Prisco Apicella con la Costa d’Amalfi al convegno nazionale degli enologi

26/3/2022 730
Prisco Apicella - copertina
Prisco Apicella – copertina

di Francesca Faratro

È a Verona che si sono dati appuntamento gli enologi italiani per festeggiare i 130 anni della nascita della loro associazione.

Più precisamente a Verona, da venerdì 25 marzo per continuare per tutto il weekend, all’insegna del vino che diventa protagonista.

Attraverso degustazioni, analisi sensoriali, tavole rotonde, interviste e spettacoli, si celebrerà il “nettare degli dei” visto dagli occhi dei più tecnici ma anche di quelli che hanno avuto modo di appassionarsi e comunicarlo nel tempo.

Prisco Apicella - Prisco e suo padre Giuseppe Apicella
Prisco Apicella – Prisco e suo padre Giuseppe Apicella

La kermesse, organizzata dall’associazione Enologi Enotecnici Italiani, nata nel 1891 e con più’ di 4000 iscritti, si prefissa ogni anno si tenere un Congresso nazionale  per affrontare le tematiche e le sfide dei tempi.

L’edizione 75° si sarebbe dovuta tenere lo scorso dicembre ma data la situazione sanitaria legata ai contagi crescenti, ha fatto si che i lavori congruessuali venissero spostati in un momento più tranquillo.

Così, nella splendida cornice della città romantica, saranno affrontati temi cardine  del settore, a partire dal marketing e dall’analisi dei mercati con tre i ministri ospiti degli enologi per raccontare i loro propositi sul ruolo del vino  nella ripresa economica del paese.

Prisco Apicella - A'Scippata
Prisco Apicella – A’Scippata

La storia dell’associazione e la sostenibilità’ nel vigneto e in cantina saranno i temi trattati nelle sezioni tecniche.

Nella giornata di domenica, la Costiera Amalfitana ruberà la scena.

Con Gigi Brozzoni, giornalista e autore presso il Seminario Veronelli, si vivrà il viaggio immaginario attraverso quindici perle  enologiche dei territori italiani.

A rappresentare uno dei fazzoletti di terra più belli del mondo, narrato nei libri e degustato nei calici, ci sarà il vino della famiglia Apicella: “A’ Scippata”.

Direttamente da Tramonti, vanto dei suoi creatori Giuseppe e suo figlio Prisco, il prodotto Riserva Costa d’Amalfi Doc nel tempo ha riscosso numerosi riconoscimenti.

Prisco Apicella - Prisco alle prese con il suo vino
Prisco Apicella – Prisco alle prese con il suo vino

Dal colore penetrante e vinificato utilizzando unicamente uve di Tintore (a piede franco), seduce prima per il colore, poi appaga il naso con inebrianti profumi e trionfa poi al palato con la frutta rossa matura, la confettura di amarene e delle note che nel tempo cambiano e diventano ancor più eleganti.

Sarà il padrone di casa Prisco Apicella a raccontare il lavoro della sua terra, svolto da uomini semplici chiamati a condurre una viticoltura eroica, capace di essere affrontata come una vera e propria avventura divina.

Prisco Apicella - L'assaggio del vino A' Scippata
Prisco Apicella – L’assaggio del vino A’ Scippata

“Noi produttori siamo prima di tutto uomini, innamorati delle loro vigne a strapiombo sul mare e capaci di ottenere da questo prezioso angolo di terra un vino che sia la giusta ricompensa a sforzi e lavoro. – afferma Prisco Apicella, titolare dell’omonima cantina – Abbiamo l’onore di custodire antichi vitigni e seppur i loro nomi siano impronunciabili, la loro bellezza è indefinibile. Sono onorato di poter rappresentare la mia amata terra ad un congresso così importante e per questo devo ringraziare il presidente della sezione Campania di Assoenologi Roberto Di Meo, il quale ha scelto la Costiera per un evento così importante.

Aver pensato al tintore di Tramonti come vitigno della folta schiera fra i vitigni minori italiani, è stata una piacevole scoperta che riempie il cuore e concede sollievo ai nostri sforzi.”

Per l’esperto e valido enologo di Tramonti è stato come passare un esame. Il suo vino infatti, dopo aver superato un assaggio del direttivo e del presidente Riccardo Cotarella, è stato selezionato per questo importante banco di prova.

“Siamo felici ed orgogliosi – continua Prisco – Lavorare con le nostre uve è materia complicata, c’è bisogno di studio, tecnica e conoscenza. E’ facile parlare di grandi varietà, si pensi al Nebbiolo, al Sangiovese, al Cabernet. Lavorare con vitigni autoctoni e far sì che questi emergano sul territorio nazionale, è ancor più difficile. C’è bisogno di passione, dedizione, costanza. Una gran parte lo fa la testimonianza, quella che solo attraverso la famiglia si può reperire. Le vigne centenarie sono la nostra storia e la nostra vera ricchezza, il rinnovamento di quel patto non scritto di riconoscenza verso i nostri antenati che “eroicamente” hanno modellato il paesaggio per lasciarci autentici capolavori di biodiversita’.

E’ come il dna, quello viene custodito in ognuno di noi e si tramanda, di padre in figlio.”

Ecco, il suo vino, così penetrante per cuore e palato rappresenta proprio questo, un figlio che gli uomini, con forza, passione e sacrificio hanno saputo crescere e portare avanti.

 

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