rappresenta il 60% della produzione. Il vino dell’annata restituisce bene il carattere della varietà e del territorio, ma ancora una volta è una vecchia annata a lasciare il segno: la 2016, per me eccezionale per compostezza nella sua personalità insieme a rossi giovani e accoglienti.

roero – tibaldi e tipicità

A pranzo il racconto esce nuovamente dalla cantina. I Pastori del Roero, Presidio Slow Food, rappresentano l’unica realtà di pastori ufficialmente presente nella zona e con i loro caprini riportano in primo piano quella componente agricola che qui non sembra mai fare semplicemente da sfondo.
Con i caprini torna anche la bella bolla Metodo Classico delle sorelle Tibaldi, con il suo logo inconfondibile: 36 mesi sui lieviti e ancora un bel brio nella presentazione. Un’altra declinazione dell’Arneis e un altro tassello di quella varietà di interpretazioni che attraversa il territorio.

L’entusiasmo di Elisabetta è contagioso e a Cascina Lanzarotti, si incontrano la terza e la quarta generazione di una famiglia oggi molto più specializzata nel vino rispetto al passato. Qui la finezza è il filo conduttore, dalle bottiglie alle etichette, moderne ma senza pigli, fino alla filosofia Equalitas che guida l’azienda: un circolo virtuoso che coinvolge tutta la comunità, scuole, fornitori e territorio.
Straordinario il Roero Arneis Riserva Arlàss 2023, con poca macerazione e lavoro sulle fecce fini. È sofisticato proprio perché inizialmente non mostra né esuberanza né muscoli, per poi rivelarsi deciso, con una sapidità finale che porta a bere e ribere. E poi Bin Fait, nome per nulla autoreferenziale: era un’espressione del nonno, il cui motto era fare bene, per tutti. Nel bicchiere la fragola in confettura lascia spazio a note più articolate di cassis e bosco: succoso ma elegante, sottile ma presente.

roero – cascina lanzarotti

Il cerchio si chiude a tavola, durante la cena con Alessandro Costa, neo presidente del Consorzio Tutela Roero presso lo splendido castello di Govone (Le scuderie del Castello). Quarta generazione della cantina Nino Costa di Montà con idee chiare: lavoro di squadra, capacità di fare sistema e un approccio smart alla comunicazione e alla promozione, nonché ottimi vini e Arneis – ancora una volta – in verticale.

roero – juppi

Coerentemente, il tour non poteva esaurirsi nel vino. Dopo i Pastori del Roero arriva Ottavo Sapore e le amatissime nocciole. Ascoltare tanta passione dedicata a un prodotto, alla sua coltivazione e trasformazione è quasi incoraggiante in un mondo che corre sempre più velocemente. I miei acquisti online si faranno regolari.

E poi Juppi, che già nel nome invita al divertimento, con un focus sulla frutta e soprattutto sulla pera Madernassa, prodotto identitario locale, soda e molto equilibrata, proprio per questo particolarmente interessante anche in cucina.

roero

E il vino, naturalmente, è parte di tutto questo.

 

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