Da Michele prima pizzeria a Roma con 900 pizze al giorno! Ecco perchè adesso anche a Firenze

10/1/2018 4.2 MILA
Alessandro Condurro
Alessandro Condurro

Torna in video Alessandro Condurro dopo le interviste che hanno riempito l’estate 2016. Era l’annuncio di un progetto, Michele in The World che dopo il Giappone,  Roma e Londra ha chiuso l’anno con Milano, Barcellona e ancora Londra.
Decisamente rilassato, Alessandro Condurro, l’uomo immagine di questo progetto, snocciola ad ntonio Savarese alcuni dati impresisonanti.
Primo, con 900 pizze al giornoDa Michele a Roma è di gran lunga la pizzeria più accorsata della Capitale. E’ davvero passato più di un secolo da quando Matilde Serao descrisse il fallimento della prima pizzeria napoletana a Roma. Altri tempi, allora era davvero un viaggio, non una fermatta di metro.
Secondo, anche a Londra Da Michele con 500 pizze al giorno, una cifra che va contro ogni previsione, è la prima pizzeria.
Terzo, per la gioia di Sabino Berardino, è annunciata l’apertura a Firenze a piazza Mercato.
Da Michele rappresenta l’irresistibilascesa dello stile napoletano duro e puro: solo margherita e marinara a ruota di carro, olio di semi e fiordilatte. Alè, non si può sbagliare.
I gastrofighetti impazziscono, gli adoratori della pizza a spicchi con caviale e prosciutto iberico, gli assatanati della scrocchiarella, gli integralisti dell’integrale e non riescono a spiegarsi questo successo. Non capiscono perchéla gente fa la fila e non si accettano prenotazioni o del perché la pizza deve essere più grande del piatto di portata.
Eppure è proprio in questi interrogativi il successo del modello.
1-Rimandendo fedele a se stesso Da Michele rappresenta un modo di mangiare la pizza, come Katz’s il pastrami a New York. Tutti sono uguali, ricchi e poveri, critici e clienti normali. E anche chi non fa mai una fila perché è importante prova il brivido della normalità, mentre chi è esercitato dalla burocrazia italiana la fa con piacere visto che dopo lo aspetta un pizza e non un impiegato che magari invece di risolvere il problema ne pone un altro ancora.
La fila è la livella di Totò, che fa tutti uguali i veri amanti della pizza.
2-Il secondo motivo è che Da Michele è un marchio collettivo identitario di una comunità. Lo dimostra il primo posto nelle classifiche sui grandi siti  mondiali tra i locali italiani. Nessuno lo supera.  Alessandro lo spiega: ci sono grandi giocatori, ma sono tutti del Real Madrid, noi siamo il Real Madrid della pizza dice Alessandro nell’intervista. Questo regala certezza di quello che si va a trovare. Gli altri stili di pizza in Italia non solo non superano i 30 anni di storia ma sono anche legati ai singoli artigiani. Da Michele invece è un marchio. Come la maggioranza dei consumatori magari non ricorda le maggiori marchi ma sa cosa significa la parola Champagne, lo stesso vale per la Pizza Napoletana di cui Da Michele è l’interprete più coerente in assoluto.

Da Michele a Roma, la margherita
Da Michele a Roma, la margherita

3- Nonostante le mille pippe e dibattiti mentali su lieviti e lievitazioni, farine e impasti, olio di semi o di oliva, Da Michele non ha ceduto a nessuna tendenza rimandendo fedele a se stesso. E se a Forcella trovi il clienti abituale come il turista australiano, così accade anche nelle altre sedi. E in un mondo dove tutti corrono spesso il modo migliore per andare più veloci è stare fermi, soprattutto quando si è raggiunta la classicità, ossia il perfetto, e dico perfetto, equilibrio tra impasto, pomodoro, latticino e olio. Questa classicità è replicabile solo a livello artigianale e non industriale ed è questo che fa impazzire i clienti. Pur nella sua identitià, ogni pizza è una storia a se, proprio come accade per il vino. La perfezione artigianale dell’imperfezione degli artigiani.

E dunque, tutte buone le pizze del mondo, tutti buoni gli stili napoletani. Ma quando la pizza Da Michele sono alla radice dell’albero dove poi sono nati tutti gli  altri.
Semplice e complesso allo steso tempo.

 

Un commento

    Emidio Misarra

    (31 gennaio 2018 - 15:25)

    Articolo sconcertante. Da un blog di cucina, cibo e buon bere mi aspetto di leggere parole che parlino di qualità e non di quantità. In particolare per una pizza, farine selezionate, lievitazioni magistrali, ingredienti di indubbia provenienza e cotture corrette.
    Nel prossimo articolo parlerete del fatturato della Monsanto o dei margini di profitto della Coca Cola.
    Ma non c’è nessuno che pensi a mantenere unautorevolezza.
    Saluti.

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