De Conciliis: farò un’azienda biodinamica per il fiano cilentano d’altura

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Enrico Malgi e Bruno De Conciliis

Prossimo progetto? Una cantina consortile campana per la spumantizzazione

Cartolina dal Cilento dentro l’azienda vitivinicola di Bruno De Conciliis, in contrada Querce di Prignano Cilento. Siamo in collina, in una location che guarda dall’alto, come in un cannocchiale, il mare turchino di Agropoli. Io e Bruno siamo comodamente seduti sotto un frondoso albero, davanti un bicchiere di vino bianco quasi ghiacciato a mò di aperitivo e qualche stuzzichino.

Bruno è uno stratega ed un grande comunicatore, nelle cui vene scorre un blend di aglianico, fiano e jazz. Con lui mi lega una vecchia amicizia e questo mi consente di mettere da parte i convenevoli e, quindi, attacco subito con le domande.

Quando sei nato e quali sono stati i tuoi primi impegni da persona adulta?

“Ti rispondo sinteticamente. Sono nato nel 1962; ho frequentato il Dams di Bologna per un certo periodo. Poi sono partito volontario per il terremoto del 1980. Occupazione di terre per apicoltura e agricoltura biologica. Quindi rientro nell’azienda di mio padre. Ho frequentato il corso AIS nel 1989 e la prima vendemmia personale è datata 1996”.

Prima di interessarti personalmente alla viticoltura, quali erano i tuoi compiti nell’azienda paterna?
“Mi occupavo di galline, uova e della filiera vitivinicola a conduzione familiare”.

Quante persone collaborano nella tua azienda?
“Con la scomparsa di mio padre Alessandro, sono rimasto io, mia sorella Paola, amministratrice con la passione per l’olio extravergine d’oliva; suo marito Giovanni, persona polivalente e mio fratello Luigi, uomo di vigna, “aratro umano” del territorio”.

Attualmente quanti ettari vitati possiedi, quante bottiglie produci e quali vitigni hai impiantato?
“Ho circa 25 ettari di proprietà, più altri 40 in prospettiva a Morigerati. Produco circa 100.000 bottiglie all’anno e i vitigni impiantati sono soprattutto il Fiano e l’Aglianico e poi in misura minore il Primitivo, la Barbera, il Moscato e la Malvasia”.

Come si chiamano i tuoi vini?
“Quelli rossi, con Aglianico in purezza, sono: Donnaluna Cilento, Naima igt Paestum e Zero igt Paestum. Il Bacioilcielo igt Paestum è invece un blend di Aglianico, Barbera e Primitivo; i vini bianchi, con Fiano al 100%, sono: Perella igt Paestum, Donnaluna Cilento e Antece Paestum igt. Inoltre, produco il Selim spumante brut, un coupage di Aglianico, Fiano e Barbera; i passiti Ka, mix di Moscato e Malvasia, e Ra, uvaggio di Aglianico, Barbera e Primitivo”.

Quali riconoscimenti hai avuto nella tua carriera, sia per i vini sia per la tua persona?
“Il Donnaluna Fiano ha ricevuto 94/100 best buy dal magazine Wine & Spirit; il Donnaluna Aglianico 90/100 da Robert Parker; il Perella 94/100 vino frutto da Luca Maroni; il Naima, il vino più premiato, ha ricevuto 94/100 da Robert Parker in più di un’annata; poi 5 grappoli AIS in tutte le annate, tranne la 2002; 3 Bicchieri per il 2001 dal Gambero Rosso e poi è stato votato come vino di eccellenza dall’Espresso per il 2004. Ho anche conquistato, a livello aziendale, “un’impronta” dall’associazione “Go Wine”. Personalmente, poi, ho ricevuto la candidatura all’oscar AIS come migliore enologo nel 2007, pur non essendo enologo… Una bella soddisfazione senz’altro, non trovi?”.
Cosa ne pensi della viticoltura in genere e in modo particolare di quella regionale e cilentana?
“E assai complicato rispondere a questa domanda. Comunque, io penso che la viticoltura e l’enologia debbano regredire verso una maggiore naturalità. L’abuso della tecnologia e delle bio-tecnologie azzera il terroir ed è contrario alla vita della vigna. Il Cilento, per fortuna, cresce passo dopo passo, ma con decisione. Nuove aziende si propongono sul mercato con risultati di anno in anno sempre migliori”.

