Vini dell’Azienda Agricola San Salvatore – Nuove annate

6/5/2019 3.3 MILA
Vini di San Salvatore - Nuove annate
Vini di San Salvatore – Nuove annate

di Enrico Malgi

Peppino sono pronte le nuove annate dei tuoi vini, hai già imbottigliato? “ Si Enrico, ho imbottigliato tutto. Vediamoci al Lido Beach 93 a Paestum e te li farò assaggiare”. Ok, ci sarò.

Peppino Pagano pensa sempre in grande, non ama le mezze misure, è sempre un generoso in tutto quello che fa. E così mi fa trovare pronte tutte e quattordici le nuove annate da degustare, che accompagnano un sontuoso pranzo di lavoro (sic!). Presenti anche i nuovi due collaboratori dell’azienda: il giovane enologo bordolese Charly Annes e l’enotecnico irpino Modestino Argenziano.

Poiché le bottiglie da raccontare sono molte, passo subito alle mie impressioni, tenendo presente che sono quasi tutte del millesimo 2018, che nel Cilento ha risentito di molteplici capricci climatici, con frequente ed inopportuna pioggia durante l’anno. Questa la batteria in successione.

Gioì Spumante Brut Rosé Metodo Classico Biologico e Millesimato 2015. Aglianico in purezza. Ventiquattro mesi trascorsi sui lieviti e tre mesi in bottiglia dopo la sboccatura. Gradazione alcolica di dodici e mezzo. Prezzo in enoteca sui 25,00 euro.

Ormai collaudato da tempo il colore rosa pallido e languido. Perlage di ottima finezza espressiva, segnato da bollicine minuscole, fitte e persistenti. Bouquet sontuoso e di estremo interesse, che subito cattura l’attenzione delle narici, proponendo fruttati ricami di sottobosco e di agrumi. Pregevoli i sussurri floreali di glicine e di lavanda. Costumanze profumate di pasticceria e di pane appena sfornato. Sorso intenso, fresco, morbido, fragrante, effervescente e sapido. Finale lungo ed appagante. A parte la carne arrosto, secondo me questo spumante può reggere quasi ogni tipo di pietanza, perché sgrassa tutto quello che gli capita a tiro.

Vetere Aglianico Rosato Paestum Igp 2018. Solo Aglianico, lavorato in acciaio. Tasso alcolico di dodici gradi. Prezzo in enoteca intorno ai 15,00 euro.

Stesso colore rosa buccia di cipolla tipo provenzale del Gioì. Le avvisaglie olfattive ci dicono che i profumi sono particolarmente gradevoli. Soprattutto è il fruttato che prende le misure. Nuances di fragole, mirtilli, more e amarena sono quelle più notevoli, insieme a respiri di rosa canina, violetta e glicine. Afflato sapido. Ottima la congiunzione gustativa, che mette in rilievo un sorso profondo e lineare, acido e morbido, sensitivo ed elegante. Silhouette fine ed armoniosa, intrigante e suadente. Slancio finale sospiroso ed appagante. Bene, personalmente trovo azzeccato l’abbinamento di questo rosato con la pizza margherita, più che con la birra. Provate!

Palinure (non Palinuro, perché Peppino per evitare polemiche ha dovuto cambiare il nome alla bottiglia com’è successo con lo spumante Joì diventato Gioì) Paestum Igp 2018. Inedito tris in composizione di varietà bianche campane: Fiano, Greco e Falanghina. Unico blend aziendale, perché tutte le altre etichette sono prodotte con monovitigno. Acciaio e vetro. Tenore alcolico di tredici gradi. Prezzo finale di 12,00 euro.

Colore giallo paglierino ancora in itinere. Sensazioni olfattive di ottimo stampo, a cominciare dal nervato caleidoscopio fruttato di banana, ananas, mela, pesca, albicocca e pera. Calibrate le captazioni di fiori bianchi, eucalipto, muschio ed acacia. Sorso bello fresco, che fa le fusa al palato. Sospiri succosi, dinamici, morbidi, sapidi e gaudenti. Tattilità omogenea, intrigante e gradevole. Chiusura ben registrata su toni avvincenti e godibili. Risotto alla pescatora e carne bianca.

