Passo delle Tortore, la storia delle De Girolamo tra radici e nuovi paesaggi


stai al ‘passo

di Serena Giorgio

Ci sono storie che cominciano molto prima di una vendemmia e continuano ben oltre l’ultimo sorso. Sono storie che nascono dal lavoro della terra, dai saperi tramandati di generazione in generazione e dai legami familiari che, nel tempo, diventano parte della vita di una comunità intera. Ed è proprio in questo intreccio di lavoro, memoria e relazioni che si innesta, con delicata tenacia, Passo delle Tortore, una cantina di Pietradefusi, in Irpinia, pronta sì a ospitare nuovi sapori e progetti, ma anche disposta a fungere da vero luogo di memoria.

de girolamo

Nata dal desiderio delle sorelle Nunzia, Graziana e Francesca De Girolamo di raccogliere l’eredità vitivinicola dei genitori e trasformarla in un progetto autonomo capace di guardare al futuro senza perdere il legame con le proprie origini, Passo delle Tortore si dimostra una realtà già particolarmente matura, una dimensione affettiva e non certo una sola iniziativa imprenditoriale, pronta a proseguire una storia familiare, reinterpretandola secondo una visione personale, e a restituire la capacità primordiale del vino al di là dei tecnicismi che spesso la offuscano: quella di creare occasioni di incontro e condivisione. Il progetto “STAI AL PASSO”, che mira a fare della cantina un luogo in cui il vino possa incontrare l’arte, la musica, la natura e la socialità aprendo nuove possibilità di relazione con il territorio e con chi lo abita o desidera conoscerlo, prende infatti vita proprio in quest’ottica. Non un’iniziativa separata dalla storia della cantina, bensì un’opportunità di continua evoluzione. Dopotutto, una tradizione resta viva quando riesce a essere trasmessa, ma ancor più quando è in grado di trovare nuove forme per dialogare con il presente; e le sorelle De Girolamo, di questa consapevolezza, si fanno preziose foriere. Presente e futuro, quindi, ma anche passato.

passo delle tortore

A sostenere questo percorso c’è infatti l’esperienza di chi la viticoltura campana la conosce da oltre trent’anni, ma non solo.

nicola de girolamo

Potendo contare sul contributo di Nicola De Girolamo, storico direttore della Cantina del Taburno, sulla collaborazione della socia Ilaria Facchiano e affidando la responsabilità enologica a Francesco De Pierro, che ancora oggi firma i vini dell’azienda, le sorelle De Girolamo possono dunque già vantare un percorso di qualità, testimoniato anche dai riconoscimenti ottenuti da guide come Slow Wine e Gambero Rosso, conferme che hanno contribuito a dare visibilità alla produzione di Passo delle Tortore e, in particolar modo, alle sue denominazioni più rappresentative come Bacio delle Tortore, Fiano di Avellino DOCG; Le Arcaie, Greco di Tufo DOCG; Le Arcaie San Pio, Greco di Tufo DOCG Riserva; Piano del Cardo, Irpinia Falanghina DOC; Campo della Luna, Campania Falanghina IGT; Sasso Serra, Irpinia Aglianico DOC; Pietra Rubra, Irpinia Campi Taurasini DOC; e Sasso San Pietro, Taurasi DOCG. Otto etichette che esprimono varietà e sfumature del patrimonio vitivinicolo campano, ma soprattutto otto prodotti che riportano al centro il lavoro della cantina.

passo delle tortore

Ogni bottiglia porta difatti con sé un luogo, le conoscenze di chi coltiva la vite, le scelte compiute durante la produzione e una rete di relazioni che spesso rimane sullo sfondo pur essendo parte essenziale della sua storia. È anche da questa contezza che nasce l’attenzione verso un modo diverso di raccontare il vino, una strategia che mira a valorizzare la qualità di un prodotto senza comprimerlo né allontanarlo dal pubblico con un linguaggio eccessivamente specialistico. La competenza, senza alcun dubbio, è indispensabile, ma può diventare ancor più significativa traducendosi nella capacità di condividere conoscenze e stimolare curiosità, lasciando a ciascuno la possibilità di avvicinarsi al vino secondo la propria sensibilità. La questione, in fondo, riguarda il rapporto tra il prodotto e le persone. Da una prospettiva antropologica, il vino è molto più di una merce agricola: è una presenza che attraversa la vita quotidiana, accompagna feste e ricorrenze, segna momenti di passaggio e crea occasioni in cui una comunità si ritrova. Intorno al vino si trasmettono saperi, si costruiscono abitudini, si conservano ricordi. La sua dimensione culturale non si aggiunge a quella produttiva, ma le è profondamente intrecciata. La vigna rimane dunque uno spazio di lavoro legato ai ritmi della natura e alla cura quotidiana, ma diventa anche un luogo in cui fermarsi, guardare, lasciarsi incuriosire e, perché no, imparare a conoscere l’Irpinia attraverso esperienze diverse. Il progetto ha trovato una prima espressione concreta l’11 ottobre, con la presentazione di “STAI AL PASSO” in occasione della Vendemmia 2026. La giornata ha riunito vino, gastronomia, benessere, musica e cultura attraverso la visita alla cantina e ai vigneti, una mostra con le opere di Stanzione, una degustazione guidata e un percorso gastronomico con Alfonso Rossi di Vita da Catering, lo chef Mirko Balzano, i prodotti di Armatore di Cetara e la piccola pasticceria di Carmen Vecchione di Dolciarte. Un appuntamento che ha dato forma concreta all’idea di fare della cantina non soltanto un luogo di produzione, ma anche uno spazio di incontro e condivisione. La scelta delle sorelle De Girolamo assume, tra l’altro, un significato ulteriore, soprattutto se si considera il momento in cui il settore vitivinicolo è chiamato a confrontarsi con cambiamenti nei consumi e nelle modalità di comunicazione. La qualità resta di fatto fondamentale, ma non sempre basta a creare un rapporto duraturo con il pubblico. Offrire occasioni per conoscere i luoghi di produzione, incontrare le persone che li animano e comprendere il legame tra ciò che si assaggia e il paesaggio da cui proviene significa infatti riconoscere che il valore delle denominazioni può essere raccontato anche attraverso il patrimonio culturale, le tradizioni e le risorse paesaggistiche. STAI AL PASSO, in tal senso, si rivela un’idea sicuramente vincente, perché il tempo necessario a fare un vino e quello che le persone scelgono di trascorrere insieme non sono dimensioni così distanti: entrambi richiedono cura, continuità e la disponibilità a lasciare che qualcosa cresca.

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