Duca Sanfelice 1991 Cirò rosso riserva doc |Voto 90/100

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Duca Sanfelice 1991

Uva: gaglioppo
Fascia di prezzo: nd
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Vista 5/5. Olfatto 27/30. Palato 25/30. Non Omologazione 33/35

Pinuccio sa la mia passione e me lo fa trovare pronto al mio tavolo, quello centrale della prima sala.
Old Calabria.
Possibile per un vino essere immortale? Quando sei nato Gaglioppo sì.


Erano i primi anni ’90, si girava per il Sud e l’appuntamento confindustriale organizzato da Luigi Siciliani a Crotone era immancabile.
Fu allora che conobbi la Jonica, la spiaggia africana scelta dal sole per tuffarsi nel mare eterno e infinito.

Da allora ‘sto sfaccimma di vino mi accompagna.
Mi piacerebbe sapere che ci sono ancora bottiglie in attesa a Castrovillari.
Sembra di entrare in un salotto borghese dell’800 meridionale, agiatezza ma non lusso, funzionalità ma non esibizione, laboriosità e non apatia.
Come quello, bellissimo, della famiglia Rossi a Canosa.
Ecco, qui vorrei bere il prossimo 1991 Duca Sanfelice.
Padrone del tempo, la morte è solo un incidente della vita.

Scheda del 25 settembre 201o. Per capire la grandezza di un’uva bisogna saperla misurare con il tempo. Il Gaglioppo non lo teme, lo adora. Parte a bassa quota, sembra stia cadendo dopo un po’, poi raggiunta l’altitudine di crociera, la mantiene per decenni senza perdere un metro. Graficamente, non è una curva con un nadir, ma una lunga linea retta. Capace di emozioni indescrivibili. Lo abbiamo già visto in occasione della verticale organizzata come Slow Food a Napoli lo scorso maggio. E le recenti schede del Duca Sanfelice 1993 e Duca Sanfelice 1990 lo confermano.
Grandi ristoratori ti danno la possibilità di fare verifiche inaspettate sul campo. “Gli storici di Librandi li ho io, manco Nicodemo ne tiene più” dice scherzando ma non troppo Pinuccio Alia.
In effetti è così: c’è tutta la verticale di Gravello e vecchie annate di Duca Sanfelice, all’epoca secondo vino della storica azienda di Cirò. Così quando chiedi di avere il più vecchio possibile, ti arriva il quasi ventenne 1991, annata considerata difficile nel resto d’Italia, ma, si sa, la Calabria vuole fare a modo suo anche nel vino:-)
L’aspetto più impressionante di questa fantastica bevuta è l’integrità del vino. Il maestro di sala lascia prudentemente il fondo, ma noi ce lo scoliamo dopo averlo versato e non troviamo un solo residuo che è uno.
Il colore è mattone con un riflesso aranciato, penetrabile come deve essere il Gaglioppo: quello che gli zotici trovano come difetto, ossia la carenza di colorazione, per me è invece indice di grande eleganza.
Il naso è dominato dalla frutta sotto spirito, leggere note di cuoio, spezie dolci, un po’ di tabacco. Piacevole, profondo e cangiante, rinnova il piacere olfattivo per tutta la serata.

 

Duca Sanfelice 1991

Una bottiglia che non abbiamo neanche dovuto aspettare più di cinque minuti per iniziare a berla, nessuna traccia di note ossidative. Niente.
In bocca, c’è bisogno che ve lo dico, fresco e pimpante, senza nessuna voglia di ritrarsi, ancora con una bella polpa sostenuta dall’acidità, intatta. Rimanda ovviamente al 1991 Ripe del Falco di Ippolito ma con un tocco di eleganza, finezza, sottilezza in più. La bottiglia si beve tutta, è in forma con la splendida cucina di Gaetano Alia, uno dei grandi della ristorazione del Sud.
Sarà stato il calore dell’accoglienza e della sala, piena di stranieri, forse le polemiche, ma questa bottiglia è la prova più efficace di quanto sarebbe prezioso lavorare bene e difendere la propria tradizione: davvero non ce ne sarebbe per nessuno. Soprattutto in questo periodo in cui la Borgogna oscura Bordeaux, vini di questo tono dimostrano come sia possibile raggiungere punte di eccellenza difficilmente superabili.

Sede a Cirò Marina, Contrada San Gennaro. Tel. 0962.31518, fax 0962.370542. Sito: www.librandi.it. Enologo: Donato Lanati. Ettari: 230 di proprietà. Bottiglie prodotte: 2.100.000. Vitigni: mantonico, greco, chardonnay, sauvignon, gaglioppo, magliocco, cabernet sauvignon

4 commenti

  • Franco Ziliani

    (25 settembre 2010 - 12:39)

    “fetusi”, fate ‘ste cose e non mi dite niente? Sciagurati…
    Certo che se in quel Duca ci fosse stato un po’ di Cabernet, come vuole ora il disciplinare del Cirò, sarebbe stato ancora meglio, no?

  • Paolo De Cristofaro

    (25 settembre 2010 - 13:26)

    Grandissimo vino, anzi di più: emozionante fino all’ultimo goccio.
    Col Gravello pari annata forma una coppia che a mio avviso merita di staretranquillamente tra i top 5 dei ’91 prodotti in Italia.

    • Luciano Pignataro

      (25 settembre 2010 - 15:17)

      Vero, un plastico esempio di come non serva cabernet per fare un grande Gaglioppo. E che dunque chi vuole usarlo può farlo, proprio come il Gravello, senza stravolgere il disciplinare storico.

  • Gregorio

    (25 settembre 2010 - 14:34)

    Io non sono un assaggiatore, ma piuttosto un bevitore, quando capita.
    Non capita spesso, perchè ci vuole il posto, ci vuole il cuoco, ci vuole la compagnia, e a sto punto ci vuole anche il vino. Questo Ciro si fa bere come un barolo! Bere, ho detto bere, assaggiare è un’altra cosa, non sono competente.

    Spero si preservi cosi come è.

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