Altri vini di San Salvatore nuove annate
Altri vini di San Salvatore nuove annate

Falanghina Campania Igp 2018. Falanghina in purezza lavorata in acciaio. Gradazione alcolica di tredici e mezzo. Prezzo in enoteca di 12,00 euro.

Splendente il bel colore giallo paglierino nel bicchiere. Spettro aromatico intriso di calibrati e stuzzicanti profumi che sollecitano il naso. Fruttato esotico di banana e di ananas. Percezioni più nostrane odorose di mela, di agrumi, di fiori d’arancio e di pino silvestre. Collusive tracce minerali. Mentolo e balsamo a profusione. Sulla lingua atterra un sorso tagliente, aggraziato ed elegante, che viene poi rimpolpato da seducenti cadenze scattanti, sapide e dinamiche. Retroaroma lungo. Spaghetti a vongole e formaggio fresco.

Cecerale Fiano Paestum Igp 2018. Fiano al 100%. Fermentazione e maturazione in acciaio. Gradazione alcolica di tredici e mezzo. Prezzo finale intorno ai 15,00 euro.

Bello il cromatismo che elargisce un colore giallo paglierino non troppo carico. Intenso e variegato il corollario di profumi che sale al naso e che esprime suadenze fruttate di pesca bianca, mandarino e albicocca. Calibrate le note di biancospino, gelsomino e macchia mediterranea. Sorso teso, succoso, carezzevole, morbido, cristallino e reattivo. Incidenza sapida e salmastra. Fraseggio finale consistente e prolungato. Su pasta, patate e provola e frittura di pesce di paranza.

Trentenare Fiano Paestum Igp 2018. Ancora Fiano in purezza, lavorato sempre in acciaio. Tasso alcolico di tredici gradi. Prezzo finale intorno ai 15,00 euro.

Colore giallo paglierino ancora giovane. Al naso si dispiega un pot-pourri di deliziosi e variegati profumi: pesca, susina, mandarino, fico, mela, ginestra, biancospino, timo e salvia. Il sorso si focalizza su rimarchevoli palpitazioni eleganti, fresche, costumate, avvolgenti e dinamiche. Palato setoso e polposo. Persistente e godibile il bel finale, che fa salivare. Vino che avrà ancora lunga vita davanti a sé. Da spendere su una grigliata di pesce e latticini.

Pian di Stio Fiano Paestum Igt 2018. Soltanto Fiano allevato in alta collina oltre i seicento metri. Soltanto acciaio e vetro. Gradazione alcolica di tredici e mezzo. Prezzo in enoteca intorno ai 20,00 euro la bottiglia da 75 cl.

Si tratta di uno dei pochissimi Fiano del Cilento coltivato in altura. E poi questa è la terza bottiglia aziendale confezionata col Fiano. Un caso raro che, per quanto mi sforzo di ricordare, neppure le aziende irpine possono mettere in campo. Il cromatismo, intanto, è già bello posizionato su un colore giallo carico e luminoso. Il naso esplora con molta cautela un crogiolo di essenze profumate di frutta fresca: pesca bianca, mela, agrumi e fico, a cui seguono sentori di tiglio, camomilla, muschio, citronella, acacia e eucalipto. In bocca fa il suo ingresso un sorso fresco e tonico, elegante e pervasivo, morbido ed armonico, equilibrato e reattivo. Sapidità mineralizzante. Vino ottimamente strutturato, essenziale e stilisticamente perfetto. Tratto finale persistente ed epicureo. Da preferire sulla classica cucina di mare cilentana ed anche su qualcosa di più complesso perché il vino tiene bene.

Calpazio Greco Paestum Igp 2018. Greco in purezza. Acciaio e vetro. Alcolicità di tredici gradi. Prezzo in enoteca di 15,00 euro.

Dopo il Fiano ecco il Greco. Se in Campania possediamo i migliori vitigni a bacca bianca d’Italia perché non sfruttarli appieno in ogni territorio, compreso il Cilento?

Colore giallo paglierino, con riflessi verdognoli. Bouquet intensamente profumato di pesca gialla, albicocca, pompelmo, mandarino, caprifoglio e citronella. Non mancano all’appello poi sbuffi speziati di cannella e chiodi di garofano. Sorso subito acido, sapido e morbido. Palato affusolato, leggiadro, soave e cristallino. La chiusura si stabilizza su toni fruttati e vegetali risultando poi lunga e pervasiva. Su spaghetti allo scoglio, carne bianca e formaggi freschi.