Quando hai cominciato la tua attività professionale quali sono state le persone a cui ti sei ispirato, o ti hanno aiutato?
“A parte la mia famiglia, le persone a cui mi sono ispirato, che mi hanno aiutato o che ricordo con molto affetto sono stati Edoardo Valentini, come maestro indiscusso nell’arte vitivinicola; poi Saverio Petrilli, direttore di Tenuta di Valgiano, cilentano doc da esportazione; e Vinny D’Orta, emigrato a Monaco di Baviera, mio socio e mentore sul mercato tedesco”.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
“Sono due: uno a breve e l’altro a lunga scadenza. Quello a breve riguarda la costituzione di una cantina consortile per la spumantizzazione in Campania. A più lungo raggio, ma di cui già sono state gettate le basi, è la creazione di un’azienda a totale conduzione biodinamica, per la produzione di Fiano in altura e, precisamente, oltre i 600 metri nel comune di Morigerati, con 40 ettari posti in Paradiso”.

Per concludere quale messaggio vuoi lanciare agli appassionati enogastronomici?
“Dico solo questo: abbandonatevi al piacere del vino, ma non dimenticate la storia e la cultura che il vino comunica”.

Su questo siamo perfettamente d’accordo caro Bruno. Insieme abbiamo trascorso una serata indimenticabile. E’ stato molto istruttivo dialogare con un personaggio come te, che rappresenta la quintessenza della viticoltura cilentana, il testimonial di un territorio all’avanguardia, di cui sei parte integrante a pieno titolo. Basti pensare, infatti, che Bruno ha deciso di offrire un originale tributo al suo Cilento, allestendo nei rinnovati locali della sua cantina una piccola mostra permanente di fotografie di Michele Calocero. Foto che ritraggono alcuni suggestivi scorci del Cilento e che, per l’occasione, diventano le nuove etichette del Donnaluna Aglianico del 2006. Sono sei differenti scatti, che colgono gli aspetti di una terra tanto dura quanto affascinante e, per certi aspetti, ancora tutto da scoprire.

Enrico Malgi

7 commenti

  • marco contursi

    (4 luglio 2010 - 09:43)

    grande uomo per grandi vini.

  • domenico sarno

    (4 luglio 2010 - 12:07)

    Mi ha impressionato la proprieta’ di linguaggio..o ha tradotto tutto il buon Malgi?Ciao Bruno…n vrimmo p la Maronna!!!!!

  • Lello Tornatore

    (4 luglio 2010 - 12:11)

    ” io penso che la viticoltura e l’enologia debbano regredire verso una maggiore naturalità”. In questa sua frase è condensata tutta la filosofia di produzione di Bruno De Conciliis, che poi è il “leit-motif” della vitivinicoltura francese. Dai trattamenti in vigna all’utilizzo di lieviti autoctoni, dalle lavorazioni dei terreni alle potature, dall’utilizzo di pratiche enologiche quanto meno invasive possibile all’ “essere parte integrante di un territorio all’avanguardia”. Tutto questo va sotto il nome di rispetto ed esaltazione del terroire, che l’illuminato produttore in questione sta perseguendo con tutte le sue forze. E’ l’unica via possibile per rendere la vitivinicoltura Italiana in generale, e campana in particolare, più competitiva rispetto ad altri distretti che magari questo già lo fanno da tempo.

  • Beniamino D'Agostino

    (4 luglio 2010 - 12:48)

    Ho conosciuto Bruno tanti anni fa in puglia, forse aveva appena iniziato, mi chiese tanti consigli ed ascoltò con attenzione, poi ha spiccato il volo, si vedeva sin da allora che aveva una bella personalità, non sono stato sempre daccordo con le interpretazioni di alcuni suoi vini ma nella stragrande maggioranza dei casi li apprezzo e li consumo quando posso e questo penso che detto da un produttore sia il milglior complimento per un altro produttore.

    • Lello Tornatore

      (4 luglio 2010 - 12:57)

      Ecco, Beniamino. Questo è lo spirito giusto con il quale rapportarsi con altri colleghi produttori!!!
      Sei una bellissima persona, oltre ad essere un imprenditore illuminato. Complimenti!!!

  • ENRICO MALGI

    (4 luglio 2010 - 18:37)

    Lello sono sempre azzeccati e lungimiranti i tuoi interventi, da persona sempre molto competente. Grazie di tutto. Enrico.

  • gaspare

    (4 luglio 2010 - 20:23)

    sì, ridimensioniamola questa scienza e questa tecnologia, che servono sì, ma non spiegano nulla del vino.

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