Garantito Igp | La strana storia della muffa plebea

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Androctonus Crassicauda

di Roberto Giuliani

Mi spieghi perché cerchiamo un fungo mortale in una cantina?“, “Perché alcuni viticoltori utilizzano funghi geneticamente modificati, e la Coppertina Vineyards è tra le più grandi produttrici di vino botritizzato“. Questo è un breve estratto del dialogo che avviene fra il dott. Jacob Hood (Rufus Sewell) e l’agente dell’FBI Rachel Young (Marley Shelton) nell’episodio della serie televisiva Eleventh Hour intitolato “Veleno a colazione” (il titolo originale è semplicemente “Agro”, ma si sa, noi italiani abbiamo bisogno di “frasi ad effetto” per interessarci alle cose…).
Una puntata tutta incentrata sulla famosa botrytis cinerea, più comunemente detta “muffa nobile“. E Hood ci racconta anche da dove nasce questo appellativo: “Secoli fa, nella Francia del Medio Evo, viveva un nobiluomo che amava controllare ogni aspetto della produzione del vino delle sue terre. Un’estate conobbe una donna di cui si innamorò, nacque una passione folgorante, tanto che un giorno portò la sua amata nella sua camera da letto dove rimasero per parecchio tempo. I contadini che dovevano occuparsi della vendemmia, in preda alla disperazione, raccolsero i grappoli ormai ammuffiti dalle vigne e provarono a fare il vino con quell’uva. Il vino fu delizioso, così nominarono quel fungo “muffa nobile” grazie a quel nobiluomo, il cui grande amore aveva involontariamente creato una tale ambrosia“. Favola molto simpatica anche se, temo, tutt’altro che vera, ma questo non è rilevante ai fini del mio scritto.

Rufus Sewell

Quello che, invece, mi ha fortemente incuriosito è come la trama sia stata concepita e improntata sui nefasti effetti di un fungo che, normalmente, non farebbe alcun danno all’uomo, ma una volta geneticamente modificato provoca paralisi e morte a causa dell’unione con il potente veleno di uno scorpione (frutto dell’incrocio fra l’Androctonus Crassicauda e il Leiurus Quinquestriatus, una specie di incrocio terzi o di muller thurgau per restare in tema viticolo…) che, si racconta, è in grado di sterminare tutti gli insetti che solitamente si sollazzano con la vite. In pratica la botrytis così modificata avrebbe assunto il doppio ruolo di agire come di consueto sull’acino ma anche da potente insetticida.
Ovviamente non è attraverso il vino che avvengono le morti, ma il fungo viaggia, finisce nella catena alimentare di frutta e verdura, ed è per questo che arriva a colpire intere famiglie ignare: “Qualsiasi organismo che si riproduce spargendosi per la più ampia area possibile, sarebbe da stupidi pensare che solo perché l’hai messo in un raccolto è lì che rimarrà…”. Ma perché la Coppertina abbia deciso di investire la bellezza di 10 milioni di dollari rivolgendosi alla “Aeonium Agritech” è presto detto: una bottiglia del suo vino botritizzato costa nientemeno che 15.000 dollari. Molto meglio produrre in vigna uva attaccata da una botrytis progettata in laboratorio senza correre il rischio di gravose perdite di raccolto.


Ora, tenendo conto del fatto che questo caso è frutto di pura fantasia dell’autore (almeno mi auguro) e, fra l’altro, i concetti scientifici che espone per argomentare lo strano “innesto” sono quantomeno di basso profilo, resta il fatto che l’episodio mette in risalto con notevole allarmismo i rischi che si possono correre con la manipolazione genetica, quando questa finisce nelle mani di chi può trarne enormi vantaggi economici. Non solo, ma viene sottolineato il fatto che, una volta iniziato il processo di modifica del DNA di un organismo, nel tempo possono verificarsi ulteriori modificazioni non volute e quindi incontrollabili.

Come spesso fanno gli americani, anche quando armati di buone intenzioni, si mette molta carne al fuoco e una certa ingenuità, ma dall’episodio si possono trarre a mio avviso alcuni spunti di riflessione, come dal breve ma intenso confronto che avviene fra Hood e Cooper, direttore dell’Aeonium: “Deve sapere, dottor Hood, che chiunque si occupi di biotecnologie applicate ai funghi usa la Botrytis come organismo di base. E’ molto comune, non è tossica, è relativamente semplice da manipolare…Qualsiasi azienda concorrente potrebbe aver creato quello che state cercando“.
Signor Cooper, so che voi e le aziende concorrenti tendete ad andarci pesanti, un po’ troppo in fretta. Non vi attenete davvero alle norme di sicurezza scientifiche, quindi…nell’ultimo decennio, avete introdotto sul mercato prodotti geneticamente modificati senza che fossero stati neanche lontanamente sottoposti ai rigorosi test su lungo periodo, necessari per garantire la sicurezza del consumatore, e ora molte vite sono a rischio“.
Quindi lei pensa che ci stiamo muovendo troppo in fretta? Vuole parlare di vite in pericolo? Vede, i nostri prodotti incrementano la rendita dei terreni, così che gli agricoltori possano produrre più cibo per nutrire più persone. Perché non lo chiede ai milioni di persone sul punto di morire di fame in Bangladesh, Niger, Egitto…perché non lo chiede a loro se ci stiamo muovendo troppo in fretta? Vede, lei vorrebbe che l’umanità mantenesse il cibo al naturale, e questo e’ davvero poetico, ma gli esseri umani non possono nutrirsi di poesia. Senza le alterazioni genetiche, la maggior parte della popolazione del terzo mondo morirebbe di fame in pochi mesi, e il resto di noi…farebbe presto la stessa fine“.
E Hood per tutta risposta incalza “Il suo altruismo è un esempio per tutti noi. Si applica anche ai prezzi che fate alle nazioni che muoiono di fame, o l’Aeonium offre un qualche tipo di sconto “per i paesi affamati del terzo mondo”?“.

Successivamente la Young, rivolgendosi a Hood, rincara la dose: “Jason Cooper rappresenta tutto ciò che c’è di sbagliato nell’agricoltura globalizzata. Avidità mascherata dietro una sottile vena di nobile idealismo“.
Peccato però che l’autore dell’episodio della nota serie televisiva, evidentemente consapevole del terreno minato in cui si stava cacciando, alla fine abbia optato per una soluzione che scagiona del tutto la Coppertina Vineyards. Infatti, da un ulteriore confronto con Cooper, emerge che quel pesticida era stato sottoposto a rigorosi controlli, che in un solo caso aveva generato un’anomalia, sufficiente a far decidere all’Aeonium di eliminare totalmente il prodotto, destinando i contenitori ad una ditta specializzata nello smaltimento dei rifiuti tossici.
E qui viene il bello, i fusti erano 14 ma in ditta ne sono stati trovati solo 10. Cosa è successo agli altri 4? Li ha rubati uno degli operai della ditta, ignaro del pericolo, e li ha utilizzati nel campo agricolo di suo padre, convinto di dargli una mano a ottenere molto più raccolto. La colpa, quindi, di quelle misteriose morti è finita su un piccolo coltivatore, che avrebbe avuto come sua unica sfortuna quella di essere l’ultimo rimasto in una zona ormai totalmente passata in mano alle due multinazionali Monsanto e Dole.
La Coppertina è salva, potete comprare senza preoccupazioni il suo vino botritizzato ogm, magari accendendo un mutuo…

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