Elea Bianco Paestum Igp 2016. Soltanto Greco fermentato al 90% in acciaio ed il residuo 10% in barriques di rovere francese di primo passaggio. Quattordici i mesi di maturazione in acciaio e poi elevazione in bottiglia. Tasso alcolico di tredici gradi. Prezzo in enoteca di 20,00 euro.

Seconda bottiglia aziendale di Greco. Splendente il colore giallo carico quasi dorato. Bouquet affastellato da ampi e complessi profumi. In primis sussurri di bergamotto, mela cotogna, pera, mela, banana, zenzero e curry. Florealità presente. Sorso elegante e potente, sontuoso e morbido, tagliente e succoso, balsamico e mentolato. Un vino strutturato quasi quanto un rosso. Finale estremamente piacevole, vitale e persistente. L’abbinamento può spaziare con nonchalance tra terra e mare.

Corleto Aglianico Paestum Igp 2016. Aglianico al 100%. Acciaio, un anno in legno grande e poi elevage in boccia. Tenore alcolico di quattordici gradi. Prezzo finale intorno ai 18,00 euro.

Pregevole e scintillante il bel colore rosso rubino nel bicchiere. Al naso tripudio di profumi fruttati di amarena, prugna e ribes. Complessità olfattiva floreale di buona sostanza. Briciole odorose di vegetali. Bocca piena, che evidenzia estratti poderosi di percezioni terrose, di goudron e di spezie orientali. Tannini ancora da levigare. Composizioni palatali piacevolmente sintonizzati su un’ottima sensazione di freschezza. La chiusura si attesta su toni particolarmente gradevoli. Sulla classica cucina terragna cilentana.

Ceraso Aglianico Campania Igp 2018. Sempre soltanto Aglianico lavorato in acciaio. Alcolicità di quattordici gradi. Prezzo in enoteca intorno ai 15,00 euro.

Rosso violaceo giovane, con lampi purpurei nel bicchiere. Timbro olfattivo affastellato da belle suadenze odorose di frutta del sottobosco e della pianta. Sentori di violetta e di rosa.  Elementi speziati di pepe nero, noce moscata e chiodi di garofano. Vibrazioni sapide e sussurri floreali. Sulla lingua plana un sorso abbastanza astringente, ma anche molto teso, che conferisce ottima freschezza a tutto il palato. Appeal carnoso e corposo, ma anche rotondo ed armonico. Retroaroma di grande rilievo gustativo, che sfocia in ottima persistenza. Carne e formaggi in abbondanza.

Jungano Aglianico Paestum Igp 2017. Aglianico in purezza. Maturazione alquanto complessa, che prevede un affinamento di un anno per il 40% in barriques di rovere francese di secondo passaggio 40% in botte da 25 hl ed il restante 20% in serbatoi di acciaio. Gradazione alcolica di quattordici e mezzo. Prezzo finale della bottiglia di 15,00 euro.

Il colore che traspare nel bicchiere è permeato da un rosso rubino vivo e lucente. Il timbro olfattivo cattura subito l’attenzione delle narici, invadendole con percezioni di marasca, prugna, ribes, lamponi e fiori rossi. Di spessore poi l’impatto odoroso di spezie a lunga gittata. Perfetti gli umori terziari di incenso, tabacco, caffè, mentolo e balsamo. In bocca si appalesa un sorso materico e fondente e sostenuto poi da buona acidità. Tannini maturi e coinvolgenti. Accelerazione palatale sontuosa, esuberante ed intrigante. Retroaroma perfettamente in riga.  Tanta carne e formaggi stagionati.

Gillo Dorfles Aglianico Paestum Igp 2015. Aglianico al 100%, affinato in barriques nuove di rovere francese per due anni. Tasso alcolico di quindici gradi. Prezzo finale sui 40,00 euro.

Ecco qui la quarta etichetta di Aglianico aziendale, che consente a San Salvatore di possedere il primato assoluto in tutto il Cilento e non solo. Questa è la portaerei di Peppino, dedicata al compianto, grande scienziato, pittore, filosofo ed umanista triestino Gillo Dorfles, che ha spesso soggiornato nel Cilento ospite proprio di Peppino Pagano e che ha disegnato le etichette delle bottiglie.

