Piero Riccardi, da Report alle vigne di Olevano Romano: «Il vino naturale bisogna saperlo fare»


Cantine Riccardi Reale

di Tonia Credendino
Ho incontrato Piero Riccardi a Piglio, durante un evento dedicato al vino. Le mie domande partivano da una diffidenza precisa: capire quanto ci fosse di concreto e quanto di retorico nella parola “naturale”, diventata nel tempo definizione, mercato e terreno di contrapposizione. Ho provato a condurlo sulle sue zone d’ombra, a metterlo di fronte alle ambiguità di vini spesso difesi per principio. Non c’è stato verso. Riccardi non si rifugia nelle formule e non affida alla natura la responsabilità del risultato. «Non è una moda, è il modo giusto per sentire il territorio. Il problema è farlo bene». Poi chiude la questione: «Uso solo uva, ma bisogna saperlo fare».
Il suo primo vino risale al 1977, lo stesso anno della prima regia televisiva. Autore e regista per la Rai, ha lavorato a Mixer, La storia siamo noi e Report, firmando anche servizi dedicati all’agricoltura e all’alimentazione. Con Lorella Reale, giornalista e sommelier, ha trasformato una produzione inizialmente destinata ad amici e parenti in una scelta professionale. Oggi Cantine Riccardi Reale conta sette ettari tra Bellegra e Olevano Romano, sulla catena del Monte Celeste. I vini sono certificati biologici e il lavoro in vigna segue i metodi dell’agricoltura biodinamica.
Il centro del progetto è Colle Pazzo, una collina nella quale convivono terreni vulcanici e arenarie del Cretaceo. Le uve vengono raccolte per zone e vinificate mantenendo riconoscibile il rapporto tra parcella e vino. Qui Riccardi lavora soprattutto con Cesanese e Malvasia Puntinata, due varietà centrali nella storia viticola laziale, accanto a Riesling, Rosciola e ad altre uve presenti negli uvaggi aziendali. La raccolta avviene a piena maturazione: non per inseguire la concentrazione, ma per portare in cantina un frutto capace di fermentare senza dover essere ricostruito.

Cantine Riccardi Reale

Il naturale, nella sua visione, non coincide con il lasciare fare. Le fermentazioni sono affidate ai lieviti presenti sulle uve e la vinificazione avviene senza sostanze aggiunte; la raccolta è manuale, la pigiatura soffice, mentre fermentazioni e macerazioni si svolgono in vasche di cemento o in botti artigianali di castagno. Riccardi insiste sul punto: produrre in questo modo richiede più tecnica, non meno. Significa lavorare sulla sanità dell’uva, conoscere le fermentazioni e assumersi la responsabilità di ogni scelta. Un difetto non diventa espressione territoriale per il solo fatto di essere spontaneo.

Il Cesanese è il vitigno sul quale questa competenza si misura con maggiore severità. Riccardi lo definisce difficile tanto in vigna quanto in cantina, anche per la sua acidità contenuta e per un momento di raccolta che deve essere individuato con precisione. Vendemmiato troppo presto perde i profumi di visciola; raccolto troppo tardi rischia di perdere ulteriore acidità e di trasformare la visciola in confettura. Da questa sensibilità nasce Neccio, Cesanese di Olevano Romano DOC prodotto esclusivamente con le uve delle terre vulcaniche della collina e affinato in barili di vari passaggi. Il nome, nel dialetto locale, significa “magro e nervoso”: una definizione che anticipa il carattere teso del vino e il suo tannino spiccato. Rosa, amarena, cannella, rabarbaro e pepe ne compongono il profilo dichiarato dall’azienda. Le bottiglie sono poche, perché Neccio nasce come cru e non come esercizio di volume.

Cantine Riccardi Reale

Sul versante bianco, Emotiq Malvasia porta lo stesso pensiero dentro una lunga macerazione. Nasce dalla Malvasia Puntinata del Lazio, con percentuali di Moscato Bianco, Ottonese e Bellone. Le viti crescono su terreni vulcanici; le uve fermentano a contatto con le bucce per alcune settimane e il vino affina in botti di castagno italiano. È definito orange wine per il colore aranciato, ma la categoria non ne esaurisce il significato. Emotiq è fresco, minerale e complesso, con un tannino presente e richiami aromatici agli agrumi, all’albicocca e al caco. La macerazione non è un segno di appartenenza a una tendenza: è parte di un metodo che Riccardi pratica da prima che questi vini diventassero riconoscibili sugli scaffali.

Cantine Riccardi Reale

Anche le etichette contengono una storia che difficilmente si potrebbe ricavare dal solo assaggio. I disegni sono di Curzio e Cassia, due dei figli di Piero, e sono stati tradotti graficamente da Tiziana Piccone. La figlia maggiore è Tullia. Alla fine del nostro confronto, la domanda sulla moda perde importanza.

Cantine Riccardi Reale

Riccardi sostiene che il vino naturale non sia un ritorno nostalgico al passato e rifiuta l’equivoco più comodo: la natura non fa il vino al posto dell’uomo. «Il vino lo fanno i vignaioli», ha scritto, ed è probabilmente la frase che meglio chiarisce il suo lavoro. Il produttore non scompare dal processo, ma assume una responsabilità maggiore verso il terreno, la vigna, l’uva e chi berrà quella bottiglia. Emotiq e Neccio nascono da vitigni, suoli e vinificazioni differenti, eppure affermano la stessa idea: il territorio non è un racconto da aggiungere dopo, deve rimanere riconoscibile nel vino. In questo senso, Riccardi non guarda indietro. Porta nel futuro un sapere antico liberandolo dalla nostalgia e dagli alibi. Il suo vino è fatto d’uva; ciò che gli dà valore è la conoscenza, ciò che gli dà senso è la responsabilità.

Cantine Riccardi Reale

Via Vitellia snc, Contrada Maniella, 00030 Bellegra (RM)

Tel. 347 9245226
Email: [email protected]
www.cantinericcardireale.it

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