Vino e critica internazionale dopo Parker 7 | Caro Maurer MW (Germania)

26/7/2017 1 MILA
Caro Maurer MW
Caro Maurer MW

Di Chiara Giorleo

Come sta evolvendo la comunicazione in Italia e all’estero? Come l’offerta formativa, oggi molto più ampia, può influire e sta influendo sul trend della comunicazione del vino, sempre più sofisticata e ancor più necessaria.

Oggi lo chiediamo a: Caro Maurer MW.

Nel 2011 Caro Maurer è stata la prima donna a ottenere il titolo di Master of Wine in un paese di lingua tedesca. Da quasi 25 anni lavora come wine writer, attualmente dividendosi tra il General-Anzeiger, quotidiano di Bonn, la rivista leader nel settore food&wine in Germania Der Feinschmecker (Il Gourmet) e la nota rivista inglese Decanter.

Caro lavora anche come formatrice per il WSET Diploma in Germania, Austria, Toscana e Norvegia; e, come membro del Comitato Didattico dell’Institute of Masters of Wine, è pienamente coinvolta nella formazione degli studenti in corsa per il titolo di Master of Wine.

Caro tiene numerosi seminari didattici e degustazioni per associazioni di vini come Wine Australia, Wines of New Zealand o VDP. È giudice in competizioni internazionali ed è Presidente di giuria dei Decanter WWA. Tra l’altro, Caro è consulente per il gruppo acquisti di Edeka, la più grande catena di supermercati tedesca. L’accento del Sud di Caro non può – e non deve – tradire le sue origini bavaresi anche se vive col marito a Bonn da più di 20 anni.

  • Come sei “inciampata/o” nel settore vino?

Con molta fortuna! All’inizio il vino giocava un ruolo minore nella mia vita professionale, amavo giusto berlo. Quando poi divenni responsabile della sezione lifestyle della versione tedesca di Forbes e, a seguito, della pagina di lifestyle del quotidiano nazionale Die Welt (Il Mondo), cibo e vino acquisirono un’importanza crescente nella mia giornata lavorativa. Così 25 anni fa decisi di concentrarmi solo su quello, però mi resi conto che mi sentivo a mio agio a scrivere di cibo ma ero meno sicura quando si trattava di vino. Capii che dovevo imparare di più così ho iniziato prima con il Diploma WSET che superai come migliore studente in Germania; questo risultato mi diede il coraggio di andare avanti con il Master of Wine.

Oggi scrivo ancora di vino, insegno, mi presto a presentazioni e degustazioni, sono giudice in concorsi internazionali… hey, quanto sono fortunata: sono ancora qui a bere e amare il vino.

  • Come credi sia evoluta la critica negli ultimi 30 anni? E da chi hai imparato di più?

Il mio idolo era ed è ancora oggi la nota wine writer inglese Jancis Robinson.

Oggi la conosco personalmente e rispetto lei e i suoi risultati ancora di più.

Una delle ragioni per cui la ammiro di più è l’essersi saputa adeguare a tutti i cambiamenti cui abbiamo assistito negli ultimi 30 anni.

Potrei tenere in questo momento una conferenza sull’influenza dei blogger negli ultimi decenni e, ad eccezione degli esempi migliori, la maggior parte di essi ha perso importanza di nuovo. Così come i social media e il ruolo dei seguaci. Recentemente ho assistito al susseguirsi di tante figure che si auto-definiscono “wine influencer” o addirittura “wine guru” che arrivano in alto e scompaiono un attimo dopo. E allo stesso tempo potrei lamentarmi circa la perdita d’influenza di riviste specializzate e critici professionisti.

Invece guarda a quello che Jancis Robinson ha fatto: scrive ancora per riviste cartacee e giornali, cura il sito specializzato probabilmente di maggiore successo al mondo con un enorme numero di iscritti a pagamento (a tal proposito: sono una di questi).

Credo che un buon critico non dipenda dal mezzo. Dipende da esperienza, conoscenza e indipendenza. E per questo ci saranno sempre critici di vino professionali.

 

  • Come reputi la comunicazione del vino italiano nel tuo paese?

Il vino italiano è un gigante nei nostri paesi, soprattutto nel sud della Germania. Le mie origini sono bavaresi e in passato ho trascorso tutte le mie vacanze in Italia. Il mio amore per il vino probabilmente è iniziato con il Chianti negli anni Settanta, è presumibilmente entrato in crisi con il Lambrusco negli anni Ottanta, si è poi rinvigorito con grandi vini come il Barolo negli anni Novanta e oggi è entusiasmante come sempre già solo pensando al Nerello Mascalese dall’Etna.

La mia esperienza personale riflette quella della maggior parte dei tedeschi.

 

  • È noto che sia molto migliorata l’offerta formativa a disposizione di coloro che vogliono formarsi sulla tecnica di degustazione, la sommellerie, la geografia del vino e tutto il resto. Come credi che questo stia incidendo e inciderà sul presente e sul futuro – nemmeno troppo remoto – della comunicazione del vino?

