Davide Scabin a Identità Golose, il cuoco è grande se ha radici e non interpreta solo le mode del momento

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Davide Scabin a Identità Golose
Davide Scabin a Identità Golose

di Giulia Cannada Bartoli

La forza della libertà, il tema di Identità  Golose  2016,  il ribelle Davide Scabin l’ha sfruttata tutta. Ha tenuto banco per oltre 40 minuti in un auditorium gremito con Paolo Marchi che gli scandiva il passare dei minuti, il cuoco del Combal Zero  è  andato avanti inarrestabile come un caterpillar, saltando da un argomento all’ altro, ma senza perdere  il filo di un discorso scientificamente preparato  e pronto a rispondere ad eventuali attacchi che di fatto  non ci sono stati: la sala pendeva dalle sue labbra.

L’istrionico Davide  che ha detto subito che non avrebbe cucinato, è partito a raffica, indossando la sua giubba  personale con tutti i riconoscimenti, questo è un segnale importante perché Scabin a circa metà  del suo intervento, la giubba  l’ha dismessa  rimanendo in jeans e camicia. Ha cominciato  da un termine sconosciuto ai più: l’era dell’antropocena vale a dire quando l’uomo è  apparso sul pianeta  ed ha approcciato le prime forme di cottura del cibo.  Da qui si è  collegato alla storia  affermando con forza che un cuoco  per definirsi tale deve avere alle spalle una storia precisa e identitaria e non essere un semplice e spesso banale  interprete  delle tendenze del momento, “un cuoco oggi  se  no  è  etico  non è  nessuno “.

Rivolgendosi poi alla critica ha affermato senza mezzi  termini  che oggi i critici  non sanno più  né  raccontare, né tanto meno criticare la bellezza. “Nel 2007  -continua Scabin – è  cominciata  l’esplosione della cucina  molecolare, erano tutte bolle e schiume. Io mi sono presentato con melanzane al pomodoro  e un’insalata: per me quello era il futuro”.

Scabin è  tornato a Identità Golose solo nel 2011 riproponendo gli stessi piatti, a dimostrazione del fatto di essere sempre stato un profondo studioso  e precursore dei tempi in fatto di cucina.  “Oggi la tendenza si è  spostata verso bucce di patate e rape nel piatto, sempre accompagnate da fermentati di vario tipo. Poi affronta con notevole leggerezza e ironia  l’argomento  della recente intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, facendo  chiaramente intendere come le sue affermazioni, apparentemente scioccanti,  fossero state  strumentalizzare dall’ intervistatore. ” io non  sono contro il biologico,  la mia era chiaramente una  provocazione nei confronti degli orti urbani pieni di polveri velenosi  e di quella critica che oggi non considera uno chef se non ha il proprio orto personale. Recentemente ho visitato grandi stabilimenti di vari  prodotti e ho assistito  personalmente a centinaia di scrupolose  fasi di controllo  di eccellenti  materie  prime, spesso pagate dalle cd  grandi  industrie anche il 30% in più  del valore di mercato.”

Ritornando poi sul tema dell’ alimentazione sostenibile,  parla della carne e delle enormi risorse del pianeta  consumate per allevare bestiame. Il consumo- prosegue  Scabin – Va ridotto al massimo a due  volte  la settimana  e sostituito con quello delle proteine vegetali derivanti dalle  molteplici varietà  di legumi  di cui il nostro  paese è ricchissimo. Chiudendo,  torna al tema della  manifestazione ” Libertà  è riuscire  a pensare  il futuro, noi siamo già  in ritardo, ma possiamo  limitare  i danni,  continua, rivolgendosi ai tantissimi. I giovani del settore  presenti in sala. La priorità  oggi è  tutelare il pianeta e preservare risorse preziose alla sopravvivenza : acqua e aria. Bisogna lavorare  in libertà  dice  al pubblico, dimenticandosi degli assilli  e spesso delle deviazioni della propria natura provocate dallo stress che deriva dal giudizio di guide e classifiche.  Conclude con un affermazione epocale :” Oggi il mondo è a 3D, attrezzate vi!  E indossando un paio di occhiali per la visione in tre D lascia il palco  tra applausi  scroscianti e le note  senza tempo  di Mercury ” The Show  Must  Go On”.  Nessuna  critica in sala, come questo  sito ha già  affermato  in passato:” Davide Scabin è  un grande. Punto”

 

Ps: Palato d’amianto, al secolo Valerio Massimo Visintin, fustigatore del malcostume gastronomico perché considera innovatvo tutto ciò che va oltre la cotoletta alla milanese, ci piglia sornionamente per i fondelli per aver riportato la gaffe di Scabin in modo asettico e senza rilevarla .
La cosa viene ripresa oggi da Dagospia a cui siamo grati per il link e lo spottone al nostro piccolo blog artigianale. Dove può capitare che nella confusione di un congresso e nella fretta di pubblicare si faccia anche qualche errore e che chi pubblica vada in automatico. Lo sappiamo come capita in questi casi, anche nei titoli di prima pagina dei grandi giornali o in tv succede spesso. Per fortuna che si parla di magnare.
Perciò lasciamo il testo senza correggerlo e rimandiamo ricambiando il link a Dagospia (l.pigna.)

4 commenti

  • Enzo crivella

    (6 marzo 2016 - 17:34)

    Ho avuto la fortuna di conoscerlo , anche io avevo avuto l’impressione che anche lui fosse uno di questi chef che in questa relazione ha tirato in ballo, invece… Concordo pienamente con quello che ha detto, almeno ha avuto il coraggio di dire quello che tutti noi pensiamo e che non diciamo per motivi di opportunismo . Questo ci deve far pensare molto , perché di questo passo andremo rischiamo da attori di questo mondo dell’apparire a comparse di un teatro di provincia . Tutto il mio affetto e stima a questo grande uomo.

  • Giulia

    (9 marzo 2016 - 14:10)

    Grazie a Ďagospia per aver compreso e rilanciato il pezzo. Davide Scabin informato ieri ha risposto con una sonora eloquente risata. Della serie una risata vi seppellirà!

  • nico

    (9 marzo 2016 - 17:06)

    Gentile Giulia,
    temo piuttosto che sia lei a non compreso che Dagospia vi metteva smaccatamente alla berlina per aver travisato il termine in modo così grossolano.
    Per inciso, molto inelegante attribuire la gaffe a Scabin.

  • GIORGIA

    (9 marzo 2016 - 19:59)

    Buonasera Giulia,
    Da blogger sono solidale e posso comprendere la tua svista. Chiamiamola per quello che è.
    Come dice un gastronomo che ho intervistato qualche giorno fa e di cui sto sbobinando le parole, bisogna innanzitutto rispettare il lavoro degli altri – stava proprio parlando di chef- e il sarcasmo non è un modo per farlo.
    In ogni caso posso dirti che grazie a Dagospia e a Visintin ho trovato il tuo post è stato catapultato ai primi risultati di ricerca, oltre al fatto che molti lettori hanno appreso il significato di una parola inusitata come antropocene ;)
    Buon lavoro!
    G.

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