L’anomalia napoletana: quegli uffici stampa specializzati in risse

29/7/2017 2.2 MILA

di Luciano Pignataro

Non si vive mai per vederle tutte. In occasione dell’uscita di 50 Top Pizza abbiamo visto pizzerie gestite da persone adulte sin qui ignorate dalle altre guide (diciamo nome e cognome: Gambero rosso) protestare e parlare inopinatamente di cupola, pizzaioli piazzati nei primi cento d’Italia (i primi cento!) rosicare per non essere nei primi cinquanta, ma sostanzialmente scontenti che il loro vicino è più avanti, altri ancora chiedere conto della qualifica di chi li ha giudicati salvo poi non porsi il problema se premiati da altra guida. Insomma, una bella antologia su come non si deve stare sui social e in pubblico quando si ha una attività commerciale.

Ma sin qui ci sta anche tutto: in fondo se tu eserciti il lavoro di critica e di classificazione è logico che puoi essere a tua volta criticato. Anzi, le critiche alimentano la curiosità e fanno gioco più degli elogi, è un meccanismo elementare della comunicazione che ben conoscono gli uomini di spettacolo. Basta avere la capacità di distinguere tra i giusti rilievi (non avete comunicato bene che la classificazione 50 Top Pizza vale per le pizzerie e non per le pizze) e non farsi il sangue amaro per gli insulti che mettono in discussione la serietà dell’impegno. Molta ottusità, comunque, nel non rilevare che è la prima volta nella storia della critica gastronomica che un progetto nazionale parte da Sud, ma si sa come siamo noi italiani, noi terroni in particolare: tutto va bene fino a che va bene a me. Poi, Francia o Spagna purché se magna.

Ma devo dire che la cosa più incredibile di tutte, inaspettata e nuova, è  l’atteggiamento di alcuni uffici stampa che, invece di fare il proprio lavoro e comunicare che il loro cliente è nei primi cento, nei primi cinquanta, nei primi dieci (cosa che hanno fatto molti) hanno rilasciato commenti del genere: “lasciamo che se la suonino da soli” o mettendo like a chi si è agitato, il che, di fronte al fenomeno gastronomico mediatico italiano più importante su scala mondiale dopo Vinitaly fa un po’ ridere e conferma il provincialismo con cui alcuni vivono a Napoli. Ma per alcuni la Gazzetta di Posillipo, o di Pollena, conta più di tutta la stampa mondiale.

Poi, riflettendoci, sono andato con la mente a quanto avvenuto tra gennaio e  febbraio, alla convocazione di una assemblea, poi revocata, di pizzaioli all’Istituto Suor Orsola Benincasa (la cosa alle attività accademiche era stata presentata come un master di approfondimento) sulla Pizza Libera. Scorrendo le mail di convocazione, tre su tre dei promotori erano persone che hanno uffici stampa o attività di consulenza delle pizzerie, spalleggiati da chi ha attività commerciali in questo settore e da un dj improvvisato nella gastronomia (come tutti quelli che hanno fallito nel proprio mestiere in questo periodo) con tre banner pubblicitari di chi produce per il mercato delle pizzerie. Tutti volevano liberare la pizza, ma da cosa? Dalla stampa autonoma! Per avere campo libero loro e fare affari senza assillo e magari senza fatture.
Una guerra scatenata contro uno dei pochi spazi liberi che ha dato voce al Sud, a migliaia di piccoli produttori, ristoranti, pizzaioli, osterie nell’arco di 13 anni. 18mila post non sono uno scherzo, soprattutto se nessuno ha dovuto pagare un euro.

Insomma, in Campania succede che gli uffici stampa (non tutti) vanno alla guerra trascinando e danneggiando i loro clienti nelle proprie beghe, che sono niente altro che la necessità di vedere gli inutili e sbadigliosi comunicati pubblicati su Mattino-Repubblica-Corriere del Mezzogiorno oltre che su una decina di blog di territorio che non sono testate giornalistiche ma che fanno un po’ di animazione, il fumo da vendere al pollo di turno.
Naturalmente, questo blog che offre gratis con autorità quelli che questi vendono senza autorevolezza è il bersaglio degli uffici stampa frustrati e incapaci che invece di fare il proprio lavoro, interrogarsi del perché le principali aziende dell’agroalimentare campano e i principali eventi si rivolgono a studi romani, milanesi o veneti, preferiscono lasciare questi post poco professionali.

Una anomalia che non ha eguali in nessun altra regione italiana.

 

7 commenti

    friariello

    (29 luglio 2017 - 11:47)

    Come è diventato complicato mangiare una pizza!

      Giancarlo

      (30 luglio 2017 - 16:17)

      già.

    Marco contursi

    (29 luglio 2017 - 19:42)

    Finché ci sono i polli,ci sarà chi li spenna….e a chi come me è ornitofobico un po di invidia la fanno…..soldi facili per scrivere a volte delle boiate di comunicati….

    Giustino Catalano

    (29 luglio 2017 - 20:59)

    I maleducati vanno sempre ignorati.

    Valentino

    (29 luglio 2017 - 23:21)

    Mha, tutto questo chiasso, ma alla fine non si lamenta mai nessuno quando poi si esce sulle guide o su varie classifiche.. Stiamo messi male, ma male male male!! Comunque il progetto 50 Top Pizza è bellissimo e chi non è menzionato, dovrebbe impegnarsi un po’ di più durante tutto quest’anno, punto.

    marco

    (31 luglio 2017 - 11:28)

    mi farebbe piacere conoscere i nomi di questi uffici stampa …….ma mi rendo conto che forse pubblicamente …non si puo’…

      Luciano Pignataro

      (31 luglio 2017 - 14:45)

      In realtà si potrebbe perché hanno fatto mail di convocazione, ma non ne vale la pena. Non è un fatto personale, qui interessa analizzare il fenomeno

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