Cromatismo di sicuro effetto visivo, connotato da un colore vivamente rosso carico e splendente. Variegato e riccamente affastellato il corredo aromatico che questo vino mette in mostra ed in cui primeggiano intense esuberanze di frutta rossa piccola e media, spunti floreali di rosso vestiti e sospirosi aliti speziati di noce moscata, chiodi di garofano, pepe nero e vaniglia. In appresso si evidenziano anche rigurgiti terziari di cardamomo, goudron, ginepro, resina, liquirizia, caffè, cioccolato e cuoio. L’impatto del sorso in bocca è dirompente per la capacità di elargire sensazioni taglienti, focose, austere, terrose, corpose, carnose ed ottimamente strutturate. Raffinata l’intessuta trama tannica. Caratteriale e paradisiaco il persistente finale che appaga totalmente il palato. Agnello al forno e formaggi stagionati.

Pino di Stio Rosso Paestum Igp 2015. Soltanto Pinot nero, allevato ad oltre 500 metri di altezza nel comune di Stio. Ottimo areale per le perfette condizioni climatiche più fresche, per preservare così gli aromi varietali di questa specie internazionale. Affinamento in barriques di secondo e terzo passaggio per un anno e poi elevazione in vetro per un anno e mezzo. Gradazione alcolica di dodici e mezzo. Prezzo in enoteca di oltre 50,00 euro.

Si tratta di uno “sfizio” che Peppino ha voluto togliersi quello di produrre poche migliaia di bottiglie di questo vino di origine borgognone e che, stando ai risultati, sta avendo ottimo e positivo riscontro.

Colore rosso trasparente e chiaro nel bicchiere. Timbro olfattivo di grande effetto, che miscela tout court tipiche identità sensoriali varietali, come il ribes, lampone, mirtillo e fragolina, a cui seguono sussurri floreali di violetta e parvenze vegetali di menta e di foglia di pomodoro. Non mancano all’appello poi sentori speziati di vaniglia, chiodi di garofano e cannella. In bocca entra un sorso bello fresco ed elegante, signorile ed affascinante. Sulla lingua primeggia un gusto morbido, quasi etereo, raffinato, rotondo, armonico e carezzevole, laddove i tannini hanno abdicato del tutto. La chiusura è registrata su toni evoluti ed epicurei. Un grande vino davvero. Anche qui abbinamento trasversale mare-terra.

Beh devo dire che mi sento fortunato ad avere degustato questa bella batteria di vini. Peppino non si smentisce mai, la sua eterogenea, copiosa e qualitativa produzione può sicuramente rivaleggiare alla pari con tutte le aziende della Campania e del Sud Italia.

Azienda Agricola San Salvatore 1988
Sede a Stio (Sa) in Contrada Zerilli
Cantina a Giungano (Sa) in Via Dioniso
Tel. 0828 1990900 – Fax 0828 1990901
[email protected]www.sansalvatore1988.it
Enologo: Riccardo Cotarella
Ettari vitati di proprietà: 18, più 5 in affitto
Bottiglie prodotte: 180.000
Vitigni: Aglianico, Pinot Nero, Fiano, Greco e Falanghina.

5 commenti

    Francesco Mondelli

    Ad occhio e croce 14 tappi da soli valgono un coperto per la “famosa “cena conviviale.Stupidate a parte fa piacere notare che nonostante il cambio della “guardia”e chiaramente le ultime due annate non propio semplici la nota stilistica aziendale prosegue spedita verso qualità ed eleganza che da sempre caratterizzano il vino di Peppino.Solo per precisione vorrei ribadire che Gioì,Gillo Dorfles e Pino di Stio (tre capolavori del 2015)nonché le altre etichette fino al 2017 sono frutto ancora del lavoro enologico di Alessandro Leoni.Ad maiora da FM

    6 maggio 2019 - 16:03

    Marco Galetti

    Egr. Dott. Enrico V. Malgi, in attesa di qualche cenno circa il suo “sontuoso pranzo di lavoro” e ringraziandoLa per la sua dedizione a tutto campo, Le chiedo cortesemente di farmi sapere se chi ha sostituito Raffaele Russo alla bocca del forno l’ha resa ugualmente felice, certo che NON vorrà rispondermi La prego almeno di riferire al Rosé che “può reggere quasi ogni tipo di pietanza, perché sgrassa tutto quello che gli capita a tiro” che presto gli capiterò a tiro, sempre che io sia ancora benvenuto a Sud

