Razzismo gastronomico: cerco pizzaioli, purché non siano napoletani!!!!!

13/2/2019 2.6 MILA
Francesco Morrone
Francesco Morrone

Voglio pizzaioli, ma non devono essere napoletani. E’ lo stupefacente avviso apparso in un gruppo su Facebook da parte di un cuoco.
Affido le mie residue speranze sulla forza della Ragione sperando che si tratti di un fake. Oppure di una espressione incompiuta: pizzaioli che non siano di stile napoletano.
Già perché altrimenti questo avviso dimostra fino a che punto l’ottusità razzista addormenti la mente delle persone visto che samo in un momento in cui la figura professionale del pizzaiolo napoletano è cercata in tutto il mondo e la domanda supera l’offerta.

Si respira una brutta area in giro. In un simpatico post di rivalità tra Roma e Milano, un ex direttore di giornale è arrivato a dichiarare che a Roma non c’è igiene e ci si ammala solo annusando i piatti. Paolo De Paola: “Articolo un po’ prevenuto nonostante la premessa da excusatio. Non c’è confronto fra Milano e Roma. Nettamente superiore il capoluogo lombardo. Nel suo articolo si trascura anche un aspetto fondamentale dei locali: l’igiene. A Roma ti ammali solo annusando un piatto”

Una battuta che ti aspetti da un razzista analfabeta. Non da un giornalista. Magari un emoticon avrebbe alleggerito l’espressione, niente. Come se essere puliti  dentro respirando l’aria più inquinata d’Europa non sia una responsabilità sociale ma naturale.

Tutti noi italiani siamo campanilisti. E’ il nostro dna che risale all’Italia dei Comuni. Ma al tempo stesso è bellissimo essere italiani e vivere in uno dei paesi più belli del mondo dove la differenza è ricchezza nell’arte, nelle architetture, nel cibo, nella letteratura, nella musica.

L’odio inoculato verso il diverso, in una società che ha paura di perdere ricchezza e attribuisce questo dato non alla propria incapacità di reagire alla nuova situazione ma agli altri sta facendo effetto. Ricordo le prime testimonianze sulla guerra civile nei Balcani quando vicini che avevano convissuto per generazioni iniziarono a spararsi l’un l’altro solo sulla base dell’appartenenza di razza e religione.

E chiudo citando il famoso sermone del pastore Martin Niemöller

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare“.

Esagero? Mah, sento puzza di bruciato. Perchè non è vero che…gli italiani brava gente
Negli anni ’70 il confronto è stato duro anche sul piano fisico, ma almeno all’epoca anche chi era di destra studiava, aveva riferimenti culturali. Oggi è solo ignoranza becera di chi l’unica traccia che lascia del suo passaggio terreno sono i suoi residui nelle cloache.

 

2 commenti

    friariello

    (13 febbraio 2019 - 18:44)

    Oramai gli argini sono rotti,se prima i razzisti di ogni genere avevano un minimo di pudore a manifestarsi,ora non più.Se d’altra parte un sindaco del Nord offre ciambelle solo ai bambini “italiani”,se una prestigiosa università sempre del nord discrimina una valente dottoressa perché …..palermitana. C’è da chiedersi veramente dove andremo a finire.

    kikko

    (15 febbraio 2019 - 14:05)

    da romagnolo,nel settore da 25 anni,e non abbastanza stronzo da discriminare la provenienza,non mi sento di biasimare l’inserzionista.anche ammettendo il fattore razziale,sono convinto che se si presentasse una schiera di pizzaioli milanesi,marocchini,egiziani,romani o bolognesi,sarebbero tutti assunti.credo che la differenza sia dovuta più a brutte esperienze precedenti,che al razzismo.non che abbia ragione,ma credo che ognuno abbia il diritto di fare le sue scelte(nel limite dell’etica sociale).la riviera romagnola,ha vissuto e vive tuttora in un crogiolo di lingue,culture e professionalità talmente discordanti difficili da mantenere.la stagione estiva romagnola,che prevede milioni di presenze(di villeggianti,figuriamoci di lavoratori) in pochissimo giorni l’anno in 30 km di costa,è un calderone impossibile di razze,feste,usi e costumi indefiniti.un operatore ha il diritto di fare in modo che il suo lavoro si svolga nel miglior modo possibile.

I commenti sono chiusi.