Guida ai ristoranti e alle trattorie d'Italia de Centro Nord

Ameglia, Paracucchi Locanda dell’Angelo: mangiare la storia

8 giugno 2010

Stefano Paracucchi

Viale XXV aprile, 60
www.paracucchilocanda.it

Tel 0187.64391

di Giancarlo Maffi

Maffi due: allora oggi dove te ne vai con l ‘avvocato Grammauta, Maffi. Vai a fare il fanatico da Uliassi o da Bottura o vai a non- vedere la stella sottratta a Lo Priore, tanto per rompere i cabasisi a qualcuno ?
Statti zitto, risponde stizzito Maffi uno: oggi si va a mangiare si, ma la storia della ristorazione moderna, oggi si va da Paracucchi ad Ameglia.

L'ingresso del ristorante La Locanda dell'Angelo

ANGELO PARACUCCHI E’ MORTO MA VIVE CON NOI.

E’ la frase, può sembrare stridente e irrispettosa ma è quello che penserò, durante le due ore seduto al ristorante e che sento mi accompagnerà oggi in questo breve viaggio nel quale il peraltro ottimo Grammauta cercherà di fare lo SCOTTO DI CARLO allungando una strada brevissima dai suoi bagni di Marina di Pietrasanta fino all’obiettivo. Ma che è, un’epidemia in questi giorni!!

Venire è un atto di ricostruzione storica. Grammauta, attento conoscitore di Angelo Paracucchi e di tutta la famiglia, qui si fidanzò, mi racconta, due volte indicandomi anche il tavolo con gli occhi lucidi e le lenti appannate mentre ci avviciniamo allo stile anni 70 della struttura.

La sala del ristorante

E per certo lo ringrazio. Ha ragione lui, qui si doveva venire assolutamente cucina o non cucina.

E comunque lo dico subito, certo si è mangiato bene in questo voluto amarcord di piatti di tanti anni fa, solo leggermente aggiornati da una tecnica moderna.

Ancora bello l’ingresso e ben tenuto, con la boxerina LILLY che ci riceve con aria saputella. Io se trovo un cane che mi accoglie sono già felice: quattro zampe balsamici per l’umore.

La boxerina Lilly

Ovunque nella hall di quello che è anche albergo, pulsa il mobilio anni ’70 di Vico Magistretti, notevolissimo architetto designer dei tempi che furono.

Lampada, divani, tavoli, un tuffo al cuore: mi corre veramente il pensiero alle anime dei due, l’Angelo e il Magistretti che ogni tanto, per gioco, sicuramente tornano qui e si mettono a discutere di come arredare questo luogo. Se accade per certo Lilly è l’unica a coglierne le presenze.

Ottimamente accolti e fatti sedere al tavolo più fresco dal maitre Claudio Tonelli qui da 35 anni e depositario di qualche segreto delle operazioni alla lampara del grande Paracucchi. Poi arriva anche Stefano, il figlio di Angelo, che oggi si occupa di tutta la gestione.

Due convenevoli perchè due timidi a confronto è dura poi Grammauta spezza il ghiaccio con: “allora avevo pensato di far attraversare in Bignami la grande storia di tuo padre al Maffi “.

Bene dice Stefano vi lascio guardare la carta per curiosità ma andiamo subito con l’INSALATA DELLA SALUTE, certo il primo riuscito tentativo dei tempi moderni di uscire dai gamberetti in salsa rosa: MANGO, PAPAIA , MELONE E POMPELMO ROSA CON SCAMPI, GAMBERI SOGLIOLE E CALAMERETTI ALL’ACETO DI LAMPONI.

L'insalata della salute

Avete idea ? Negli anni ’70 sconvolgere il palato degli italiani con questi accostamenti era quantomeno ardito.

Bella freschezza, pesci e crostacei di ottimo livello un po’ inficiati da frutti non perfettamente al punto e di qualità buona ma non eccelsa, anche se da queste parti è difficile procurarsene di migliori. La salsina è deliziosa.

Angelo Paracucchi mi guarda, lo sento, e mi dice: caro Maffi tu a quei tempi eri un ragazzino che faceva finta di fare la guerra sulle barricate dell’università io qui facevo la guerra alla vecchia cucina con questo piatto, ricordatelo !

L’avvocato va per: SCAMPI IN PARMIGIANA DI CERNIA E MELANZANE, altro bellissimo esempio di ribaltamento degli schemi, per il tempo che fu, però in rivisitazione attuale. Il collante fra una epoca e l’altra è l’acidità della salsina al limone, prima di Paracucchi un vero “vade retro satana”.

Poi il pezzo forte, la storia si fa realtà: Tonelli avvicina un tavolino dove domina imperterrita la lampada: una Alessi disegnata da Paracucchi in persona ancora in produzione ed in catalogo, per la preparazione che in quei tempi veniva seguita con respiro trattenuto per non disturbare il maestro.

