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22/1/2021 681
Verdicchio di Matelica 2018, Collestefano
Verdicchio di Matelica 2018, Collestefano

di Fabrizio Scarpato

Alessandro Baricco segnava come passaggio epocale (nella sua narrazione uno scarto barbarico, foriero di tutto ciò che è nuovo), il fatto che gli americani avessero conosciuto e apprezzato il vino come rito di massa, solo quando un bicchiere aveva saputo dotarsi di corpo e ammantarsi di dolcezza, per non dire di opulenza e morbidezza. Fu così che palati abituati a liquori spessi e bevuti a tutte le ore, riuscirono ad apprezzare Sauvignon, Chardonnay barricati o rossi da taglio bordolese dalle avvolgenze degne di un Kentucky Bourbon. Il barbaro si chiamava Robert Mondavi e il suo scarto, visionario e legnoso, cambiò prospettiva in America e nel resto del mondo. Sono trascorsi più o meno cinquant’anni e certo qualcosa è cambiato se oggi il New York Times indica come miglior vino bianco italiano, sotto i 25 dollari, un verdicchio di Matelica. Che è questo Collestefano che ora sprizza luminosa giallitudine nella diffusa nota azzurrina, fatta di cielo, mare e legno ceruleo, del Clandestino Sushi Bar. Quello che spettina le ciglia è il vento che sale dal bicchiere, verde di erbe, giallo di agrumi, eccitante e balsamico, per  raccontarci di un vino teso e nervoso. Quella bella sfacciataggine che rimbalza nel sorso elettrico e croccante, vagamente astringente, e che ha il solo difetto di necessitare di una temperatura di servizio adeguata alla bisogna, pena una eccessiva sensazione di durezza. Un bel bere, dritto, dinamico, schietto e sincero: un augurio, se vogliamo, per la nuova amministrazione Biden.

Un commento

    Francesco Mondelli

    In genere si parla di refolo:qui siamo al vento.Se non volutamente esagerato ne avremo un bel tornaconto una volta arrivati al fondo.FM

    22 gennaio 2021 - 14:31

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