Tra terme e macchia mediterranea: il menù healthy che parla flegreo alla Stufe di Nerone
di Francesca Pace
Iniziamo a sfatare un mito, le terme non sono robe per vecchi. Sempre più giovani le scelgono per passare qualche ora in completo relax, visto e considerato il famoso logorio della vita moderna.
Quello che avevo letto qualche giorno fa, in un articolo che parlava proprio di questo trend, ho avuto modo di constatarlo di persona alle Stufe di Nerone nei Campi Flegrei. Amiche, coppie, ragazzi non giovani ma non certamente adulti hanno scelto questo posto in una splendida giornata di sole di Aprile, quando l’estate è ancora lontana ma bisogna pur cominciare ad abbandonare il pallore invernale.
Altra osservazione, quando arrivo verso le 10 c’è un po’ di fila all’ingresso, dopo un’ora, la fila è quadruplicata, e questo è un segno tangibile che alle Stufe di Nerone si sta bene, molto bene. Intorno, il parco che abbraccia le terme è un piccolo ecosistema ricco e sorprendente, sembra quasi un giardino botanico vista la grande quantità di piante presenti: sentieri immersivi e tanto verde fanno bene al cuore e agli occhi: arbusti di mirto, lentisco e rosmarino selvatico che crescono tra terreni vulcanici rendono il tutto ancora più affascinante. È un paesaggio vivo, segnato dalla presenza delle sorgenti termali e da una biodiversità che cambia con le stagioni, offrendo continuamente nuovi spunti e ingredienti.
Il parcheggio interno, gli ampi spazi larghi e curati nei dettagli permettono agli avventori di vivere l’esperienza al meglio. Pulizia e comfort la fanno da padrone.
Dopo dunque aver usufruito di piscine termali, fanghi e saune, la fame inizia a farsi sentire. All’interno della struttura c’è una comodissima area ristoro che accontenta un po’ tutti i palati. L’area bar che spazia tra the, tisane (spesso e volentieri realizzate con gli agrumi del giardino) ma anche caffè a cocktail diventa perfetta per un pranzo salutare ed equilibrato per chi preferisce mangiare leggero senza rinunciare al gusto.
Il menù è firmato da Luigi Costigliola, che ama questa terra e ne raccoglie letteralmente i frutti, come nel caso della pasta al mirto che qui campeggia in abbondanza.
Una pasta profumata e molto saporita che lascia il segno. Tante sono però le scelte che si possono fare: si va dal classico carpaccio con rucola e scaglie all’iconica Caesar Salad, che mette d’accordo sempre tutti. La sua cucina è un equilibrio sottile tra tecnica e istinto, tra ricerca e praticità.
Costigliola riesce a costruire piatti armoniosi, mai eccessivi, in cui ogni elemento trova il proprio spazio senza sovrastare gli altri.
Il risultato è una proposta gastronomica che conquista per precisione e gusto, senza mai perdere quella semplicità che rende tutto immediatamente riconoscibile e profondamente legato al territorio.
E per chi non vuole essere strettamente healthly largo spazio anche ai dolci che vengono preparati con cura e devozione.
Uno degli aspetti più affascinanti del suo lavoro qui al bistrot delle terme è il rapporto diretto con l’ambiente circostante. Non si limita a selezionare ingredienti di qualità: li cerca, li osserva, li raccoglie. In questo gesto c’è tutta la filosofia dello chef: valorizzare ciò che la natura offre spontaneamente, trasformandolo con rispetto e intelligenza. Non si tratta di stupire con effetti speciali, ma di emozionare attraverso sapori autentici, costruiti con equilibrio e consapevolezza.
La cucina delle Stufe di Nerone diventa così un piacevolissimo momento da concedersi che attraversa il paesaggio flegreo, restituendone l’identità più vera. E Luigi Costigliola ne è un interprete sensibile, capace di tradurre la materia in esperienza, mantenendo sempre al centro il gusto.
Costo medio del pranzo 20 per persona
Scheda del 5 gennaio 2026
Stufe di Nerone a Bacoli, un viaggio tra acqua, tempo e cura
di Ornella Buzzone
Ci sono luoghi che non si visitano soltanto si attraversano si respirano si ascoltano. Le Stufe di Nerone sono uno di questi. Non semplicemente terme ma una stratificazione viva di storia geologia e umanità incastonata nel cuore dei Campi Flegrei là dove la terra è ancora calda e parla con voce antica.
Qui la parte più profonda del complesso affonda letteralmente nell’epoca romana. I muri che oggi delimitano gli spazi dei bagni e della sala massaggi erano un tempo cupole strutture pensate per accogliere il vapore e l’acqua calda costruite secondo una concezione architettonica che ritroviamo nelle grandi terme imperiali. È un’architettura funzionale e sapiente figlia di un sapere ingegneristico capace di sfruttare la forza naturale del sottosuolo proprio come avveniva nelle grandi terme dell’area flegrea.
La parte antistante invece racconta il Medioevo un’altra epoca un altro uso ma la stessa continuità di vita. Perché queste terme non sono mai state davvero abbandonate solo trasformate. Certo ci sono stati momenti di silenzio di stasi. Uno di questi coincide con un evento che ha cambiato per sempre la morfologia del territorio l’emersione del Monte Nuovo nel 1538. Un vulcano nato in pochi giorni figlio del bradisismo che ha ridisegnato laghi coste e profondità inghiottendo e restituendo porzioni di mondo. Da qui nasce anche il fascino sommerso di quest’area con resti archeologici che ancora oggi riaffiorano sotto il livello del mare.
