Wineblog anno terzo


Da archivio personale a newsletter: oltre 3500 visite quotidiane

C’èuna piccola ricorrenza da festeggiare oggi. Il 22 gennaio 2004 è nato questo sito, costruito per la necessità di mettere in rete le guide pubblicate sino a quel momento. Immediatamente è diventato un archivio personale, la vera ricchezza, come si diceva prima dell’era Internet,di un giornalista professionista, e ancora, mese dopo mese, una vera e propria newsletter unica nel suo genere perché indirizzata a commentare, scoprire, analizzare, stanare, la filiera agroalimentare meridionale partendo dal vino e passando per tutti gli altri prodotti di un territorio da sempre grande dispensa della città. Un appuntamento quotidiano per migliaia di appassionati, operatori del settore, curiosi, docenti e studenti universitari, reso possibile anche grazie alla passione di un gruppo di colleghi interessati come me a questo settore e che costituiscono il nerbo del giornalismo specializzato nel Mezzogiorno: Francesco Aiello, Diodato Buonora, Pasquale Carlo, Diletta De Sio, Virginia Di Falco, Maristella Di Martino. Un progetto semplice, mai fatto da nessuno in precedenza, cioé mappare ilterritorio in presa diretta, parlare e scrivere ciò che si è visto o provato, restituendo al giornalista la essenza stessa del suo mestiere che in questo momento gli editori italiani vogliono distruggere per realizzare un sogno di giornali fatti da pubblicità e da soldatini precari e pagati a cottimo intenti a fare copia e incolla dalle agenzie e dai siti internet. Ma il sito non è solo questo, è anche la presenza di tanti cultori specializzati e semplici appassionati che segnalano, a volte raccontando in prima persona, altre volte solo con le mail private.
Il sito resta sponsor free non perché abbiamo intenzione di demonizzare la pubblicità, ma semplicemente perché va bene così com’è: pulito,senza fastidio per chi legge, senza dipendere da nessuno in alcun modo. Le nostre opinioni saranno certamente piene di errori, e non sono mancate polemiche e violente repliche, sia in forma privata che in altri siti, ma sono espresse autonomamente e non telefonate o sollecitate.
Molti hanno proposto l’apertura di un blog vero e proprio, cioé con la possibilità di intervenire direttamente e senza filtri. Preferiamo mantenere questa formula, cioè di un sito che sia scambio di idee e al tempo stesso newsletter dell’agroalimentare, guida per chi gira e punto di riferimento per chi è operatore del settore. Non mancano, infatti,blog prestigiosi e autorevoli su cui poter dire la propria e il nostro sarebbe solo uno in più. Naturalmente tutti coloro i quali hanno chiesto di scrivere lo hanno fatto liberamente, spesso anche contro quelle che sono le mie opinioni e le mie verifiche, ma appartengo ad una generazione per la quale la libertà è davvero l’unica cosa preziosa e irrinunciabile, elemento stesso della dignità di persona. Gli unici limiti posti sono quelli maturati nella mia lunga esperienza di cronista di giudiziaria.
Un concetto, la libertà, da difendere strenuamente in questi tempi molto difficili in cui all’omologazione del gusto corrisponde l’appiattimento delle idee, un buonismo marmellatoso di rincorsa asmatica verso il centro nel quale i ruoli sono diventati intercambiabili. Mai è stato così evidente il divario tra le necessità dei territori e degli imprenditori dell’agroalimentare e quella della politica: già, perché in realtà si tratta di due mercati diversi, profondamente diversi.
Quello dell’agroalimentare è mondiale, globale: il produttore di vino,olio, formaggi, salumi e altro, difende la sua tipicità riuscendo ad imporre il territorio fuori dal territorio, ha la necessità di comunicare a tutti la sua attività e si deve confrontare con i colleghi-concorrenti di altre regioni. Così anche il territorio preso nel suo complesso, per vivere bene deve diventare polo attrattore nazionale e internazionale. Il mercato della politica è rimasto locale, senza confronto, senza verifiche, senza termini di paragone. Il politico non cerca risultati perché il suo risultato è il consenso, un obiettivo da raggiungere attraverso logiche di spesa assolutamente non compatibili con le esigenze di promozione dell’agroalimentare. Se qualcuno si chiede come mai in Somalia si sparano da quindici anni invece di godersi la vita e pianificare il turismo occidentale suquelle coste fantastiche troverà la risposta girando per i comuni del Mezzogiorno dove da anni sono in corso analoghe faide autodistruttive. Per questo agli imprenditori non resta altra strada che consorziarsi e fare da sé prima che sia troppo tardi, prima cioé di tornare nuovamente fuori mercato: consorzi, consorzi, consorzi. Chi rischia i propri soldi vuole risultati tangibili ed è stanco di passerelle di tipo post-sovietico nelle quali si dicono sempre le stesse cose mentre per completare una delle arterie principali del paese, la Salerno-Reggio, occorrono vent’anni a essere ottimisti.
Noi continueremo a coniugare la passione con l’impegno, con un obiettivo ambizioso: costruire il sito anche in inglese. Ci è stato sollecitato da molti che si collegano negli Stati Uniti e intendiamo percorrere questa strada perchè ci rendiamo conto come, per quanto accorsato, resta un fenomeno di nicchia incomprensibile a milioni di gourmet, tanti italo-americani di seconda e terza generazione. Abbiamo già aperto il lucianopignataro.com e ci muoveremo in questa direzione. Questo è l’impegno che assumiamo per il nuovo anno.