La famosa lampada del grande Paracucchi

SPAGHETTI AI FRUTTI DI MARE

Claudio Tonelli nei preliminari

Claudio ce ne prepara l’interpretazione autentica con pesci e crostacei in tempi di cotture diverse. Nella passione che ci mette raccontandoci aneddoti del tempo, perde solo un pochino, il buon Claudio che si è pure emozionato, il tempo della cottura della pasta.

Gli spaghetti ai frutti di mare

Ma i sapori e le cotture differenziate della parte animale restano perfetti, scolastici ma di alta scuola.

Il refolo di vento che Lilly attribuisce al Paracucchi padre sorride, dietro di me.

Io proseguo la linea storica con il BRANZINO COTTO ALL’UNILATERALE CON SALSA AL VINO ROSSO, TORTINO DI PATATE E CIPOLLA.

Il branzino

Piatto della giornata, per Maffi uno ed anche due. Fu il primo dell’era moderna , mi dice Stefano, ad abbinare vino rosso a pesce: il risultato ancora oggi è attualissimo. Esplosivo il tortino, unica nota attuale concessa ad un piatto storico e buonissimo.

L’ottimo Giuseppe va invece per il ROMBO AI FRUTTI DI MARE, esaltazione sapida ad altezze insolite per un pesce delicato.

Su tutto voglio rimarcare l’ottima qualità delle materie prime, fatto salvo, come già detto, qualche passaggio a vuoto sui frutti, non esemplari.

Abbiamo bevuto un ottimo Vermentino dei Colli di luni 2009 dell’azienda agricola Lambruschi

Stefano Paracucchi e Claudio Tonelli mi pare ben proseguano nella ricerca e nella proposizione filologica dei piatti del grande Angelo. Mi dicono di possedere un numero impressionante di ricette. Piano piano vanno riproposte, con coraggio e pur tenendo conto dell’attualità. Qui dovrebbero organizzare pullman con gli studenti delle scuole di cucina di ogni parte d’Italia, per respirare l’aria che fu e che viene così ben conservata.

Niente voti, oggi. Non mi permetterei mai…

Saluto tutti e me ne vado ma prima dimi avvicino ad un orecchio di Lilly, la boxerina .

Le sussurro: tu qui sei l’unica che forse puoi parlare con Angelo. Salutamelo e ringrazialo in nome e per conto di tutti i gourmet di’italia…..

Ps: i prezzi sono intorno ai venti euro per piatto, per tutte le tipologie

Guarda su Google Maps

16 Commenti a “Ameglia, Paracucchi Locanda dell’Angelo: mangiare la storia”

  1. ALBA scrive:

    Buongiorno ai Maffi-n che sanno essere di una dolcezza fatale.
    Bravissimi nel raccontare l’aura percepita in questo incontro.
    Bellissima quella cagnetta che sembra invecchi attendendo qualcuno che non ritorna.

  2. fabrizio scarpato scrive:

    Grazie.

    • giancarlo maffi scrive:

      SONO DIECI GIORNI CHE TI CERCO….

      • fabrizio scarpato scrive:

        Mai mosso da qui, dal mio retiro rivierasco, con le spalle storicamente rivolte al mare: forse sarebbe stato più agevole vederci in costiera, ma, nonostante le mie lontanissime origini stabiesi, ligure sono e rimango, con annessi e connessi caratteriali.
        Approfitto di una parziale e raffazzonata connessione dal bunker per dirti nuovamente grazie per aver stuzzicato riflessioni sulla volubilità delle mode e sulla caducità del successo, sulla franosità della memoria e sul rispetto per il lavoro altrui.
        Mi sento in colpa per non aver potuto capire fino in fondo Paracucchi allora e per averlo un po’ dimenticato oggi: mugugnare è una consuetudine di noi liguri, e spesso ci sputacchiamo cretinamente sui piedi. Cocciuta e miope debolezza, ostinato masochismo culturale.
        Ma anche i liguri hanno un cuore: mi rende contento pensare che, come Giuseppe Grammauta, anch’io, in fondo, la Locanda dell’Angelo l’avevo così capita, l’avevo così “scelta” da passarci la mia prima notte di nozze in un’estate torrida dei calienti anni ottanta. Tralascerei , per pudore e per offuscamento arteriosclerotico esiti e moti dell’animo della nottata, ma sicuramente e dolcemente torna alla memoria una assolata, romantica ed indimenticabile prima colazione del mio primo giorno di vita in due, io e due occhi azzurri. Alla Locanda dell’Angelo di Angelo Paracucchi :-)

