Riccardo Cotarella: Vino italiano, serve uno scatto in avanti
di Riccardo Cotarella
Presidente Assoenologi
Axel Heinz ha descritto in un recente articolo-intervista una crescente ostilità verso il vino in Francia. In Francia, racconta Heinz, il vino arretra nel dibattito pubblico, stretto fra vincoli, campagne sanitarie e una narrazione che tende a ridurlo a un problema. In Italia, pur tra difficoltà e contraddizioni, resta parte viva dell’identità nazionale e può contare su una maggiore attenzione istituzionale. Heinz, enologo che ha lavorato a lungo nel nostro Paese e oggi opera a Bordeaux, riconosce gli investimenti pubblici italiani nella comunicazione del vino. È un’osservazione che merita attenzione proprio perché viene da chi conosce da vicino entrambe le realtà. E’ pur vero che anche noi affrontiamo consumi in calo, mercati incerti e una congiuntura complessa. Ma il confronto proposto da Heinz ci consegna un’indicazione: l’Italia, in questi anni, ha saputo mantenere aperto il dialogo sul valore del vino e ha mostrato una capacità di resilienza e rilancio che, almeno nel racconto dell’enologo, appaiono più forti rispetto di quelli della Francia. Il ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, ha riservato una concreta, costante e inusuale attenzione al nostro comparto. Il governo ha messo in campo un miliardo di euro per il settore vitivinicolo e ha indicato il vino tra gli ambiti strategici da accompagnare in modo strutturale. Un impegno importante, da riconoscere. Ora la responsabilità passa ai produttori. Gli strumenti disponibili vanno tradotti in risultati da chi il vino lo produce, lo promuove e lo porta sui mercati. Produttori, enologi, cantine, consorzi, associazioni: non possiamo chiedere sostegno e restare inermi, né invocare misure senza costruire progetti comuni. Assoenologi è in prima linea e continuerà a mettere competenze e proposte al servizio del settore; chiediamo a tutti gli operatori di fare altrettanto, con responsabilità e urgenza. L’ho detto anche di recente: la crisi impone scelte, come avvenne dopo lo scandalo del metanolo. Allora puntammo su qualità e sicurezza, oggi la sfida riguarda mercato e cultura. I consumi cambiano, le nuove generazioni si avvicinano meno al vino e non possiamo addossare loro la responsabilità di questa distanza. Dobbiamo raccontare il vino come prodotto della terra e del lavoro, parte della nostra cultura, da consumare responsabilmente. Serve una comunicazione nuova, più chiara, inclusiva e capace di parlare ai giovani. E occorre affrontare anche il tema dell’accessibilità: se vogliamo riportare il vino sulle tavole, il prezzo al consumo non può diventare una barriera. Una singola azienda non fa mercato: serve fare squadra, dal territorio alla promozione internazionale. È la direzione indicata dal Manifesto del vino italiano, presentato circa un anno fa in un mio editoriale: dieci impegni da realizzare. Equilibrio tra produzione e mercato; consapevolezza imprenditoriale e analisi preventiva; accesso equilibrato al vino; ridisegno della geografia viticola; innovazione di prodotto; sostenibilità ambientale ed economica; formazione e competenze; coesione della filiera e promozione coordinata; tutela della tipicità; presidio dei mercati emergenti. Una traccia operativa: produrre in equilibrio con la domanda, leggere i mercati, valorizzare i territori, innovare senza perdere identità e presentarci insieme nel mondo. Non possiamo rassegnarci né piegarci alle difficoltà. La qualità, la varietà dei territori e una storia riconosciuta ovunque sono basi solide, ma serve una l’intero comparto unito e una voce credibile. La crisi è seria, ma può essere affrontata: servono coraggio, responsabilità e amor di patria. Il governo ha dato uno straordinario contributo, ora tocca a noi usare gli strumenti e difendere imprese, lavoro e futuro del settore.