Quando secoli dopo i Campi Flegrei tornano a essere meta di viaggiatori le Stufe di Nerone rientrano a pieno titolo nel percorso del Grand Tour. Passano di qui artisti intellettuali curiosi dell’Europa del Nord. La famiglia di Wolfgang Amadeus Mozart durante il viaggio in Italia visita queste terme come raccontano le lettere del padre. E Hans Christian Andersen incantato da questi luoghi vi ritorna addirittura tre volte. Le Stufe diventano così non solo spazio di cura ma di racconto di scambio di meraviglia.
La storia più recente è una storia di famiglia di visione e di ostinazione gentile. È negli anni Sessanta e Settanta che due fratelli decidono di costruire con le proprie mani una piscina termale quando tutto intorno il mare e i lidi chic sembravano l’unica scelta possibile. Un’idea che allora appariva folle ma che oggi si rivela lucidissima utilizzare un’acqua che sgorga a circa ottanta gradi raffreddarla e restituirla alle persone come esperienza di benessere autentico.
Qui l’acqua è ovunque nei laghetti nelle vasche nella terra stessa. Camminando intorno alle sorgenti si percepiscono chiaramente le differenze di temperatura il punto esatto in cui l’acqua nasce dal sottosuolo. È un’acqua che i Romani avevano già capito come usare forse grazie a figure come Servilio Orata ingegnere e imprenditore ante litteram che proprio in quest’area sperimentò modelli di impianti termali poi replicati su scala monumentale a Roma.
Oggi alle Stufe di Nerone l’idea originaria dell’otium romano è più viva che mai. Non il semplice riposo ma un tempo sospeso in cui il corpo si rigenera e la mente si apre. Un luogo dove non servono artifici niente luci soffuse costruite a tavolino niente profumi aggiunti. Qui è l’acqua salso bromo iodica a fare il lavoro più profondo. Il bromo rilassa naturalmente agisce sul sistema nervoso scioglie tensioni e pensieri. Basta immergersi respirare lasciarsi andare.
Accanto all’esperienza sensoriale c’è anche la dimensione scientifica. Le acque sono riconosciute dal Ministero della Salute e utilizzate in protocolli medici aerosol fangoterapia trattamenti per le vie respiratorie per la pelle e sorprendentemente per la salute ginecologica. Studi clinici hanno dimostrato l’efficacia di quest’acqua in patologie specifiche tanto da attirare l’interesse della ricerca farmaceutica internazionale.
E poi c’è il presente che dialoga con il gusto. Il ristorante pensato come naturale estensione della giornata termale propone una cucina leggera stagionale rispettosa del corpo e del territorio. Il menù cambia seguendo i primizi ciò che offre il mercato i tempi dell’anno verdure fresche piatti equilibrati materie prime selezionate con cura. Non si viene qui per mangiare tanto ma per mangiare bene in armonia con un’esperienza di benessere complessivo.
A tenere insieme tutto questo la storia antica la visione contemporanea la fedeltà all’autenticità è una famiglia la famiglia Colutta oggi proprietaria delle Stufe di Nerone e custode non solo degli spazi ma dello spirito del luogo. Una gestione che ha scelto la continuità invece della scorciatoia fatta di rispetto studio e cura quotidiana.
Dal punto di vista pratico l’esperienza resta sorprendentemente accessibile. L’ingresso giornaliero ha un costo medio di quaranta euro comprensivo dell’uso delle piscine termali dei laghetti e degli spazi immersi nel verde. Il pranzo può essere aggiunto con una spesa media tra i venti e i trenta euro variabile in base al menù del giorno.
Ma il vero cuore della filosofia delle Stufe di Nerone sta in una parola continuità. È per questo che la struttura punta sugli abbonamenti. Non per una logica commerciale ma per una convinzione profonda quest’acqua quest’aria ciò che si respira e si assorbe in questo luogo sono realmente curativi. Non un beneficio occasionale ma un percorso che funziona se vissuto nel tempo.
Venire spesso tornare immergersi con regolarità è così che il corpo cambia che i benefici si consolidano che il respiro si apre e le tensioni croniche si sciolgono. Gli abbonamenti oltre a permettere un risparmio economico invitano proprio a instaurare una relazione più profonda e duratura con le terme.
E poi c’è una dimensione più intima quasi segreta che rende l’esperienza ancora più affascinante l’ingresso serale. Fino a marzo è possibile accedere alle Stufe di Nerone anche dalle diciassette in poi. Un orario speciale in cui la luce cambia il vapore si fa più visibile il silenzio si intensifica. Le vasche fumanti al tramonto il buio che scende lentamente sui Campi Flegrei il corpo che finalmente rallenta un’esperienza di una bellezza quasi ipnotica.
In fondo le Stufe di Nerone non chiedono di essere consumate ma frequentate. Non promettono miracoli immediati ma offrono qualcosa di più raro un rapporto duraturo con il benessere radicato nella storia nella scienza e in una terra che da duemila anni continua a prendersi cura di chi sa ascoltarla.
Via Stufe di Nerone 37, 80070, Bacoli
Tel: +39 081 868 8006











Un luogo dove il benessere fisico e mentale sono tangibili. La perfetta organizzazione del reparto termale e la cortesia del personale la fanno da padrona.
Un plauso particolare alla cucina che si distingue per i suoi menù sempre molto equilibrati ed attenti alla stagionalità. In estrema sintesi un luogo dell’anima e del corpo che crea “piacevole Dipendenza”.
E un luogo dell’anima dove non solo il corpo si rilassa ,ma i nostri pensieri virano di conseguenza al positivo…una vera pausa dalle preoccupazioni del quotidiano e una apertura della nostra mente. e poi c,e il retaggio storico,passano gli anni anzi i secoli e l,uomo rimane simile a se stesso