#stwEATterature / L’Agave, Framura. Calamari croccanti e piselli

22/7/2017 1.1 MILA
L'Agave, calamari e piselli
L’Agave, calamari e piselli

di Fabrizio Scarpato

Questione di texture. Della crema di piselli,

a specchio e verdissima, e dei calamari, fritti non fritti,

meno di un attimo. Sablé. Touché.

 

7 commenti

    Luigi Capannelli

    (23 luglio 2017 - 09:46)

    Non capisco se questo post è una ricetta oppure qualcos’altro, visto che non c’è alcun testo. Vorrei sapere ad esempio cosa significa la parola “stwEATterature” e cosa c’entra con il resto del testo che sembra essere in Italiano. Poi vorrei sapere cos’è l’agave e cosa c’entra con i calamari. Stessa cosa per la parola Framura. Non si capisce nulla. Può darsi che il testo sia stato mangiato da qualcuno o qualcosa.

    luca

    (23 luglio 2017 - 12:01)

    “Poi vorrei sapere cos’è l’agave e cosa c’entra con i calamari. Stessa cosa per la parola Framura.
    Non si capisce nulla. Può darsi che il testo sia stato mangiato da qualcuno o qualcosa” (Luigi Capannelli)

    Conosco Framura che è una località delle cinque terre. L’agave è un ristorante. E calamari e piselli è un piatto del ristorante.
    Scarpato è ermetico e sa scrivere anche in maniera più chiara.
    Luigi non ho voluto fare il saputello ma i tuoi dubbi sono fondati e, con una semplice ricerca su google, avresti risolto.

    Il tuo commento è, comunque, l’occasione per riflettere su questo:

    Come scrivono i food blogger(sto parlando in generale)?
    C’è qualcosa che li accomuna, anche se hanno stili diversi?
    Cosa apprezziamo, noi lettori, nello stile di un post?
    La coerenza, la coesione, la chiarezza, la concisione, la capacità di emozionarci, ecc…?

    Ci vorrebbe una classifica dei food blogger sullo stile fatta da noi lettori, come quelle sulla pizza.
    E’ chiaro che ognuno ha una sua personale classifica…come per la pizza.
    La superclassifica verrebbe fuori individuando i blogger che hanno ricevuto più punti nelle classifiche personali.

    Poi ognuno può continuare a credere nella sua personale classifica.
    Per le pizze è lo stesso.
    Anche se il popolo del WEB 2.0 si fa facilmente influenzare dalle migliaia di classifiche nel web.

    marco contursi

    (23 luglio 2017 - 13:54)

    Luca, alcune risposte alle tue domande sono in un mio pezzo che è pronto.

      Luigi Capannelli

      (23 luglio 2017 - 19:01)

      L’agave prima di essere un ristorante è una pianta, Framura non l’ho mai sentita perché io al mare essendo Eoliano vado a Panarea. Per quanto riguarda l’informazione, se il post è destinato esclusivamente a cultori dell’ermetismo o ragazzetti che parlano l’alfabeto farfallino o in Verlan e si capiscono solo tra di loro, fai una chat o un gruppo su fb non un blog. Se devo fare una ricerca su google il post me lo scrivo da solo. Quindi direi che più che al modo di scrivere dovreste verificare che cos’è quella forza interiore inarrestabile che vi spinge a scrivere un post. In teoria dovrebbe essere il desiderio di condividere la vostra conoscenza. Ma mi pare che qui di conoscenza ce n’è veramente poca, visto anche che per esempio in questo piatto in particolare oltre la crema di piselli e i calamari c’è un terzo elemento che non viene descritto per niente e trattasi di quelle foglioline compattate che non si sa che cosa sono. Se ancora sei incastrato in schemi mentali neanderthaliani tipo le classifiche e nonsense tipo “il popolo del web” il mio consiglio è quello di lasciare perdere tutto perché prima devi capire chi sei veramente e cosa vuoi dalla vita.

    luca

    (23 luglio 2017 - 17:58)

    Marco C, sono interessato a leggerlo anche perché ho espresso più volte l’aprezzamento per i tuoi articoli.
    Saluti

    Marco contursi

    (23 luglio 2017 - 19:59)

    Lo so Luca e te ne ringrazio,scrivimi in privato marcofood@libero.it

    fabrizio scarpato

    (24 luglio 2017 - 10:03)

    Ringrazio tutti per l’attenzione, Luigi in particolare, per quella frase circa “il testo mangiato” che in fondo ha sempre rappresentato il mio desiderio impossibile, dal mangiare un’idea di gaberiana memoria, fino alla vera e propria consumazione di un piatto o di un vino attraverso le parole. Poche, pochissime, ché qui si parla di attimi fuggenti, di impressioni d’acchito: i diari li lasciamo alle scolarette, non tanto per le scolarette, quanto perché c’abbiamo na certa età… Tutto il resto è divertimento.

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