Setteponti, i due supertuscans della Gioconda

21/1/2004 250

20 aprile 2002

La raffinata aristocrazia napoletana ha bruciato negli ultimi due secoli il suo reddito fondiario nei consumi in città, quella toscana reinvestendolo nei poderi. Forse ne valeva la pena: la corte borbonica era ben altra cosa rispetto a quella provinciale del Granducato, ma oggi noi speriamo che gli imprenditori partenopei non imitino l’esempio dei ricchi del passato seguendo invece le orme della borghesia toscana: investire nella terre, sulla vite, conviene all’ambiente e alla tasca. Prendete il caso di Antonio Moretti, per tradizione di famiglia impegnato nel tessile con marchi di successo quale Car shoe, la scarpa fatta a mano preferita da Giovanni Agnelli e Tronchetti Provera, e con Arfango e Bonora, che insieme a Gucci e Ferragamo segnano la storia della grande pelletteria toscana. Da tre anni Moretti ha rilanciato i vigneti della Tenuta Sette Ponti (Località Oreno a San Giustino Valdarno. Telefono 055.977.443. Sito www.tenutasetteponti.com) che il padre acquistò dalle principesse Margherita e Maria Cristina di Savoia d’Aosta. Trecento ettari, di cui 63 a vigneto, su cui lavora il winemaker Carlo Ferrini e la sua assistente Gioia Cresti. Risultato? In una zona, siamo sui colli aretini, dove si producevano vini leggeri sono nati due supertuscans, il Crognolo e l’Oreno, che hanno immediatamente raccolto consensi di pubblico e di critica. Il primo è un sangiovese in purezza con una punta di merlot, il secondo è un blend classico di cabernet sauvignon, merlot e sangiovese. Come vedete, anche in questo caso l’ideologia non condiziona le scelte: bene la tradizione, bene i vitigni internazionali. Volete una indicazione più precisa di dove si trova l’azienda? Facile. Prendete la Gioconda o la Madonna di Fusi di Leonardo: sullo sfondo c’è il ponte Buriano, è uno dei sette della zona dove nascono il Crognolo e l’Oreno.