Stefano Amerighi e il Syrah di Cortona, un’interpretazione da migliore d’Italia
di Tonia Credendino
Le mura di Cortona si affacciano sulla Val di Chiana; sulle colline, la vite accompagna da generazioni il lavoro della terra. A Poggiobello di Farneta, Stefano Amerighi ha scelto il Syrah per misurarsi con un vitigno francese, legato alla valle del Rodano, e seguirne l’espressione in un paesaggio diverso da quello d’Oltralpe. A Cortona questa relazione si è costruita nel tempo: le prime testimonianze recenti del Syrah come vino di qualità risalgono agli anni Sessanta; all’inizio del decennio successivo, il professor Attilio Scienza e l’Università di Milano avviarono studi sul clima e sui suoli, impiantando un vigneto sperimentale con varietà e cloni diversi per individuare quelli più adatti al microclima cortonese. Le ricerche rilevarono affinità con la costa del Rodano. Nel 1999 arrivò il riconoscimento della DOC Cortona e oggi il Syrah rappresenta circa l’80 per cento della produzione della denominazione. Nel 2004, a Roma, produttori cortonesi riunirono vignaioli di Syrah provenienti da diversi Paesi: nacque così il Club del Syrah, a testimonianza della centralità ormai raggiunta dal vitigno nell’identità enologica locale.
Quando avvia la propria azienda, nel 2002, Amerighi ha ventotto anni, una laurea in Scienze politiche e tre anni trascorsi a imparare nella cantina del nonno. La tradizione familiare è il punto di partenza; la direzione, invece, è una scelta personale: studiare il Syrah, viaggiare nel Rodano, selezionare le piante da impiantare e adottare la biodinamica. Con il padre stringe un patto che rende concreta la posta in gioco: se il progetto fosse decollato, avrebbe rinunciato al suo sostegno economico iniziale; se fosse fallito, gli avrebbe restituito l’azienda e si sarebbe fatto da parte. Gli anni della partenza sono duri, ma Amerighi insiste e impara il mestiere sul campo. Nel 2018 la guida Vini d’Italia del Gambero Rosso lo nomina Viticoltore dell’Anno. L’ho incontrato a Cortona, durante il Top Festival Cortona, quasi per caso, in una boutique del centro. Ci siamo fermati a parlare e mi ha accennato ai suoi progetti in Sicilia; mi è apparso riservato, semplice, lontano dalle pose, una persona che racconta il proprio lavoro senza cercare di imporsi.
Il cuore del suo lavoro è a Poggiobello di Farneta, su due colline esposte a sud e sud-ovest, con terreni di argilla, gesso e limo. La cantina si raccoglie nel pendio e accoglie un lavoro attento alle singole uve: vendemmia manuale, fermentazioni spontanee, pigiatura anche con i piedi e interventi misurati. Al cemento si affiancano grès ceramico Clayver e anfore, scelti secondo le esigenze del vino e dell’annata; nel grès Amerighi ha trovato un’alternativa al cemento, grazie a uno scambio gassoso lento e limitato. La sua idea di cantina si riconosce anche nel modo in cui parla degli strumenti: «Si continua a far passare il mezzo come il fine, come un cuoco che parla delle padelle invece che del prodotto». È l’uva, con la sua annata, a restare al centro; la tecnica vale per ciò che riesce a restituire.
Questa ricerca prende forme diverse nelle etichette. Il Syrah Cortona è il vino che interpreta direttamente la denominazione; Apice nasce dalle uve della parte più alta del vigneto de’ Canonici, matura a lungo anche in bottiglia ed esce soltanto nelle annate ritenute eccezionali. Syrah Rosa offre una lettura più fresca del vitigno: proviene dalle uve più precoci del vigneto Canonici e fermenta e affina in acciaio. Ci sono poi progetti che portano Amerighi oltre Cortona. Noè è un Pecorino nato dal recupero di una vecchia vigna a Trisungo, nell’area di Arquata del Tronto, insieme a Maurizio Silvestri. Il vino porta il nome di Noè Angelucci, storico proprietario della vigna; il progetto è proseguito anche dopo il terremoto del 2016. Halarà, parola greca che richiama il procedere con calma, riunisce sei vignaioli — Amerighi, Nino Barraco, Corrado Dottori, Francesco De Franco, Giovanni Scarfone e Francesco Ferreri — attorno a una vigna di Catarratto e Parpato in Contrada Abbadessa, a Marsala. Di questo lavoro condiviso Amerighi mi ha detto: «Amo diluire me stesso negli altri».
Nel Syrah ricorrono frutto scuro, note floreali e speziatura, con il pepe nero tra i tratti più riconoscibili. Nel mio assaggio, quello di Amerighi è armonioso e verticale; lascia emergere una sensazione di sottosuolo che sostiene il sorso e ne precisa il carattere. È un vino identitario, che difende la propria voce senza cercare una misura buona per tutti. Amerighi lo definisce «un vero specchio della mia uva in questa annata»: per me, in questa coerenza fra vitigno, luogo e stagione sta la forza della sua interpretazione, e la ragione per cui considero il suo Syrah il miglior d’Italia.
Stefano Amerighi
Poggiobello di Farneta, 52044 Cortona (AR)
Tel. +39 0575 648340 · Cell. +39 335 6095187
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