Parco delle Querce: l’agriturismo verde che racconta la Tuscia
Parco delle Querce
Loc.tà Strada Piansanese Km. 15.500, 01018 Valentano – Vt
Aperto tutti i giorni
di Francesca Pace
È dolce il paesaggio della Tuscia viterbese. Piccole colline e dolci sentieri si snodano qui e lì. Il caos cittadino, la folla, la velocità, la frenesia sono un ricordo lontano.
A pochi minuti dal Lago di Bolsena, esiste un luogo dove natura, agricoltura e ospitalità si incontrano in modo armonioso. L’Agriturismo Parco delle Querce, a Valentano, rappresenta una nuova idea di fare agriturismo in modo consapevole: non solo soggiorno rurale, ma esperienza completa fatta di sapori, cultura gastronomica e identità territoriale.
L’avventore che qui arriva lo fa perché è in cerca il relax, di una zona calma e discreta, si vuole in maniera coscienziosa allontanare dai circuiti affollati e vuole ritrovare un rapporto intimo con la natura senza rinunciare al benessere e a tutti i comfort. Alla guida della struttura c’è Cristiano Germani, figlio d’arte, che ha deciso di investire nella propria terra trasformandola in un progetto di accoglienza rurale di charme. Accanto a lui lavora Simona Foderini la compagna, instancabile, responsabile della panificazione e dei lievitati, elemento centrale dell’identità gastronomica dell’agriturismo che si occupa anche dell’allestimento di colazioni (pazzesche) al mattino.
Le otto camere della struttura, recentemente rinnovate, raccontano un equilibrio tra design essenziale e memoria campestre. Parco delle Querce inoltre non è soltanto un luogo dove dormire, ma una vera azienda agricola della Tuscia. Uliveti, noccioleti, piccoli frutti, sopratutto di sottobosco e alveari costituiscono il cuore pulsante dell’agriturismo. Da queste coltivazioni nascono olio extravergine di oliva, miele, creme di nocciola e succhi artigianali, utilizzati in cucina e disponibili per la vendita diretta.
Tutta la natura intorno poi si riversa nel ristorante-pizzeria che è il perno dell’azienda. La cucina segue una filosofia di stagionalità e filiera corta, valorizzando ingredienti locali, dando sopratutto largo spazio alle ricette antiche che prevedono largo uso di quinto quarto e collaborando con piccoli produttori della provincia di Viterbo. Anche la carta dei vini riflette questa scelta identitaria, con una selezione dedicata esclusivamente alle cantine del territorio.
L’appartenenza alla rete Tuscia Viterbese e ai Cuochi dell’Alleanza Slow Food rafforza l’impegno verso una gastronomia sostenibile e concreta, dove ogni piatto diventa espressione del paesaggio agricolo circostante.
A proposito di ricette antiche, qui si può assaporare davvero un pezzo di storia che sembra superata ma che invece deve essere messa sempre in luce. Un esempio è il croccante di busicchie, e questo qui ammetto la mia ignoranza, non lo conoscevo. Se non sapete cosa sia vi dico che si tratta di budello di maiale speziato al forno dei Flli Stefanoni di Montefiascone.
Ecco quando si parla di cultura gastronomica si parla di questo. L’abilità del cuoco, un tempo, infatti stava proprio nel creare piatti dal sapore incredibile recuperando persino gli ultimi, ma proprio ultimi scarti dell’animale.
E l’abilità del cuoco la si riconosce anche quando fa degli abbinamenti convincenti, rispettando le materie prime, come nel caso della quenelle di hummus di fagioli del Purgatorio di Gradoli con polvere di peperoncino di Cayenna Chiarini Wolf di Vetralla e luccio Affumicato.
Il pranzo qui è stato proprio incentrato su questa idea. Come dice lo stesso Germani, non si può pensare di operare in cucina senza conoscere profondamente quelli che sono stati i saperi e i sapori antichi.
Molto positiva è anche la collaborazione con le realtà circostanti come ad esempio la polvere di caffè utilizzate nelle biche con grani antichi della Tuscia al ragù bianco di cinghiale maremmano al burro in aroma di mandarino e polvere di caffe superiore Etiopia Guji Torrefazione PeFe di Orte.
Altro esempio è l’esaltazione dell’Olio Evo I&P Gran Cru Caninese Capo Terzo di Canino che si produce proprio in questa zona, grazie agli spaghettoni ai tre grani con zest di limone e bottarga di coregone LagoVivo di Bolsena.
Economia circolare, la chiamano. Che belle parole, io collaboro con te, tu collabori con me, insieme sosteniamo il territorio.
Non si può poi venir qui senza provare la storica ricetta locale dello stufato di agnello del Viterbese, il “Bujone” cotto lentamente al buio nel tegame con rosmarino e aglio rosso di Proceno. La carne tenera, saporita, profumata è un must.
Tra i miei piatti preferiti assaggiati durante la degustazione però c’è lei, la regina del quinto quarto, il piatto più povero della cucina laziale ma gustoso assai:
la trippa di Manzetta Maremmana con pomodoro, mentuccia romana nevicata (abbondante) di pecorino stagionato 14 mesi Cascina delle Pantane di Vejano. Credo di aver perso ogni forma di dignità davanti a tanta bellezza. Un piatto così impattante che sarà molto difficile dimenticarne il profumo.
Irresistibili ad accompagnare anche le chips di patate viola. È stato davvero un problema smettere di mangiarle.
Qui è possibile scegliere anche una grande varierà di dolci. Consiglio il tortino al cioccolato fondente di qualità superiore Ecuador 70% con cuore caldo in aroma di mandarino e gelee di arancia o ancora il semifreddo con mousse di ricotta alla vaniglia del Madagascar con pere Williams candite e cannella su frolla grezza ai fiocchi di sale Maldon e ancora la tarte tatin rivisitata alle mele Renette con cioccolato caramellato al sale e base di pasta millefoglie alla vaniglia del Madagascar, forse quest’ultimo, il mio preferito.
Se tutto ciò non dovesse bastare, il territorio qui si esprime anche tramite la pizza, bassa, sottile e scocchiarella, dalle dimensioni molto generose è perfetta per una cena informale tra amici. Ottimi anche i fritti e decisamente consigliati i Fluppì, fatti con il farro al posto del riso.
Soggiornare dunque a Parco delle Querce significa vivere un’esperienza che va oltre la semplice ospitalità. L’agriturismo si propone come punto di riferimento per chi desidera scoprire la Tuscia attraverso il turismo enogastronomico, tra percorsi naturalistici, tradizioni agricole e cucina identitaria.
Costo del pranzo 60 euro per persona