Come dicevo all’inizio, il vino è più complesso di ogni altro alimento. Per un professionista non dovrebbe essere sufficiente sapere di un vino: piaccia o non piaccia. Perché ci sono vini che puoi pienamente capire solo se sai ciò che c’è dietro. Prendi il Barolo e i suoi tannini. Oppure il Riesling con la sua acidità. Puoi apprezzarli molto di più quando sai che queste sono caratteristiche della loro personalità. Quindi imparare è essenziale.

Quanto più un professionista sa, meglio farà il proprio lavoro. Questo è valido per sommelier, commercio e anche wine writer. WSET o MS sono sistemi internazionali che li rendono così importanti. Lo schema WSET per esempio offre un linguaggio e un sistema di rating usato in tutto Il mondo. Se uno studente in Cina lavora con esso, lo studente WSET in Italia capirà perfettamente cosa intende il suo lontano collega. Se si ha intenzione di seguire tutto il percorso fino alla fine: il WSET Diploma è consigliato come requisito per gli studi relativi al conseguimento del titolo di MW. E il titolo di Master of Wine è considerato il top – e credimi, è davvero arduo arrivarci.
È sinonimo di eccellenza, interazione e apprendimento in tutti i settori della comunità del vino globale. La nostra competenza del vino può essere considerata come onnicomprensiva.

 

  • Quali sono i presupposti per l’indipendenza della critica enologica?

Adesso è facile cadere nella trappola della moralità e parlare di indipendenza finanziaria di ogni wine writer. Sono molto fortunata a lavorare per la rivista tedesca più importante nel settore, Der Feinschmecker, che paga le mie spese di viaggio quando visito regioni vinicole. Dunque è questa l’indipendenza a cui ti riferisci? Aiuta senza dubbio ma io degusterei diversamente se il mio viaggio fosse il risultato di un invito alla stampa? Ne dubito. Penso che l’indipendenza sia parte della mente e dell’attitudine morale di ciascuno. Non ci sono leggi per l’indipendenza della critica del vino ma rigorose linee guida delle pubblicazioni come Der Feinschmecker, il sito di Jancis Robinson o Wine Advocate di Parker.

 

  • Chi vedi nel futuro della critica enologica?

Io vedo una comunicazione molto variegata.

Vedremo mode andare e venire e alcune rimarranno. Nell’arco della mia vita credo che la carta stampata e l’online continueranno a convivere. Abbiamo appena assistito alla crescita di sommelier come influencer, assisteremo anche alla caduta di questi fenomeni. Chi sarà la prossima superstar? Mi spiace ma la mia palla di vetro resta scura. Non è importante: c’è spazio per tutti: wine writer, sommelier e commercio. C’è spazio per WSET, MS e MW, più ce ne sono meglio è perché ognuno deve mettersi alla prova e solo i più competenti e affidabili sopravvivranno.

 

  • Un consiglio per: i giovani che muovono oggi i primi passi lavorativi nel settore enoico, i consumatori più o meno appassionati, i colleghi.

Se si vuole iniziare oggi come wine writer la carta stampata resta ancora il miglior punto di partenza, ma cercherei di imparare tutte le tecniche per muoversi e parlare come critico di vino.

I Millennials non vogliono leggere, loro vogliono consumare informazioni più facilmente. Io sarei curiosa di provare cose nuove anche fallendo. Se fossi nel commercio cercherei nuove possibilità di vendita sui social media, non credo siano ancora esauriti. Non è importante quale strada si voglia prendere, ci sarà sempre bisogno di un’adeguata formazione. Questo aiuterà ad avere successo e posizionarsi al di sopra di questa massa di chiacchieroni che è là fuori.

Interviste precedenti
1-Alessandro Torcoli, Italia
2-Horia Hasnas, Romania
3-Cathy van Zyl, Sud Africa
4-Akihiko Yamamoto, Giappone
5- Arto Koskelo, Finlandia
6- Aldo Fiordelli, Italia

Un commento

    luca

    (26 luglio 2017 - 10:29)

    “Penso che l’indipendenza sia parte della mente e dell’attitudine morale di ciascuno”(Caro Maurer)

    Questo splendido pensiero è, molto più modestamente, uno dei miei chiodi fissi nei dibattiti.
    C’è un legame profondo tra indipendenza e etica.
    Ho spesso manifestato qui il mio scetticismo su questi valori perché scarseggiano: nella società contemporanea e nel web che la rispecchia. (Ma lo dicono in tanti, in articoli e saggi importanti)

    Detto questo, poi, penso che vi siano singole persone che non hanno rinunciato a questi valori.
    Di food blogger spregiudicati è pieno il web 2.0. Ma il rischio è di generalizzare.

    Vorrei ringraziare pubblicamente Luciano Pignataro che ci permette di essere liberi di esprimere le nostre opinioni a volte un po’ dure e generalizzanti.

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