    6 maggio 2019 - 16:36

    Enrico Malgi

    Caro Francesco quattordici etichette tutte di ottima fattura, nonostante il tempo non eccelso per alcune. Il Cilento ha fatto passi da gigante negli ultimi tempi anche per merito di Peppino Pagano, senza per questo volere sminuire il lavoro di tanti altri bravi viticoltori cilentani della prima ora. Ma Peppino ha una mentalità più aperta, imprenditoriale ed ecumenica, che lo fa stare un passo avanti a tutti. Nessuno può permettersi di produrre tante bottiglie di questo livello. Ho parlato con i due nuovi ragazzi e devo dire che mi hanno fatto entrambi ottima impressione. Il giovane enologo francese, che ha appena 28 anni e che vive a Cava dei Tirreni con una ragazza locale conosciuta durante il corso di studi a Bordeaux, penso che sia davvero molto in gamba. Certo anche a me manca la figura di Alessandro Leoni, un ragazzo serio e preparato, ma la vita è così, ognuno fa le sue scelte e lui ha fatto quella che riteneva più giusta. Gli auguro tanta fortuna.
    Caro dr. Galetti le dico subito che abbiamo mangiato anche la pizza al lido, ma non c’era Raffaele Russo ad impastare e cuocere al forno. Non conosco il nome del nuovo arrivato, ma la pizza mi è piaciuta ugualmente. Per quanto riguarda lo spumante rosato Gioì, di cui non cesserò mai di tessere le lodi, è sempre un gran bel bere e poi va d’accordo davvero con tutte le pietanze, come dicevo nel mio report.. Qui, a cominciare proprio da Peppino Pagano, stanno aspettando con ansia e trepidazione il suo prossimo arrivo. Faccia presto, mi raccomando.

    6 maggio 2019 - 18:17

    Francesco Mondelli

    La mia personale classifica comincia con il Vetere per poi passare ad un intrigante greco Cilentano Elea (Peppino cerca almeno a questo di non cambiargli nome perchè faresti un torto a Parmenide e Zenone) etichette con cui ho stabilito un’affinità elettiva:Il grande Gino avrebbe parlato in questo caso dei “vini del cuore”.Sul podio invece, cominciando dal primo metto Pino di Stio,Gillo Dorfles e Gioì.Tutti gli altri a pari merito.Buona primavera a tutti con i vini di Pagano e di ogni altro produttore Cilentano e………..mi scuso per la ripetizione ma sono ancora sotto effetto euforico della bella manifestazione di sabato e domenica a Roma “Cilento Capitale”pensata ed organizzata da Antonio D’Agosto e particolarmente riuscita in questa sua terza edizione terminata al suono della canzone di Aniello De Vita eseguita alla sola chitarra dal nipote Angelo Loia “So nato a lo Ciliento e me ne vanto e fino a quanno campo io so contento e canto:so nato a lo Ciliento e me ne vanto”.FM

    6 maggio 2019 - 19:37

    Francesco Mondelli

    La mia personale classifica comincia con il Vetere per poi passare ad un intrigante greco Cilentano Elea (Peppino cerca almeno a questo di non cambiargli nome perchè faresti un torto a Parmenide e Zenone) etichette con cui hor stabilito un’affinità elettiva:Il grande Gino avrebbe parlato in questo caso dei “vini del cuore”.Sul podio invece, cominciando dal primo metto Pino di Stio,Gillo Dorfles e Gioì.Tutti gli altri a pari merito.Buona primavera a tutti con i vini di Pagano e di ogni altro produttore Cilentano e………..mi scuso per la ripetizione ma sono ancora sotto effetto euforico della bella manifestazione di sabato e domenica a Roma “Cilento Capitale”pensata ed organizzata da Antonio D’Agosto e particolarmente riuscita in questa sua terza edizione terminata al suono della canzone di Aniello De Vita eseguita alla sola chitarra dal nipote Angelo Loia “So nato a lo Ciliento e me ne vanto e fino a quanno campo io so contento e canto:so nato a lo Ciliento e me ne vanto”.FM

    6 maggio 2019 - 19:41

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