Caseificio Le Terre di Don Peppe Diana: Don Luigi Ciotti battezza la mozzarella dop della legalità

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I giovani casari produttori della Mozzarella della Legalità. Parla il presidente della coperativa Massimo Rocco


 di Marina Alaimo

Certo suona strano che un caseificio si chiami “Le Terre di Don Peppe Diana”. Ma quanti significati, valori, sofferenza ed emozioni sono contenuti nella scelta di intitolare così l’azienda casearia di Castel Volturno che ha deciso di produrre la “mozzarella della legalità”. Don Peppe Diana era un prete profondamente innamorato del suo Dio e della gente. Tanto da spingersi a parlare contro le famiglie camorriste del suo territorio, Casal di Principe, durante le omelie in chiesa. Questa presa di coscienza del giovane prete ed il suo impegno nel cercare di proiettarla ai fedeli, venti anni fa gli è costata la vita.

Pertanto i cinque giovani casari che producono mozzarella di bufala campana dop su un bene confiscato alla camorra, non hanno avuto alcuna esitazione nel dedicare il proprio lavoro al povero prete. La struttura è stata inaugurata il 3 ottobre 2011, ma certe ostilità incontrate durante il percorso impedivano ai casari di mettere concretamente le mani in pasta e di filare la preziosa perla bianca. Ieri 17 maggio finalmente l’ostinazione dei ragazzi ha avuto la meglio sul male che ha oscurato questi terreni per troppo tempo. Massimo Rocco, Teodosio Pirone, Mario Minieri, Roberto Fiorillo ed Enrico Massimilla hanno dato il via ufficialmente all’attività casearia alla presenza di centinaia di persone e delle più alte cariche istituzionali legate al mondo dell’agricoltura, della politica e della legalità.

Antonio Contarino commissario prefettizio di Castel Volturno, Massimo Rocco presidente di Le Terre di Don Peppe Diana e Lorenzo Iacopone comandante della stazione dei Carabinieri di Mondragone

L’energia positiva nell’aria era vibrante, l’emozione è stata forte e coinvolgente. I ragazzi con grande partecipazione hanno presentato al pubblico i titolari dell’Azienda Agricola Ponterè Cecere di Cancello ed Arnone, Alessandra e Nicola Cecere, allevatori di bufale e produttori di latte. Sono stati gli unici sul territorio ad offrirsi di fornire il latte per la produzione della mozzarella dal” giusto gusto”, quello della rinascita, della bellezza, della libertà.

Nicola ed Alessandra Cecere, titolari dell'Az. Agr. Ponterè con sede a Cancello ed Arnone. L'unica sul territorio che si sia offerta di procurare il latte di bufala al caseificio delle Terre di Don Peppe Diana

Alessandra è presidente dell’Anga e vice presidente dei giovani Confagricoltura e sul palco ha comunicato con enfasi il proprio impegno nel ridare vita ed energia alla Terra di Lavoro tanto usurpata e violentata dalla forte presenza criminale. La sua azienda è in conversione al biologico, utilizza solo fonti energetiche pulite, le bufale sono libere al pascolo, non conoscono la costrizione nelle stalle e nemmeno la fecondazione assistita. L’allevamento delle bufale e la produzione della mozzarella sono attività fortemente identitarie dei territori della  provincia di Caserta e dell’agro Aversano.

In prima fila a sinistra Federico Cafiero De Rao capo della Dda di Napoli

Pertanto i fratelli Cecere ed i ragazzi delle Terre di Don Peppe Diana si sono fortemente impegnati a ridare loro il giusto valore. Il riuscire a mettere in attività un bene confiscato alle mafie è possibile solo grazie ad una fitta rete di cooperazioni di più forze ed associazioni. Un vero e proprio esercito della legalità. In primo luogo è stato fondamentale l’impegno delle forze dell’ordine e della magistratura per arrivare a sequestrare il bene.

E negli ultimi dieci anni in questo territorio è in atto una vera e propria rivoluzione che prende sempre più forza e sono sempre più numerosi i beni confiscati. Poi fondamentale è stato il sostegno delle associazioni che si sono strette a cerchio intorno ai giovani casari. Libera Terra in testa ha fatto da locomotiva a questo lungo treno della solidarietà. Il valore della legge 109, promossa da Libera, ha fatto sì che i beni confiscati diventassero opportunità di sviluppo. E ne è un esempio validissimo l’azienda Centopassi in Sicilia che ormai da diversi anni con i suoi ottimi vini si è conquistata una larga fetta di mercato.

Il vino di Centopassi

E’ calato il silenzio sulla rumorosissima platea quando è salito sul palco Don Luigi Ciotti, presidente e fondatore di Libera, ed è di nuovo un prete a contrastare con grande energia la criminalità organizzata.

Don Luigi Ciotti presidente di Libera e Emilio Diana, fratello di don Peppe Diana

Al suo fianco c’era Emilio Diana, fratello di Don Peppe ed insieme hanno sottolineato un concetto semplice, ma importantissimo: “è possibile”. Don Ciotti esordisce dicendo che questa è la festa del Noi, dove l’unione non solo è stata possibile, ma ha vinto alla grande,  rendendo attuabile la normalità del bene e del coraggio. Al termine degli interventi si è passati alla degustazione della ormai famosissima mozzarella. Bianca, simbolo di candore, gustosa e succulenta, ha saputo rafforzare ad ogni morso l’unione e la convivialità, con leggerezza, rompendo la tensione dei brutti ricordi.

Un momento della degustazione

Questo progetto è stato finanziato da: Fondazione Con Il Sud, Fonazione Vodafone, Fondazione BNL Paribas, Unipol, Granarolo.

Il caseificio “Le Terre di Don Peppe Diana” ha sede in via Pietro Pagliuca, trav. Del Cigno, Castel Volturno (CE). Tel. 393 9069219   340 2810541

info@leterredidinpeppediana.it

E’ possibile acquistare la mozzarella della legalità in sede dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 16.

Inoltre presso la Bottega dei Saperi e dei Sapori della Legalità presso il Palazzo della Regione a Napoli.

Ancora presso la Coop. ‘E Pappece in vico Monteleone 8 Napoli. Anche in via Orsi 72 Napoli.

3 commenti

  • enza

    (18 maggio 2012 - 15:23)

    era prori buona la mozarella complimenti ci riverei a mangliarmela

  • gaspare

    (19 maggio 2012 - 16:57)

    oggi chi fa politica vera lo fa unicamente dal basso.
    dall’alto purtroppo piove solo monnezza.
    “libera” è una forma associativa che attraverso il cibo, cioè dal basso, promuove la legalità e la dignità come uniche forme di moderna cittadinanza.
    evviva!

  • Giovanna

    (7 agosto 2012 - 13:28)

    Trovo che quest’iniziativa molto corraggiosa, sia la vera lotta alla malavita. Questo prova che il meridione non è fatto solo di camorristi ma anche di brave persone, speriamo sempre di più. Coraggio avete molta gente dalla vostra parte me e mio marito compresi.

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