Pasticceria Pantaleone, 150 anni di dolci nel cuore di Salerno

12/3/2018 1.3 MILA
Pasticceria Pantaleone Salerno

di Alfonso Sarno

Nel 1868 Mario Pantaleone, un artigiano esperto dolciere speranzoso di miglior fortuna, mise su un piccolo laboratorio di pasticceria e coloniali, a metà quasi della centralissima Via de’ Mercanti in Salerno, nella Cappella delle Anime del Purgatorio, uno dei numerosi spazi sacri sconsacrati ed adibiti ad altri usi a seguito delle soppressioni religiose volute, all’inizio dell’Ottocento, dal re di Napoli Gioacchino Murat.
Passano gli anni ed oggi, un altro Mario Pantaleone da degno erede guiderà insieme con con la sua famiglia i festeggiamenti – entreranno nel vivo verso la fine dell’anno – per i centocinquant’anni dell’Antica Dolceria (questo è il nome ufficiale), locale che ha segnato la storia della pasticceria non soltanto salernitana, intessuta di prodotti di qualità e di paziente, profumata fatica. Successo che continua inalterato da un secolo e mezzo con i fedeli golosi attendere pazientemente, la domenica mattina dopo la messa ed il tradizionale struscio, il loro turno pur di portarsi a casa l’agognata” guantiera” di dolci e che ha contagiato persone comuni e vip di tutto il mondo.

Pasticceria Pantaleone
Pasticceria Pantaleone

Tantissimi, ricorda l’attuale patron: da Elena Croce a Pupella Maggio, Virna Lisi, Nino Taranto. Ma non basta perché le dolcezze Pantaleone family sono apparse sulle sontuose tavole di banchetti reali, conquistato illustri personalità internazionali come Bill Clinton, Michail Gorbaciov, la principessa Margaret d’Inghilterra e, persino, due Papi: Benedetto XVI che apprezzò “l’ottima torta” – gancio il giornalista Angelo Scelzo, sottosegretario alle Comunicazioni Sociali in Vaticano – “meraviglia che merita apprezzamento e lode” e san Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla, estimatore della cosiddetta “scazzetta del cardinale”.
Nata nel 1920 dalla fantasia dell’ennesimo Mario Pantaleone: due dischi di pan di Spagna, farciti con crema Chantilly arricchita con fragoline di bosco e da una glassatura rosa. Con in più, forse, un ingrediente segreto visto che tutti i tentativi di imitazione non sono riusciti costringendo  chi vuole deliziare stomaco e papille gustative a recarsi nel locale, arredato in classico stile liberty, per assaporare la torta che prende nome dal galero, ovvero dal copricapo che i cardinali ricevevano dal Papa durante la cerimonia di consacrazione, detto in napoletano, appunto, scazzetta.
“E’ il nostro biglietto da visita”, conferma Mario con la sua conversazione burbera ed affabulatoria, “ma noi, da sempre, ci caratterizziamo per i dolci di tradizione preparati al tempo e momento giusti: il viccillo, ovvero il casatiello dolce che si mangia  il giovedì ed il sabato santo, giorni dedicati alla visita dei “Sepolcri”, le zeppole di san Giuseppe  il 19 marzo; chiacchiere, castagnole e sanguinaccio per Carnevale; torroni e croccanti di nocciole durante le feste natalizie”.

Dolcezze che sicuramente faranno la loro figura durante le cerimonia per celebrare degnamente i centocinquant’anni di ininterrotta, fortunata attività; sempre con inalterato successo e nella stessa sede. “Stiamo preparando il programma definitivo. Vogliamo che vada al di là dell’effimero ma costituisca l’occasione di rinsaldare il secolare legame con Salerno e con i clienti che, di generazione in generazione, continuano a riconfermarci fiducia ed affetto”.

Un commento

    Giancarlo

    (13 marzo 2018 - 21:00)

    buonissima la “scazzetta del cardinale”.

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