Solidarietà: uno chef per Elena e Pietro. In Calabria la scuola gratuita che è un atto d’amore

31/12/2020 896
Uno chef per Elena e Pietro-A. Sposato S. Greco C. Scafidi M.Romeo
Uno chef per Elena e Pietro-A. Sposato S. Greco C. Scafidi M.Romeo

di Giovanna Pizzi

Un 2020 “difficile” non ha impedito ad un sogno di continuare a realizzarsi.

“Elena? Diceva sempre che nella propria vita avrebbe voluto realizzare qualcosa di grande e con mio marito abbiamo deciso di dare seguito a questa sua convinzione”. È bello iniziare una storia, nella storia, con le parole della signora Graziella. Una storia che è tutta calabrese, che è emblematica di una regione che può – e deve – farcela e che, parimenti, nasconde socialità, passione, esperienze. Elena e Pietro erano giovani e carichi di speranze, ma un incidente se li è portati via improvvisamente. Così Arturo e Graziella Pratticò, genitori di Elena e zii di Pietro, hanno deciso di investire quanto riconosciuto dall’assicurazione per aprire una scuola di cucina gratuita per ragazze e ragazzi calabresi a Bianco, piccolo comune della Locride, sulla costa ionica di Reggio Calabria. “Uno chef per Elena e Pietro” questo è il nome della scuola, per continuare a chiamare i due ragazzi scomparsi e a parlare con loro.

Uno chef per Elena e Pietro
Uno chef per Elena e Pietro

Una scuola gratuita, finanziata proprio da quel capitale che è servito innanzitutto a restaurare una villa liberty nel centro di Bianco, un rudere che diventa metafora: raccogliere i cocci, affrontare le macerie e farne qualcosa di buono e di tutti.

Un programma didattico messo a punto da Silvio Greco, ricercatore calabrese che nonostante i tanti anni passati altrove non ha mai interrotto né indebolito i legami con la propria terra, e da Bruno de Francesco, trentacinquenne talentuoso e appassionato chef del ristorante “Zenzero” di Serra San Bruno (VV) che ha amato fin da subito questo progetto e al quale si dedica anima e corpo, che si definisce “umile cuoco di montagna” e ha un grande cuore.

Docenti che arrivano da tutta Italia, da diverse università e da diverse esperienze: accademici, produttori, imprenditori, figure istituzionali. La famiglia Pratticò paga i viaggi, i soggiorni e i compensi. L’amore per questo progetto paga il resto: i relatori locali regalano i loro saperi a titolo gratuito, così come è gratuita l’azione di coordinamento di Greco.

Uno chef per Elena e Pietro-Bruno De Francesco
Uno chef per Elena e Pietro-Bruno De Francesco

Si sono alternati in cattedra, finora, Gennaro Convertini che insegna il vino, Cinzia Scaffidi docente dell’Università di Scienze Enogastronomiche di Pollenzo, Angela Sposato che racconta l’olio extravergine d’oliva e, ancora, Rosario Soldani, Maria Romeo, Rocco Zappia, Nicola Fiorita, Gianfranco Cacciola, Rosario Franco, Antonio Fazari, Mattia Tassone.

L’anno scorso il debutto che ha visto sbocciare 9 ragazzi che oggi hanno un profilo professionale forte e, soprattutto, un lavoro.

Mentre, con grande soddisfazione, in questi giorni si è concluso il primo quadrimestre del secondo anno scolastico che ha visto dieci ragazzi, selezionati tra 70 candidati, all’opera tutti i giorni tra lezioni in aula e visite in aziende agroalimentari per conoscere da vicino le materie prime.

Uno chef per Elena e Pietro-I docenti e il sig. Prattico'
Uno chef per Elena e Pietro-I docenti e il sig. Prattico’

Che grande regalo ci ha fatto la famiglia Pratticò! Un regalo fatto prima di tutto ai cuori: “Uno chef per Elena e Pietro”.

Dai nomi e dall’energia che può dare il dolore, ecco la scommessa vinta. E l’orgoglio di poter dire all’Italia che in un lembo ristretto di Calabria esiste una scuola per chef che insegna ai ragazzi l’importanza delle produzioni di qualità, i meccanismi che guidano il mondo della natura, le tecniche di trasformazione dei prodotti in piatti, l’importanza di un’alimentazione sostenibile.

Uno chef per Elena e Pietro-Ingresso scuola
Uno chef per Elena e Pietro-Ingresso scuola

Una storia nella storia, appunto.

Ed una scuola che funziona, fa battere il cuore e sognare, perché se dalla morte può nascere un sogno da un anno come questo che sta finendo deve nascere la speranza.