Per Enzo Ercolino la Campania è ferma agli anni ’90, il Dipartimento di Agraria di Portici non ha professori degni di essere coinvolti

18/12/2018 1.8 MILA
Enzo Ercolino
Enzo Ercolino nel 1999

A volte ritornano. Enzo Ercolino, indimenticabile patròn della Feudi di San Gregorio degli anni ’90, e parte del decennio successivo, torna alla grande ad occupare la scena campana con un bel convegnuccio a Tufo, di quelli che servono per contarsi e, come scrive Edoardo, in cui si parla pe ne parlà.
Arriva così l’invito, l’ennesimo dibattito su un tema preciso e circoscritto, da specialisti: Il vino affronta la transizione.
Mamma mia, era ora!
L’introduzione e la moderazione è di Ercolino, ora potente manager a Terre Moretti e dispensatore di pubblicità dopo aver stupito il Trentino Alto Adige con le sue res gestae.
Intervengono Domenico de Masi, con cui il Nostro ha collaborato quando era presidente della Fondazione Ravello, dell’Università di Roma; Attilio Scienza, con cui il nostro ha lavorato quando era alla Feudi, dell’Università di Milano; Riccardo Cotarella che è stato enologo alla Feudi; Antonio Napoli, con cui ha avuto l’avventura A Casa dopo la rottura con la Feudi, ex segretario provinciale Ds convertito ai cavalli, allo spread e ai future. E poi ancora Marco Sabellico del Gambero Rosso e Franco Achilli dell’Università di Milano chiamato a discutere dell’identità del vino.
Ma che bello! Occasione imperdibile!
Però, però, però. Mica siamo nel 1999 quando il nostro organizzò un altro memorabile convegno sull’Aglianico in un albergo di Napoli.
No, perché nel frattempo il Dipartimento di Agraria ha creato un corso di laurea in Enologia, e poi da quest’anno un corso di Gastronomia Mediterranea.
E mi chiedo: in quale regione d’Italia si potrebbe fare un convegno di universitari senza neanche chiamare un professore dell’Università territoriale di riferimento?
Quanto ad autolesionismo, dobbiamo dirlo, la Campania non si fa mai mancare nulla. Non importa che tra i luminari ci sia una persona come Moio e fior di professori che hanno creato una nuova generazione di enologi al massimo livello. Che qui si fa ricerca, si pubblicano libri di successo, che il sapere sul vino abbia qui una sua basilica riconosciuta in tutto il mondo.
No, il metodo Enzo Ercolino non prevede alcun coinvolgimento locale. Da sempre è così.
Dotato di una intelligenza superiore, dichiarava vezzosamente di fare l’autista di Carlo Petrini ma non ha mai avuto contatti con la condotta di Avellino all’epoca retta dal compianto e bravissimo Matarazzo. E così per l’Ais, le guide specializzate. Sempre e solo una incredibile capacità di andare subito al punto, subito al vertice e conquistarsi le grazie di chi alla fine da il “si stampi”.
A volte la troppa intelligenza fa andare di fretta, troppo di fretta. Anche l’ambizione sfrenata direi. Ma Ercolino è sempre in piedi. Cade e si rialza. Cade e si rilaza. Cade e si rialza.
Che in Campania ci sia una delle più antiche e prestigiose facoltà di Agraria non interessa Ercolino. Tufo è solo una scena come un’altra dove nessun professore di Agraria o della Federico II è stato invitato. Nessun altro portagonista della viticultura regionale è presente se non con dei marchi di consorzi messi lì a fare bella figura.
Nessuna associazione, nessuno.Come se stessimo ancora negli anni ’90-
Del resto cosa aspettarsi da un signore che ha fatto del Merlot la bandiera del territorio in cui si coltiva l’Aglianico?

Tag: Enzo Ercolino Terre Moretti

Un commento

    Antonio del Mauro

    (18 dicembre 2018 - 07:30)

    Complimenti Dott Luciano articolo bellissimo che i fa capire perché in Irpinia siamo ancora agli anni 90

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