        • giancarlo maffi scrive:

          io non credo che si dovrebbe offendere alcuno se ci fai, invece caro fabrizio, qui e subito ,nei commenti cosi’ non diamo nell’occhio :-) il racconto della tua romantica esperienza passata. naturalmente edulcorato ,ma non troppo, dalle passioni notturne. tu hai ottima memoria e Angelo sarebbe felice e Stefano pure.
          io ho passato due ore particolari, molto particolari, affascinanti . credo di poter dire che forse per la prima volta non aveva per me grande importanza quello che stava nel piatto, peraltro molto civile ma l’atmosfera, intorno. poi Lilly……

          @alba : grazie.
          @ scotto e pignataro : v.f.c. :-))

          • fabrizio scarpato scrive:

            Le connessioni continuano a funzionare, il nastro adesivo tiene.
            Ricordo il bianco. C’è molto bianco alla Locanda: bianchi i muri, le porte, forse qualche colpo di legno e acciaio alle pareti.
            Bianchi i tavoli e il tovagliato, piatti e tazze, bianchi i tappi delle piccole marmellate di propria produzione. Bianca e abbacinante l’ondata di sole del primo mattino, filtrata dalle vetrate a riquadri, bianchi anch’essi.
            Bianca la ricevuta della Locanda che ho conservato per anni tra le pagine di una guida rossa: mai prestare una guida rossa agli amici, soprattutto se tra le pagine ti dimentichi una ricevuta, quella ricevuta, bianca e famosa.
            Lascio alla vostra interpretazione se il bianco si addice anche alla notte passata, stanchissima o caldissima: non ricordo ;-). Ma bianca era la bellissima sottoveste di seta che dimenticammo lì, in quella stanza bianca: rosso era il mio viso quando tornai per riprenderla :-))

  3. Romualdo Scotto di Carlo scrive:

    Mi è toccato far durare cinque ore la gita di Maffi uno e due in lungo e largo per la costiera sorrentino-amalfitana ma… son riuscito ad esser citato in MAIUSCOLO in una recensione storica: ne è proprio valsa la pena!

  4. Lello Tornatore scrive:

    Non c’è niente da fare, caro Giancarlo devo ammettere con piacere che voli sempre più in alto!!! L’atmosfera che percepivi hai saputo trasferirmela pari pari: Angelo Paracucchi era lì, me lo hai fatto vedere e sentire. Con maggiore piacere quando devo concordare con te che probabilmente se avessimo impegnato il nostro tempo insieme ad Angelo, all’epoca, per rinnovare la cucina del tempo invece di giocare alla guerra sulle barricate dell’università, non avremmo prodotto lo” spettacolo odierno”. Mah, chi può dirlo?

  5. alessandro bocchetti scrive:

    Grande Paracucchi e grande Maffi!
    ciao A

  6. Maffi, potresti fare un giro per le Cinque Terre accompagnato da Romualdo e dal suo mitico navigatore. Così hai la possibilità di vedere Nizza e Marsiglia…

  7. tumbiolo scrive:

    Con gli occhi ancora umidi per la lettura del post, con commento dello Scarpato innamorato, incontro Maffi 3 sul lungomare viareggino, il quale ai miei complimenti risponde così:
    “ Ma quale complimenti, non ne posso più di quei due lavativi!
    Se ne stanno sempre in giro, per ristoranti e feste ed a me tocca badare alle galline!
    Ma vedrai che quanto prima mi rifaccio, magari con un bel viaggio, alla loro faccia!”
    Mi sono allontanato, lasciandolo a bofonchiare di uova e di galline.

  8. Romualdo Scotto di Carlo scrive:

    Ci sto!!! Vada per le Cinque Terre… purché il Maffi mi faccia usare il navigatore… :-)))

  9. nella delicatezza del maffi si legge lo spirito non solo umbro, quanto cannarese, che sembra aleggiare ancora alla locanda. rigoroso ma dolce, degli umbri della pianura di spello…

  10. Luciano scrive:

    A chi arriva primo un bel dripping di pesce di Marchesi!

  11. Cristina vitali scrive:

    Già guardando la fotografia di lilly, sento un tuffo al cuore. Il suo sguardo malinconico mi ricorda tante cose:mi riporta indietro nel tempo. Nel leggere il tuo racconto le lacrime prendono il soppravvento;
    sento in te una miriade di emozioni nel raccontare questa cosa. La parte più sensibile dell’essere umano e anche quel qualcosa in più era accesa: È un’esperienza unica ed irripetibile, e tu in quel momento sei stato il più puro( a parte lilly) per percepire questa cosa. Sai come la penso a riguardo!

  12. Marie-Christine scrive:

    je suis française et depuis plusieurs années, je viens passer une semaine pendant l’été dans cet endroit magique. J’adore son architecture, j’adore sa cuisine et les vins italiens que Claudio me fait découvrir. Stefano et Claudio sont de vrais amis. C’est à chaque fois une parenthèse heureuse.